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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
4 ottobre 2010
Uéh, fallo anche te!

L'ho già detto: bisognerebbe che gli elettori della "Destra" provassero un po'  a comportarsi allo stesso modo di coloro che essi votano. Proviamo per  esempio a fare come il Sindaco di Adro, che ha riempito una scuola pubblica di simboli leghisti...




Come sa la ristretta cerchia di coloro che si dan la pena di leggere le mie letterine, io sperimento sul campo la validità del nuovo corso dei tempi. Sono un piccolo imprenditore del nord, vacaputànga, e dunque mi fido del bòssi, che non ha mai lavorato, del berlüsca, che fa lavorare tanti poveri siciliani come il màngano, del maròni, che non si sa neanche se c’è e del sindaco di Adro, un gigante del pensiero minerale. Io mi fido e mi tracanno l’acqua del Po ogni giorno a colazione, ché con la merda che c’è dentro è meglio dello yogurt. Prosit.

Mèmore degli sviluppi sul caso di Adro dunque, una mattina mi son svegliato e – uéh – sono andato a dipingere il logo della mia ditta sul muro della fila di capannoni di fronte. Poi son tornato in ufficio bello paciarotto, secchio e pennello in mano.

Stamattina mi reco al lavoro col mio bel camion variopinto e vedo il vicino di capannone che sta parlando coi carabinieri. – Ma uéh, dìsi – dico – Che succede?

-       È lei il signor Internet? – mi fa un appuntato, con la faccina severa severa.

-       Ah, anche lei segue il blog? – gli domando, tutto contento.

-       Senta, mi creda, non le conviene fare lo spiritoso. È lei che ha dipinto quello sgorbio sulle pareti della Balestrazzi Spa? – indicava, lo sprovveduto, il marchio della mia attività che campeggiava in più copie su tutta la muraglia della via, fresco di vernissage e bello da non dir.

-       Ci può giurare – rispondo fiero – e, se non l’aveva capito, la parte labirintica raffigura la difficoltà della ricerca di mercato nonché il rischio di incontrare il minotauro, cioè il cattivo pagatore, mentre i caratteri runici tutto intorno sono una evocazione apotropaica del cerchio della vita come ciclo inesaurito di costi e ricavi. E quel puntino là è l’utile. Gran bel marchio, eh?

-       Guardi, signore, queste cose non le deve dire a me ma al maresciallo. – s’esprime il doganiere – Qui c’è la denuncia della Balestrazzi Spa a suo carico per danneggiamento, ecco a lei. Si tenga a disposizione.

Leggo a fior di labbri la carta che il bòcia mi ha messo in mano e trasecolo: - Denuncia per coosa??... – grido scandalizzato –  la Balestrazzi mi denuncia per aver ornato con simboli storici quei muri deprimenti che la contornano? Ma lo sanno che il labirinto, secondo Erodoto di Alicarnasso, è silloge mirabile di che cazzo ne so? Lo sanno che il Durkheim visitò Hampton Court e fu dato per disperso finché riuscì a sbucar fuori dal dedalo mangiandosi una siepe? Sanno che Lucien Lévy-Bruhl, da studente, scarabocchiava sempre labirinti, quando non giocava a battaglia navale, durante l’ora di religione? Cose da pazzi! Ma qui non sappiamo più quanto stiamo andanto su questa tèra, qui non sappiamo più quanto stiamo vivento… c’è grossa grisi!

-       Senta – mi fa il maresciallo – in primo luogo, le ultime battute non sono sue, e poi non è questione di simboli: lei sarebbe stato denunciato anche se avesse dipinto un crocefisso. Il problema è che lei ha dipinto il suo coso strano su proprietà di altri, senza chieder loro il permesso, chiaro? E adesso lo deve togliere, se non vuole finire davanti al giudice. Avanti, collabori, cancelli quella roba e chiudiamo l’incidente -.

Adesso sono proprio offeso. Faccio il broncio, incrocio le braccia e dico: - io

tolgo il simbolo solo se me lo dice il Re di Cnosso -.

-       Chi? – sbroffa il maresciallo, da ignorantone 

-       Minosse, no? Il papà del minotauro! Quello che ha fatto costruire il labirinto da Dedalo e dopo arriva Teseo col filo di Arianna e libera tutti! -

-       Allora sarà il re di Creta casomai… ci insegnano qualcosina anche a noi, sa, non creda. Però, mi ascolti: Minosse non c’è. Lei ora deve solo sverniciare quel benedetto muro, riverniciarlo in ordine e tornare al suo lavoro. Su, da bravo, mi dia retta che facciamo presto e andiamo tutti a casa -.

 

A questo punto ho messo una mano sul cuore, mi sono concentrato e sono entrato in comunicazione con lo sciamano, il Grande Spirito, insomma col Sindaco. Egli mi ha illuminato con la Sua saggezza ed allora ho calato l’asso della vittoria; sporgendo bene il mento, con la bocca a smorfia tipo Elvis Presley ed il rado ciuffo ballonzolante su un occhio, ho detto con sfida:

 

-       E chi paga?

-       Come? – ha risposto il maresciallo con aria confusa

-       A me questo lavoro costa… diciamo mille euro. Chi ce li mette, eh? chi paga?

-       Ma… - fa il maresciallo – chi vuole che paghi? Il danno lo ha fatto lei, paga lei! Avanti, che si sta facendo tardi…

-       Ma lei chi? Mica vorrà dire “io”? Casomai farete una divisione tra i cittadini, sempre che glieli vogliano dare i soldi, a gente come voi, certo; bisogna chiedere con educazione, poi uno dice “no”, e allora paga lei.

-       Chi, io?! I carabinieri??

-       Ma che ne so, il problema l’avete creato voi eh, a me che mi frega, uéh.

 

Ecco. Adesso sono qua che sto aspettando; pare che tra poco tocchi a me. Sono già usciti in catene alcuni cittadini che, al pari del sottoscritto, agiscono secondo le nuove procedure del vivere sociale, così come ci vengono esemplificate dagli esponenti del Governo. Non capisco mica, io, tutte queste catene; in tivvù non le avevo mica viste. Boh. Secondo me devo aver sbagliato qualcosa: non funziona mica come mi aspettavo, uéh, ma come mai.

Sarà lo spinterogeno?

 

Arrivo, uéh, sì, signor Giudice!...

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