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satira, un punto di vista un po' storto
26 maggio 2014
Regolare le deroghe


 

Ho avuto un interessante scambio con i miei compagni di merende blogghistiche Marcoz e Giovanni sul sito di quest’ultimo. Parlando di scelte elettorali e di comunismo, siam finiti a sfiorare il difficile argomento del rispetto delle regole. 

Si può derogare alle regole? Forte di una logica robespierrica io sostenevo di no, perché altrimenti si avrebbe aperto spazio ad ogni deroga possibile in quanto non si può, per mantenere senso ai termini, “regolare le deroghe”.

È però evidente che le regole non si riescono a rendere tanto esaustive da poter essere applicate, in ogni caso, così come enunciate; vi possono essere infatti casi particolari che necessitano di una interpretazione parziale della regola ed è perciò opportuno prevederne delle varianti. Facciamo un esempio:

Regola 1: “Non si tocca il sedere alle signore in tram.

alla Regola 1 sono ammesse le seguenti deroghe: 

       -comma 1: “A meno che non sia la signora stessa a richiederlo, imbracciando uno strumento atto a offendere, scandendo la richiesta ad altissima voce e minacciando di morte gli astanti qualora l’operazione non fosse eseguita.

- comma 2: “Nel caso in cui il sedere della signora rappresenti l’unico appiglio possibile in grado di evitare, all’attore del gesto, di cadere con la faccia su un secchio colmo di nitroglicerina”

- comma 3: “In sogno”.

Ecco che si vede come in almeno due dei tre casi previsti dai commi, una interpretazione letterale della regola sarebbe stata di grave nocumento per gli attori della scena. Dunque talvolta serve derogare la regola.

Ma allora io mi sbagliavo.

Derogo a mia volta la mia regola per dire che non mi sbagliavo nel caso in cui le deroghe siano intese come arbitrarie, ovvero:

Regola ìnternet: “Non si derogano le regole”

Alla Regola ìnternet è ammessa le seguente deroga:

      - Comma 1: “A meno che le deroghe non siano comprese in un comma, messo lì appunto per prevedere i casi di deroga ammissibile”

        - Comma 1 bis: “La deroga ammessa e prevista in un comma non si intende come ‘deroga’, ovvero eccezione, ma come integrazione alla regola, cioè come estensione alla stessa, dunque sempre come ‘regola’”.

Però i commi possono essere molti e diversi. Qualche esempio:

     - Comma 2: “E’ prevista deroga nel caso la deroga sia richiesta con particolare insistenza da Pascquale ‘o Animalo, Ninì Scannaguaglioni o Ciccio Lupara”

     - Comma 3: “Si deroga in tutte le circostanze ove alla deroga della regola sia corrisposto un ammontare finanziario ad otto zeri depositato alle Isole Cayman

    - Comma 4: “E’ vivamente caldeggiata deroga quando essa venga soavemente esatta, con opportune manovre, da signorina diciottenne presente su molte copertine di rotocalchi naturistici.

E così via.

E il comunismo, che c’entra?

C’entra. Perché esso viene percepito come strumento (strumento di regolazione sociale) di cui si sia fatta esperienza fallimentare, cioè è considerato strumento noto per averlo comprovato.

Quando? Dove?

La risposta pare semplice: in Unione Sovietica e Paesi satelliti europei ed asiatici, per quasi tutto il novecento.

Era quello, il comunismo?

Sembra sciocca domanda: certo che lo era; diceva proprio di chiamarsi così.

Dunque, se io conosco uno che si chiama Gino, ed uno che si chiama Alfredo, ma chiamo Alfredo quello che si chiama Gino, vuol dire che Gino è Alfredo?

La risposta non è così scontata, pensando al blocco comunista del novecento ed alla teoria generale del comunismo come ideata da Marx ed Engels. Provate anche voi.

Dunque il rispetto delle regole, in questo caso, dovrebbe prevedere l’analisi del fatto che nell’applicazione pratica del comunismo, se ne abbiano rispettate le regole previste dai suoi ideatori. Lo si è fatto? Pare proprio di no. E allora, si è provato o no, questo cavolo di comunismo? E se no, come appare consequenziale, perché ci sembra di sì ed ognuno è pronto a giurare di averne contezza come di cosa arcinota e perciò facilissimamente giudicabile?

Una possibile risposta un po’ teatrale:

- Oratore: - Compagni! Spezziamo le catene che rendono milioni di uomini asserviti a pochi sfruttatori senza scrupoli! Basta con la reverenza porta in modo automatico ed acritico a chiunque si presenti gallonato di sola presunzione! Siamo tutti uomini, siamo tutti uguali, ognuno di noi deve sottoporre alla propria critica le azioni degli altri e deve essere sottoposto alla critica altrui! Abbiamo tutti eguali diritti, dobbiamo avere tutti la stessa possibilità e capacità di giudizio! Studiamo, pensiamo ed esprimiamoci da pari a pari!

- Pubblico: - Sìììì! Bravoo! Ha ragione! Come parla bene! Facciamo come dice lui!

- Oratore: - …Sì, ma, dicevo, compagni: ognuno pensi con la propria testa, non vogliamo più duci da seguire, non siamo buoi aggiogati, siamo cittadini!

- Pubblico (acclamando): - …Cittadini! È vero! Mica buoi, ognuno pensa con la sua testa, niente duci perché siamo cittadini, mica buoi! E poi com’era… ah sì: “aggiogati”! Bravooo!…

- Oratore: - …eee… però… sì, insomma: non è che il primo che si mette qua a dire due parole tutti poi gli dicono che ha ragione, facciamo un coso, un dibattito, facciamo autocritica, voglio dire, ognuno è criticabile e…

- Pubblico (in visibilio): - Sìììì!… Ecco! Proprio! “ognuno è criticabile”, bravo! Sei un genio! Finalmente sei nato! Conducici alla vittoria! Verrà l’alba finalmente! (le donne si spogliano offrendosi all’oratore, gli uomini gli si pongono a fianco in schiere guerresche)

- Oratore: - Compagni, compagni… signora, per favore, sto parlando… ma insomma, discutiamone… io esprimo solo quello che… ma signora, la prego, abbia pazienza… vorrei anche sentire qualcuno di voi… io ho solo…

- Pubblico: - Giusto! Vero! La signora deve aver pazienza e lui vuole sentire qualcuno di noi! Ha ragione! Lui ha solo! Lui esprime solo quello che! Nessuno potrebbe dirlo meglio! Sei un grandee! Sei la nostra guida!

- Oratore (estenuato): - Compagni… siete una manica di imbecilli; andate a cagare, vah, io me ne vado sennò mi suicido.

Pubblico: - "Siamo una manica di imbecilli e dobbiamo andare a cagare"! Una frase geniale, l'ha detta lui! Scriviamola sugli striscioni! Lui è un maestro! Ci darà la luce! Seguiamolo! Aspettaci o maestro, se ti suicidi lo facciamo anche noi! (l'oratore fugge con altissime grida d'angoscia, tutti lo seguono acclamando).


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