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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
24 maggio 2011
Pirlare

Qui non si offende, qui si giudica.

 

 

             

La Terra pirla. Attorno al sole, attorno a se stessa, e intorno a lei pirla la Luna mentre un gran pirlamento di corpi celesti ovunque accade e circonda così, pirlando, il centro della Galassia ch’è lontano assai, e tutte queste cose guarda. Ma pure quella massima grandezza pirla da se stessa ed in concerto di stelle sorelle, che aggregate e quasi coagulate stanno in greggi compatte dai sfilacciosi bordi, e code, e braccia lunghe quali serpi, e crini ritorti come in un’immagine di danza; una danza da dervisci pirlatori che abbandonano, come pianeti, il senso della rettitudine e van pirlando, a cosa, non si sa.

Perché, con tutto questo enorme pirlare di magnitudini, come possiamo noi piccoli pensare di non pirlar per nulla? Orsù: pirla, Uomo che ti sei appena sollevato dal fango tanto che ancor ne sei brutto; pirla e zitto, anzi: zitto, pirla.

Da che del dizionario mi edùco, tale ve lo passo, il lemma; chissà perché i latini dotavano questo suono di pernacchia d’un senso così spensierato, quasi giocondo: pirlare significa prillare, e questo si connette – chissà come – a brillare, e tutti insieme voglion dire: gira.

Giriamo dunque, lieti, no? Ogni cosa gira, Panta pirla, come forse dicevano gli antichi, e non è forse un ciclo, la vita? Non pirla dunque pure quella in giro? E la nostra giornata pure, non è forse un continuo pirlar da casa a ufficio a casa a ufficio a casa a ufficio a casa e insomma avrete capito? (Vabbè, c’è anche vacanze e cinema, ma quella è la precessione degli equinozi).

Comunque, è per questo bel motivo insieme etimologico e cosmologico che, nell’ascoltare di questo pirlar di dicasteri dalla Capitale alle periferie dell’Impero, non mi sono granché alterato d’animo. Ho preso invece appunto il dizionario e, del vocabolo che imprescindibilmente m’era fiorito alle labbra forse per via d’un istintivo localismo, ho cercato senso e consolazione. Questa è la risultanza. Poca cosa – direte – ma è del saggio sapersi accontentare – io vi osservo – sovrattutto quando non son germinate grandi mèssi e il raccolto non è perciò che di pochi miseri fasci, i quali vien sconforto di malanimo a guardarli.

Ma via dunque: seminiamo! – e cosa – diranno alcuni. Boh – vi rispondo ché, se lo sapessi, mica terrei un blog: sarei già lì a farlo; ma è del fatuo il chiacchierare a vànvera quando l’occasione richiederebbe ben altre mosse, e questo non è che un blog (che mai ho capito ben cos’è, ed è per ciò che mi piace) e se fossi fatuo anche troppo risponderei: “speranza!” per far sbattere le ciglia a una pulzella (funziona sempre), ma voi, siete pulzelle? Io ne son mica sicuro: vi vedo invece, intra me, con barbe da profeti, le donne con barbe finte.

E dove abitate? E cosa volete, dalla vita? Ne siete felici? E davvero vi piace, il vostro campanile? Sappiate dunque che dall’oggi al giorno dopo potreste trovarvi accanto (accanto a voi, e pure al campanile che vi sarà dappresso giocoforza, nel vostro piccolo Comune) potreste trovarvi accanto un ministero.

Prendete, oggi, e scendete le solite scale: ecco la piazzetta Garibaldi transennata, una fila di macchine straniere ne ingombra il perimetro già angusto, il capo dei Pizzardoni, dei Ghisa, insomma dei vigili urbani, insomma il Gino, s’è messo la feluca; mezzo paese si sganascia. Sciabolone in pugno, il Gino guarda torvo. Eccolo che arriva. Chi? – dicon tutti – Chi? Ma chi è che c’han mandato? - Si vive pure anche di sorprese.

Eccolo che arriva, e che parcheggia: un trambusto di uomini d’attorno, tutti son grossi come statue del Foro Italico e circondano un pischello, pirlandogli giro giro come api dopo il fumo all’alveare; egli pischello poco si vede, va lesto, crape ruvide lo sovrastano; egli è molto importante, da questo, si vede: dal passo, come avesse chissà che fare, e da quelle statue frenetiche intorno. Non avvicinatevi, se non volete un gomito in un occhio: egli è il Ministro, quello lì per voi. Prende possesso del Comune, lo requisisce, è suo.

Ministro – dice il dizionario, è servitore; ministro e minestra hanno ètimo congiunto; il ministro, appunto, ha da minestrare, ovvero servire in tavola. Non scherzo, lo giuro sui figli di berlusconi: controllate pure, se siete di schiatta incredula (e va bene, bene), indi giurate anche voi, d'abitudine, su quei fanciulli ignari: prima o poi, qualcuno di noi si sbaglierà ben in qualcosa.

Questo individuo lì dunque è il cameriere. Come sia che venga scortato addirittura da agenti segreti (segreti un cacchio: si vedono) non si capisce. Opposta sorte toccò al Maestro, da quando magister, ovvero erpiù, scese d’importanza fino alla scuola elementare; il ministrum, invece, da minus che era, fece carriera soverchia. Una specie di briatore.

Ma pure lui: pirla. È costretto a pirlare, con i dervisci e la Terra e la Luna e la Galassia e il cosmo tutto; pirla da qui a lì, sia detto senza coso; egli fa delle pirlate che io e voi, in tutta la vita, non ne saremmo capaci. Ma vi ci vedete, voi, a pirlare dal paesello a Roma, da Roma al paesello, attorniati da una ventina pirlante di scalmanati con delle facce da scapparli, armati, che san di Karatè e son sempre nervosi? E se un giorno, così, vi torcessero il collo, tra una rotazione ed una rivoluzione?

Scansatevi da colui, e lasciatelo a quei guardiani scontrosi; chissàmai. E poi godetevi il paesino divenuto sede d’un onorevole cameriere pirlante; pensate: finalmente anche voi, come i romani, vedrete sfrecciare a sirena l’auto blu; anche voi, come i romani, verrete bloccati in una visita al monumento perché, ahò, tutti fuori: lo visita prima il cameriere, e anche voi, come loro, finalmente, i romani dico, avrete un cameriere tutto per voi che non vedrete mai come mai avete visto il volto di Dio (e se l’avete visto, preoccupatevi) ed al pari di un dio è irraggiungibile. Ma potrete inviargli lagnanze e suppliche, esattamente come al padre eterno; il cameriere ha chi per lui manco le legge, e vi risponde picche, tale e quale.

Insomma non dovete nemmeno cambiar religione; vi aspetta solo qualche nuova pirlata. Ma – come abbiamo ampiamente dimostrato – pirlare è bello.

E putacaso a voi non piacesse, non fa nulla: c’è sempre tanta gente che pirla molto meglio e più volentieri di voi; probabilmente siete minoranza, e il motivo, riflettete, è in una semplice risposta alla domanda: “son più i satelliti o le comete?”

Beh, sbagliato: sono satelliti anche quelle. Sarà per questo che non vinciamo?

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