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satira, un punto di vista un po' storto
politica interna
6 novembre 2013
(ci ricasco): - Administra

Spettabile Ministra

E' sempre buona cosa vedere qualcuno uscir dalle grane; mi unisco dunque alla felicitazione che il Parlamento le ha tributato addirittura con una standing ovation (ovazione all'impiedi) cui ha dato le mosse - e son soddisfazioni - il preclaro Formigoni. 
Noi non ci conosciamo, Signora Ministra, ma per conoscersi basta presentarsi, e questo anonimato di gioco, che utilizzo qui per giocare, potrebbe immediatamente venire abbandonato nel caso Ella volesse gentilmente invitarmi per un caffè al suo dicastero.

Perché le scrivo? Perché non ho il suo telefono, ed ho preso una multa. 
E' vero, andavo troppo veloce, ma la strada era diritta e larga, sgombra di traffico, la visibilità era eccellente ed ero stato appena superato da alcuni mezzi semoventi, tra cui un'auto dei Vigili Urbani (o - come si dice ora per accontentare i Leghisti: "Polizia Locale") di altro Comune. Purtroppo c'era il congegno elettronico misuratore di velocità (perdoni, ma al momento non ricordo la denominazione inglese) appostato in mezzo alle fratte sul bordo via.
E mi hanno beccato. Sessantasei-sessantasette Euro, che - come dice il Signor Capatonda e certo anche Lei comprenderà - sossòldi.
Io faccio molto affidamento su di Lei, Signora Ministra; Lei, per sua (non esagero con le maiuscole, mi consenta) stessa conferma, s'interessa giorno per giorno degli italiani che hanno incontro con la giustizia e ne patiscono la ferrea liturgia la quale dispone e pretende l'esecuzione della pena. Come nel Medioevo, aggiungo io, stimandomi in accordo con Lei. Ho molto apprezzato la frase: "non è giusto, c'è modo e modo" che Lei ha rivolto a dei suoi conoscenti in un caso che definire analogo mi pare improprio, e me ne rallegro, perché trovo che questa differenza giochi a mio vantaggio.

Infatti, se "non è giusto" che la Giustizia si occupi di incarcerare truffatori incalliti, è di tutta evidenza sia ancora meno giusto che faccia pagare una multa a me che sono incensurato, contribuente, lavoratore, elettore, democratico, e pure bello.
Ne converrà con me, allora, che il suo interessamento nella questione, viene di conseguenza; in effetti io mi permetto di sollecitarla solo per il fatto che dubito Lei sappia della mia multa e fors'anche della mia esistenza, ma le assicuro, Signora Ministra - ed ho dei testimoni - che entrambe le questioni sono certe.

Sono quindi a salutarla attendendo la sua cortese e doverosa convocazione, volta a discutere nei dettagli la risoluzione del mio caso. 
Giusto per precisare, la informo che al suo invito potrei non rispondere solo io: alcuni altri cittadini, alcuni milioni, che - come il sottoscritto - hanno subito l'ingiustizia della Giustizia (mi consenta l'ossimoro scampanante) infatti, hanno giustamente il mio stesso diritto di veder riconosciuta la propria discolpa dalla colpa (mi rincresce per la sintassi, ma è l'argomento che è strano). In ogni caso, credo non ci siano problemi: basta aggiungere la giusta quantità di sedie e di caffè.

Se invece Ella preferisse trattare il caso telefonicamente, abbia la compiacenza di fornire il suo recapito, oppure mi scriva: sarò lietissimo di comunicarle ogni mio dato personale così da metterla nella miglior condizione per contattarmi. Come avrà capito, l'importante, per me come per gli altri, conoscenti e sconosciuti, è sfangarla.

Con osservanza.

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