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satira, un punto di vista un po' storto
politica interna
30 ottobre 2014
Voglio più bene a...

La ministrina boschi è del piddì e, richiesta di chi preferisse tra le figure di Berlinguer e Fanfani ha avuto un momento di imbarazzo, perché i ragazzi voglion bene a tutto il mondo comprese le zanzare, ma poi ha profferito la logica risposta: “beh, Fanfani, perché era di Arezzo come me”.
Con quella bocca può dire... 
Ora, io che son pronipote della madrina di battesimo del Fanfani e considero ciò uno di quegli accidenti che fan complicata la storia delle famiglie, non ho mai inteso essere il luogo di nascita motivo di preferenza politica, almeno dopo Copernico, Giordano Bruno, Galileo e – con un poco di ritardo – Einstein. Che c’entrano queste figure, tra le quali non c’è manco un politico? C’entrano, direi, con lo sviluppo del pensiero logico; avrei potuto aggiungere qualche filosofo, ma i filosofi complicano le cose e la boschi non ha certo bisogno di complicazioni.
Ella vien considerata una donna la cui bellezza fisiognomica è tale da poter offuscare la percezione altrui della sua acuzie, ma ecco, io detesto dir male delle donne: non voglio proprio farlo, e so già che poi dovrò punirmi vergognosamente: lo farò.
Una “donna bella” è Claudia Gerini, per esempio, sexy come un sogno adolescente, e poi brillante, vivace, spiritosa; la ministrina glauca ha per converso la verve e la sensualità della moglie di Al Bano, risulta - come si dice a Roma - "caruccia", ma sorride a tutta birra ed è splendida nell’imitazione di quella del primo banco che vuol dare buona impressione di sé a colpi di crocefisso rabbuiandosi poi d'un colpo, manco fosse tedesca, quando cerca d'intimorire ministrosamente l'interlocutore. Rappresenta (lautamente pagata per questo) il sogno d’una nonna piccolo-borghese, mentre la mia, di nonna, avrebbe espresso su di lei una sibilante frustata toscana a ghigno spianato, ma purtroppo non c’è più, la nonnaccia, e pure Benigni non si sente tanto bene. Il sogno ci viene imposto; bisogna sognare a comando ed è qui che la società mostra d'aver tanto bisogno di Freud, il quale se n’è morto pure lui, col che appare chiaro di come appena uno muore, di lui ci si ricordi solo il nome e l’indirizzo.

Ma Fanfani; era un po' che non se ne sentiva parlare. Un crudele rimatore degli anni fanfànici scrisse:

“’mmàzzalo quant’è brutto ‘sto Fanfani:
basso, storto, ‘na ghigna avvelenata
c’ha ‘n riso fàrzo ch’è ‘na schioppettata;
Dio l’ha segnato ‘o ‘r marchio de li nàni”

Eh, l’ultima frase è davvero disgustosa, ma d’altronde si stava parlando di politica, mica di occhi azzurri, no?

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