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satira, un punto di vista un po' storto
moda
18 settembre 2013
Essere orgoglioni

 

Ma che bravi bisogna essere per rigirare dritta una barca reclinata su un basso fondale?

Dice: “ma quella barca, intanto è una nave; poi pesa un miliardo di tonnellate, poi è piena di merda tossicissima e se si rompe scoppia un casino folle, poi non è mai stato fatto prima e se lo fanno adesso qua c’è lo spirito del pioniere e di queste cose si vive; come diceva Sìsifo, anche fare una fatica della madonna con poco risultato, basta a riempire il cuore di un uomo”. ‘Sto Sìsifo, però, che tipo.

Ecco che Sìsifo arriva al telegiornale e fa: “questo successo è un orgoglio tutt’italiano”.

“Tutto?”

“Tutto”. Il Sisifo del telegiornale sembrava Banderas coi biscotti.

E aveva ragione altroché: cinquecento maestranze di venti Paesi soli, al comando di un sudafricano, spingi di qui tira di là, hanno rigirato su la barca scuffiata. Una roba di pesi messi dove bisogna mettere i pesi e di gonfiaggio galleggianti quando serviva di far galleggiare. Cose che si imparano, se non mi sbaglio, da piccoli.

Lo so, lo so che sembro dar prova di leggerezza sciocca ed un po’ ignorante, ma opìno, avanzo un piccolo dubbio, obbietto: non sarà mica che tutta questa fantastica rigirata sia come la montagna russa del Luna Park, apparentemente fantastica (e dunque super-emozionante) epperò calcolata in ogni centimetro, tanto che tutto sia sotto il massimo controllo e fuori d’ogni rischio? Ci emozioneremmo se conoscessimo il trucco del prestigiatore? Certamente no: il trucco deve rimanere un segreto e tutto deve parer vera magìa, altrimenti lo spettacolo perde ogni attrattiva.

Ed ogni orgoglio.

Anni fa, ci fu una manifestazioncella nella quale, spendendo qualche soldo pubblico, fu organizzata una “gara” di corsa tra una Ferrari da Formula Uno e quell’aereoplano coi baffi (l’italianissimo "Eurofighter Typhoon") che passava per la nostra più alta e avanzata conquista tecnologica dei cieli di guerra. Come si può svolgere una gara tra un’automobile ed un aereoplano? Uno vola e l’altra corre, come fanno a gareggiare?

Agli albori dell’aviazione queste imprese le facevano, e si può capire perché: spinti entrambi da motori a pistoni di potenza paragonabile, i due mezzi pionieristici ancora sotto diffida sociale comprovavano le rispettive idoneità, confrontandosi. L’aereo di legno e tela, spetazzante fumo ed olio, volava raso accanto al bidone con le ruotone che sussultava sullo sterrato ed i coraggiosi rispettivi conducenti si somigliavano pure: entrambi racchiusi in cappottoni col bavero, incappellati di cuffia di cuoio e con gli occhialoni come maschere da sub. L’aereo, di poco più giovane dell’auto, sperava di apparire più veloce per guadagnarsi, con questa incongrua ma efficace dimostrazione, l’ammirazione del popolo, e con essa le sovvenzioni economiche per lo sviluppo e la vita.

Questo cent’anni fa. Ma adesso? Un jet bisonico ed ipercomputerizzato si misura con un’auto che – linea a parte – è spinta da un motore concettualmente simile a quello del bidone precedente; a che scopo?

A che scopo: ma per l’orgoglio, no?

Quella “gara” infatti andò così: la Ferrari e l’aereo baffuto stavano fianco a fianco sulla pista. Pronti, via, la macchinina sbriscia le ruote sull’asfalto e l’uccellone sfiamma dal culo. Chi vincerà?

- Ma chi vincerà cosa? Quello se ne vola via sopra le nuvole a duemila chilometri all’ora, no? Che fai, gli corri dietro?

- Sì, ma prima di volare, eh, deve rullare, e magari rullo più veloce io.

- E capirai che minchiata; il rullaggio non è nulla, per un aereo; è la tenuta in volo che conta. Eppoi, anche nel rullaggio, la macchina fa presa sull'asfalto con le ruote mentre l'aereo è spinto dal getto dei gas; questo vuol dire che lo stato della superficie sulla quale scorrono i due mezzi è fondamentale solo per l'automobile; Il paragone così non si può fare, non lo capisci?

- Sei tu che non capisci: ce ne fotte assai del paragone; per noi è importante l’orgoglione, cioè l’orgoglio di colui che non si chiede nulla d’ingegneristico e che si sente gonfiare il cuore non quando Gino Strada apre un altro ospedale su un campo di battaglia, ma quando Berebebè fa gol.

-  Alla Juve?

- Sì.

- Allora capisco.

Vinse l’aereo, per la cronaca, bella forza. I Ferraristi dissero che però la pista era bagnata; i piloti dissero e allora andate a bombardare l’Irak in Ferrari; i giornalisti dissero ma che figata, perché altro, in questi casi, non sanno dire; e il politici, che dissero? Arrivò un Sisifuzzo in effetti, serio e accigliato come dovesse rimproverar qualcuno, e disse: “questo è il giorno dell’orgoglio italiano” – o qualcosa del genere. Ci prendeva comunque, secondo lui, perché, chiunque avesse vinto, erano italiani e la macchina e l’aereo. Sisifuzzo sentenziò a mento in su e se ne andò. A nascondersi? Chissà.

Quei giorni dicevan tutti che dovevamo essere orgoglioni, perché una macchina sbracata in terra aveva fatto un par di cento metri su una pista d’aviazione, insieme ad un caccia intercettore che ci passavano come ultimo grido dello spazio (per la verità aveva la medesima linea del Saab Viggen, un caccia-bombardiere svedese degli anni ’60, ma si sa che l’orgoglione non s'informa) e che se n’è subito volato fuor dalle palle mentre la macchinetta appena partita, perso il contendente, frenava felice. Roba che se a quel jet correvo dietro io a piedi, arrivavo certo dopo, ma arrivavo lo stesso. Capirai che prova tecnica.

E insomma dunque: macchine, aerei e, naturalmente, navi. Oggi siamo orgoglioni? Orgogliosi? Non l’ho capito. Ma, ricordando quel successo ancora italiano del naufragio (un naufragio fatto proprio con tutti i crismi: cozzo, incasinamento, abbandono della nave da parte del Capitano, si salvi chi può, morte e distruzione, figura di merda e quindi affannosa ricerca di un eroe qualsiasi, scurdàmmoce ‘o passato) ricordando questo, dunque, mi viene in mente la vignetta che Altan fece in occasione degli ammanchi di capitali leghisti a cui seguirono le reattive dichiarazioni di “orgoglio” di quel Partitino. Altan figurò un bimbo che diceva al padre: “ho fatto la cacca sul tappeto” - risposta del padre, con una ramazza in mano: “e io pulisco con orgoglio!”.

Ma anche il genio di Altan può nulla contro gli osanna fuor di Pasqua, perché l’orgoglione non guarda nemmeno le vignette.

 

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