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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
22 dicembre 2009
Ora diche, une poesie.



E' comincia la Vacanza, ma però io quella stronza
sarann’anni che l'aspetto, con i fiori, qua di sotto;

le telèfono ogni giorno, dall'ufficio e quando torno,
poi l'anello col pietrisco, serenate non riesco

ma ci provo, e col trombone canto, sotto il suo balcone;
l'ho 'nvitata pure a danza:
non mi caga, la Vacanza.

Diglie tu che son perbene, ciò un lavoro che mantiene,
ciò la macchina col turbo, poi non sporco e non disturbo

c'ho i princìpi tutti in fila, son del Nord non della Sila,
non son brutto, ò un po' di panza... me mi serve, una Vacanza!

Quando cerchi quella cosa, che si vede non c'hai posa
c'hai la faccia del bisogno, te la danno solo in sogno;

che se invece ce l'hai già, tutti te la vonno da'
e t'insegue per la via coll'offerta, l'Agenzia.

Quando stavo bello a Monza, quant'ho fatto di Vacanza!
Ero giovane e spiantato, fannullone, squattrinato,

e studiavo medicina due minuti la mattina
poi con grande spaparanza mi mettevo già in Vacanza.

Era semplice. Perché più non mi riesce, a me?
Che mi manca, ora che posso? cheè 'sto fato che c'ho addosso?

Cari amici, gli anni conto: siam sul viale col tramonto,
del lavoro mai abbastanza, e col cazzo vai in Vacanza.



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