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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
16 settembre 2010
Gnùs

 

 

Roma: Il Capo del Governo baratta la legge elettorale con il proprio culo tenuto in ostaggio dall'opposizione.
 
Treviso: Una scuola statale viene impataccata di scritte (writes, per gli anglomani) e simboli (symbols) raffiguranti non si sa cosa. Come Fantomas, il Sindaco esce improvvisamente allo scoperto e confessa (outing): "stengo stànghete io" , in qualche dialetto (slang). Dall'espressione e dagli occhiuzzi cisposi, si pensa che l'uomo si droghi. Allora i carabinieri, come da ruolo, lo buttano dalle scale. Plauso del Presidente della Repubblica. Gli italiani, con la destra sul cuore, cantano l'inno nazionale stonando felicemente. 
 
"Qualis honoris causa?" - è la domanda rivolta dall'onorevole bòssi, temporaneamente indemoniato, alla ministra gelmini, che lo aveva proposto per una laurea 'ad honorem'. Alle parole del senatùr, la ministra ha perso la maschera da preside ottocentesca schifata, che aveva indossato più d'un anno or è, e si è segnata devotamente, ma dal lato sbagliato. Farfarel, il demonio che aveva preso possesso del corpo di bòssi, ha prodotto una grassa risata e, scrollando la testa, se n'è andato dalla scena.
 
Roma (o Treviso, ma tanto chi lo capisce?): Fa discutere l'affermazione di un deputato, o portaborse, o cameriere, o avventizio del governo secondo il quale "prostituirsi per avere un seggio in parlamento, è legittimo".
"E il famoso bene del paese?" - gli domandano
"Col cazzo" - risponde egli, con un largo sorriso.
 
Largo delle Pelagie: - "Ci stanno sparando!" - con queste parole il comandante d'un peschereccio ha accompagnato il segnale di SOS alla Guardia Costiera di Lampedusa; "Chi?" - è la risposta dell'ufficiale di guardia. "I libici! Vogliono affondarci, mandate qualcuno, presto!" - "Qualcuno chi? Prego specificare" - replica l'ufficiale, di antica ascendenza normanna. 
E' stato un dialogo molto protocollare, dopotutto; nulla di interessante, dunque.

 

Siccome berlusconi è lì che racconta barzellette a tutti i più importanti capi di Stato, l’Unione Europea ha affidato al nostro Paese il compito di rappresentarla in Albania ed Uganda, su un totale di 29 sedi estere. L’Alto rappresentante per la politica estera UE Catherine Ashton ha dichiarato: “come promesso ho nominato le persone migliori”. Alcuni dicono che ridesse, altri che avesse solo un po’ di tosse.
 
Esteri: "E l'Italia allora? Ma l'avete sentito Bossi? Perché all’Italia non dite niente?" – L'Austria reagisce alle sanzioni Europee causate dalla elezione al Governo austriaco del deputato un tantino razzista Haider… no, scusate, questa era vecchia... ah, eccola qua! Francia: Sarkozy, il piccolo ungherese ed ebreo sefardita naturalizzato francese, reagisce all'irritazione dell'Europa per la deportazione dei Rom francesi; Sarkozy non fa in tempo a dire: "e gli italiani, allora?" che subito berlusconi gli dà ragione. "Maledetto, mi frega sempre la battuta" - dichiara il Presidente ungherese. Volevo dire: sefardita. Vabbè, francese.
 
Edimburgo: Sua Santità Benedetto più un numero di conto corrente, in visita alla Regina Elisabetta, ha dichiarato che "l'autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante" sul problema della pedofilia. Insomma, non guardavano come avrebbero potuto. Al termine della traduzione, la Regina ha guardato il Santo Padre in modo molto interrogativo.
 
Economia: Confindustria si è accorta che qualcosa non va. 

 

L'amministratore delegato della FIAT, signor Sergio Marchionne, ha appena finito di dire qualcosa come: "i diritti dei lavoratori? Prima i doveri!" - che subito aggiunge: "chi tra voi farebbe la vita che faccio io?" - intendendo ch'è una vita ben dura certo.

Beh. Senza voler dare facili cifre a nove zeri, la risposta deve esser pari alla domanda, dunque rispondiamo con un'altra domanda: "Egregio Signore: e allora chi glie lo fa fare?".

I calvinisti diranno: "il senso di responsabilità!" - gli epicurei: "se lo fa, è perché gli piace, ovviamente!" - e i cinici: "'a Marchio', 'a calvini': nun ce pijate pe' 'r culo". I filosofi non sono mai d'accordo ed allora, per aiutare Sergio Marchionne a capire perché lo fa, azzardiamo una modesta possibile ragione: - "...la fama, con tutto quel che porta...?".
 
La FIAT – dopo aver tentato di comprare tutte le altre case automobilistiche mondiali senza sborsare un quattrino come ha fatto con l'Alfa, la Lancia, la Ferrari e l'Italia, dopo aver tentato di forbirsi le mucose con il Contratto dei Lavoratori, dopo averci regalato berlusconi, per sdoganamento, ad opera dell'immortale principino Gianni e dopo averci dato il signor Marchionne, glorificato dalla sinistra per via che portava il golfino, prima fosse chiaro che era una uniforme – si scinde.
Come Alien, per dire.

 

Forse si scinde pure il PD. Veltroni è stato sentito mormorare: “no paserem” prima di creare una corrente gelida di quelle che fanno fuori milioni di voti vecchi e un po' stanchi. Sollievo nella direzione del partito: “il leader del principale schieramento a noi avverso è lui!” ridono tutti, indicandosi vicendevolmente.

 

Cronacuzza: Milano: L’artista Maurizio Cattelan voleva esporre una immagine di Hitler per pubblicizzare la sua mostra. Cattelan è quello dei fantocci di bimbi impiccati in Piazza XXIV Maggio, della manona con dito medio ritto in Piazza Affari e della statua del Papa colpito da un meteorite. Chissà che gli ha fatto, Milano. Forse presto farà la statua di una cacca da deporre in Piazza del Duomo, o magari una bella installazione che raffigura lo stupro di una bambina minorata ad opera di un gruppo di medici drogati. Artisticamente, è chiaro, perché gli artisti sono così. Furbetti.
 
Curiosità: a Milano, nella zona di via Washington (come se non parlassimo abbastanza inglese) scontri tra topi e piccioni. No, non è uno scherzo: in quella zona topi e piccioni se le danno di gusto, per il possesso di un giardino, tra l'indifferenza dei passanti. Che vi fa venire in mente?
 
Ed ora un po’ di sport: L'ala tornante del Werder Brema, Jair, ha infilato con una tripletta di uno-due la porta di Beckenbauer durante la tornata di stagione nella giornata del girone di ritorno del torneo di Coppa Rimet nella partita Sparta-Clerville disputatasi ieri nello stadio Maracanà di Montevideo, in Canada.
Ricordiamo la classifica, in attesa dei quarti di finale di giovedì scorso: Inter-Panatanaitatinikòs, o come cazzo si dice, 0-0; Steaua Bucarest-Celtic Glasgow  14-0 e ora basta, perché c’è un così bel sole.


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permalink | inviato da internet il 16/9/2010 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
POLITICA
7 ottobre 2009
ATTO RIPETUTO


Questa è una satira su un dubbio intorno al quale hanno riflettuto menti famose: - il coraggio, se non lo si ha: chésse fa? -


 

-Il Presidente (dormendo, con un incubo appollaiato sul petto): - Ah!... no, no!... perché io... io non c'entro... io non c'ero... non tocca a me... aiuto, aiutooo!!! - (si sveglia; rivolto all'incubo): - ah, sei tu? Mi hai fatto prendere una paura...
-L'incubo: - Che c'è, Preside', brutti sogni?
-Il Presidente: - Mah... dev'essere stato quell'abbacchio di ieri sera; mia moglie continua a bruciare l'abbacchio e poi dice che l'abbacchio si mangia croccante sennò non è buono, ad ogni modo quella è la mia passione...
-L'incubo: - Tua moglie?
-Il Presidente: - No, l'abbacchio.
-L'incubo: - Vabbè, dormi vah
-Il Presidente: - E chi dorme più mo'... Gesù Gesù che situazioni... ué, ma lo sai che ieri sono andato in giro...
-L'incubo: - Brutto posto, in giro
-Il Presidente: - E dillo a me; non riesci a camminare! Tutti intorno che ti chiamano, strillano: Presidente! Presidente! Presidente di qua, Presidente di là, Presidente di su, Presidente di giù...
-L'incubo: - Presidente a destra, Presidente a sinistra...
-Il Presidente: - Presidente di sopra, Presidente di sotto...
-L'incubo: - Vabbè, ho capito
-Il Presidente: - E io che penso: ma che vulìte 'a me? Ma che so' 'a màmmeta?
-L'incubo (divertito): - "Ué, ma che so' io, 'a màmmeta?" Forte!... Chissà i giornalisti
-Il Presidente: - Ué, ma mica gliel'ho detto eh!
-L'incubo: - No, eh?
-Il Presidente: - No. Gli ho detto: "L'Italia è un grande Paese!"
-L'incubo: - Bravo, c'entra un cazzo e fa sempre colpo. Ma che volevano da te?
-Il Presidente: - E che ne saccio? Aé, io sono il Presidente, sono "super partes"; lo sai il latino?
-L'incubo: - No. Ho fatto il professionale.
-Il Presidente: - E allora ascolta 'o Presidente: "super partes", come dicevano Giovenale, Sallustio, Ovolone, Capuleto e Sgarrambuto, vuol dire "colui che non se ne occupa"; il Presidente insomma guarda, saluta, annuisce, benedice, si gira e se ne va. Volendo fare una ricierca filològgica, a Forcella si dice anche "faciteve i cazzi vuostre", perché il popolo incolto parla in modo semplice, talvolta volgare, ma ricordiamo che nelle parole del popolo è contenuta una grande saggezza, accrisciuta nei millenni di scambi al crocevia delle grandi culture come quella greca, latina, egizia, araba, mesopotamica e inducùsc; insomma: l'Italia è un grande Paese!
-L'incubo: - Non fa una grinza.
-Il Presidente: - E lo credo; che c'incentra il Presidente cogl'affari dello Paese? E collo Governo?
-L'incubo: - Boh, se non lo sai tu...
-Il Presidente: - E poi alla buvette fanno 'nu caffè da schifo!
-L'incubo: - Anche se gratis.
-Il Presidente (sbuffando): - Maronna santa, ma 'o ssai che pesi? E tirate su 'nu poco...
-L'incubo: - Non posso, sono l'incubo.
-Il Presidente: - E fatte 'na cura dimagrante... oggi va di moda. Uff. Quanto manca?
-L'incubo: - Quattro anni.
-Il Presidente: - Gesummaria, ancora a quattro anni... lo sai che mi sta tornando 'o suonno?
-L'incubo: - E dormi Preside', è ancora presto.
-Il Presidente: - 'Giusto una pennichella, eh. Beata 'a Vergine: ma tu no' duorme maie?
-L'incubo: - E no. Io sono l'incubo.
-Il Presidente: - Eh, giusto. Chiamami se succede qualcosa; mi raccomanno ué: io songo 'o Presidente!
-L'incubo: - Stai tranquillo, ci penso io; ma vedrai che non succede niente.
-Il Presidente: - E' naturale, l'Italia... è un gran... paes... (si addormenta).


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