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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
1 giugno 2010
L'elezione regionale notturna

 Non sapendo che sognare, la notte scorsa, ho sognato le elezioni regionali;  dicono che fa venire la leishmaniosi, ma io non ci credo. Però non mi ha fatto bene lo stesso: mi son svegliato che non sapevo dove mi trovavo: "siamo nella prima o nella seconda repubblica?..." - "siamo a casa, cretino, e sono le cinque della mattina. Piantala di leggere 'Il Fatto'".
Discutere con una donna alle cinque del mattino può provocare altro che la leishmaniosi, così mi sono alzato cautamente e sono andato al barr per un caffè.
 Al barr, alle cinque del mattino, c'è un sacco di gente; ma certo tra i magüt non immaginavo di trovare un mio ex cliente: è un industriale costui, e ha fatto più soldi che peccati perciò si è ritirato a vita privata, cioè all'amministrazione delle sue numerose partecipazioni azionarie nelle industrie della Provincia. Guadagna più di prima, insomma.
Ogni tanto lo incontro al barr, perché sembra che la democrazia sia quando i morti di fame come me prendono il caffè insieme ai ricchi sfondati come lui, per giunta nello stesso barr. Non c'è ancora l'ingresso per gli straccioni e quello per gli abbienti, c'è una porta sola e ci calcagnano tutti; bisogna riconoscere che è bello vivere in un mondo così.
Questo prestigioso signore è simpatico e scherzone; vedendo che io leggo Il Fatto e Repubblica, mi sfotte:
"Cosa legge in quei giornali lì... compri i giornali dei vescovi!"
Reprimendo la domanda che prima mi sale all'anima: "ma i soldi, te, li hai fatti leggendo i giornali dei vescovi o portando i tuoi bimbi in pasto ai vescovi e i soldini allo IOR?" - reprimendola dunque, sorrido e dico:
"Non ho la forza, io, di conoscere la Verità, mi accontento di sapere i fatti" e intanto penso se la capisce.
Non la capisce; mentre tenta l'anagramma io mi accontento infantilmente di avergli confuso le idee e mi rimetto a leggere. Oggi però, ho come l'impressione che il mio ex clientone si sia svegliato per il mio stesso motivo; mi guarda nelle occhiaie e mi fa:
"Internet, ma la volete capire o no che avete perso le elezioni? Cosa continua a dire, il suo Bersani, che è contento... avete perso, basta!"
Reprimendo la risposta che prima mi si gonfia in cuore: "Bersani - porca la tua fedina penale in caso d'accertamento - Bersani non è il 'mio' Bersani più di quanto non sia mio il tuo conto svizzero, caro evasore bastardo; anzi: ringrazialo piuttosto, perché se non era per il 'mio' Bersani, il tuo berlusconi e i tuoi vescovi adesso stavano all'Asinara e tu... chissà" - ma reprimendo anche questa, sorrido come un putto e dico: "Mah... Bersani non lo sento da un po', colpa del trasloco" e mentre penso se l'ha capita, mi rituffo nel giornale. A questo punto, lui dice una cosa che mi fa passare la voglia di leggere, di bere il caffè, di guardare le donne, di suonare il giàzz; dice, fa:
"Internet, è inutile... siamo italiani" e allarga le braccia.
Io lo guardo: resto incantato a guardarlo come fossi la pastorella di Lourdes di fronte al prodigio; di fronte a me c'è il prodigio di uno che dalla vita ha avuto tutto, che la vita l'ha vinta sempre, che ha vinto pure quella minchia di elezioni regionali, ma non è felice. Non è fiero, soddisfatto, glorioso: guarda in terra, allarga le braccia, sorride mesto e dice: "e inutile, siamo italiani" lui che è fascista perché parrocchiano, leghista perché bergamasco, potente perché industriale: uno che decide per tutti con una manata sul tavolo sente che tutta la sua fortuna e le sue certezze son frutto di un difetto d'origine, una specie di malattia genetica.
Io lo guardo e c'ho in mano il mio giornale di merda e mi chiedo ma insomma, ma insomma che ti leggo a fare, che ti scrivono a fare, che mi faccio a fare tutta questa ricerca di informazione come caricassi le armi, a quest'ora del mattino, se in un attimo mi tocca capire che di qui non se ne esce perché anche il nostro nemico non sa che farci e si è già arreso; ma non a noi: alle sue convinzioni.
Quel balengo di Nietzsche: non è dio che è morto, è il nemico che è morto. E contro chi cazzo combattiamo adesso, eh?

Ragazzi, che brutta mattina.

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