.
Annunci online

 

satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
3 dicembre 2009
Sans papier


Ho recente resevù, da un amico, qua in ufficio, un plico; era fermato su un risvolto in modo che non se ne potesse specolare il contenuto senza romperne l’involto, ma lì dentro pareva esserci null’altro che una carta ripiegata sulla quale, ponendo il tutto in controluce, si scorgevano diafani degli sgorbi simili a caratteri runici aggruppati in svolazzi, frammisti di pause puntate e conchiusi da un arabesco in calce. Dopo aver a lungo annusato e soppesato l’oggetto, reprimo l’istinto d’abbaiargli contro e, mantenendolo sorvegliato, telefono all’amico: Chemmaimandàto? – gli chiedo; una lettera – mi risponde.

La mia collega è nella scrivania di fronte; lei è atea, e troppo giovane per discorrere di antichi miti; ha corrugato le belle sopracciglia e m’ha guardato con una diffidenza nuova. Le ho sorriso rassicurante dandole poi di quella cosa ora svelata ragioni tante, e con tal passione che’ella a momenti ne piange (è ‘na donna). La bella commossa, allora, ha preso il cimelio con dita lunghe così delicate e l'ha osservato d'un sorriso tale che, a guardarla, per poco m’innamoro. Ma i sentimenti delle donne son saldi come le nuvole di fine temporale e lei improvvisa muta e si trasforma in un esercito schierato a battaglia perché ora è risentita del non esser parte in causa nel destinatario. Io l'ho rabbonita sostenendo che la causa non era causata e dunque le ragioni del suo risentimento erano causidiche. M'è parsa convinta.
Ed io? Da quanto tempo non ricevevo una lettera? Una lettera scritta con mano armata di calamo e, forse, calamaio, sul tavolo, o magari ancora sul talamo, di presta mattina? “Orsù, alla penna, alla penna!” - cridava il conte, sguinzagliati i veltri appresso il volatile – “Ecco, Maestà” - disse a voce piana il camerlengo, e porse al Delfino il finissimo papiro e un calamo bianco come il volto della marchesina – “Puttana schifa, mi sono macchiato la blusa nuova appena rubata!” - s'udì dire il Franti nel suo angolo di punizione e subito la Maestrina gli die’ la sua penna azzurra, per il che restò pudicamente nuda – “Ventinove... e trenta; ecco la sua ricevuta, arrivederci” - profferì l'Iscariota a Caifa dopo l'infame baratto.
E quante altre se ne potrebbero dire!
Non leggevo un corsivo vergato a mano, coi svolazzi, da immemore tempo; credo fosse l'autunno del sessantanove, o era l'ottantuno? C'era la guerra...
-La guerra era nel settantasei, nell'ottantuno c'erano i comunisti!
-Ma che dici! Nell'ottanta ancora andavamo cantando "siam cazzoni e sì ci piace"! I comunisti son venuti su dalla Val Dellèra che era appena morto il Passoni... sarà stato il novanta, il novantuno...
-No, il Passoni sono io; è morto il Gianci, quello cionco di una chiappa per via della bomba di Via Arenaria...
-Io?!
-Ma no tu, Grimaldi, sto parlando col De Nunzio qui, dormi tranquillo...
-Sono io il De Nunzio!
-E allora il Grimaldi dov'è?
-Ma sei tu, il Grimaldi!
-Io? Ma allora dovrei essere morto! (muore)
-(tutti): Un'altra vittima di Via Arenaria!

Eh sì: le lettere hanno un sapore così antico; ci immagino presto ospìzi, a scambiarci lettere tremolanti tra vicini di barella, le lenzuola gonfie di pannolone, memorando i bei tempi che fu
-Ma quali bei tempi? C'era berlusconi!
-Già perché adesso...
-Perché c'è ancora adesso?
-Guardalo qua (mostra il giornale)
-Ma è un giornale del 1998!
-Perché, è cambiato qualcosa?
-Mah, cambiassero il catetere, almeno...
-Io l'ho chiamato berlusconi
-Cosa, il catetere?
-No, l'uccello; spero che faccia la stessa fine
-Cosa, l'uccello?
-No, berlusconi.

Eh sì, le lettere fanno pensare a tempi lontani; magari futuri; pensate se un bel dì si smorza il petrolio: ci alziamo la mattina, belli vecchi, e non s'appiccia il gas, la luce, il beghelli; è finito il petrolio.
-Usiamo le energie alternative!
-Tu sei scemo, a me piacciono ancora le donne!
-Ma no, dicevo prendi l'idrogeno e vai sul tetto a montare il pannello eolico poi prendi il sole e lo porti giù!
-Ma che cazzo di medicine stai prendendo?
-Ma che cazzo ne so, non c'è la luce!
-Le candele! Accendiamo le candele!
-Ma pensa questo... son cinquant'anni che c'è l'accensione elettronica, twin sparks, common rail!...
-Bravo: e se manca la corrente?
-Ah già, cristo.
-Attacchiamo il frigo alla cyclette?
-Sì, però poi pedali tu che io c'ho centocinquanta
-Di pensione?
-No, di pressione; vuoi farmi morire?
-Morire, morire... beh, potremmo fare delle candele!
-E venderle!
-Ehi ragazzi, state scherzando vero? Non fate gli stronzi dài, ehi, già è buio, possiamo inciampare, non facciamo gli...

Lettere, lettere: Montanelli cian fatto due palle così che dice che scriveva con la Lettera 22, ma essa era già una lettera automatica; anche Günther Grass ce l’aveva; e chi se ne frega. E invece Rosolino Pilo, Garibaldi, Tullio Ostilio?
Omero invece sì che scriveva a mano. E come faceva, che era orbo?
Eèzziomauro?

E Scalfari?
E Scalfaro?
E Scalfare?
E Scalfaru?

Vedete, se l’avessi scritta a mano questa lettera non conterrebbe tanti refusi insensati; questo perché l’inchiostro non ha i virus che ti fanno sbagliare. Certo, in caso di calamaio scaracchiato… ma qui il discorso si fa tecnico e non ho ancora aperto la sezione: “Una risposta qualsiasi per tutto”.

Ma la farò, la farò.

 


sfoglia
novembre        gennaio
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
Feed
blog letto 1 volte