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satira, un punto di vista un po' storto
politica interna
25 marzo 2012
Stanlieollio vive!

Però bisogna considerare che Stanlio e Ollio recitavano; nella vita non facevano certo così.




            
                                

Non è che chi scherza dicendo assurdità abbia confidenza con l’assurdo. Mi è successo di restare a bocca aperta fino ad oggi, quando ho appreso la notizia dello straordinario episodio –  non so se definire corruttivo – che ha inguaiato il sindaco Emiliano. Per un caso, in quel periodo, dopo il telegiornale di Rai Tre, davano brevi filmati di Stanlio e Ollio, roba di una volta eppure ancora divertente, con i due che, ubriachi di protossido d’azoto ovvero dell’anestesia di un dentista, partono con l’auto scoperta, a carrozza, e si infilano in un traffico primitivo di auto a carrozza scoperta, combinandone di tutti i colori. Perché il protossido d’azoto è il famoso “gas esilarante” e loro sono ancora sotto l’effetto dell’anestesia, quindi non riescono a smettere di ridere nemmeno di fronte ad un impermalito poliziotto che tenta di sbrogliare l’ingorgo provocato dalla guida drogata di Stanlio e Ollio.

Queste storie divertono ancora tanto, soprattutto per la simpatia naturale e la bravura mimica dei protagonisti, la vecchiezza fuori moda delle ambientazioni e la fantasia surreale degli episodi; Stanlio e Ollio sono operai che devono consegnare un pianoforte salendo una rampa di scale? Naturalmente consegneranno un pianoforte sbriciolato, e dunque non più un pianoforte; saranno un poco imbarazzati del risultato del loro lavoro, ma non più di tanto. E, se il cliente li prenderà a ceffoni, essi reagiranno tagliuzzandogli la cravatta, mettendogli in testa un secchio di vernice, mandandolo a gambe all’aria in qualche maniera; il tenero, infantile Stanlio ed il burbero e sfortunato Ollio, quando si incazzano, menano come fabbri.

Però menano sempre in modo divertente perché sempre attendono compassati che il loro avversario completi la sua aggressione, prima di rispondergli del pari, e perché la loro rissa è futile nella dinamica come lo è nella ragione: mai che ci si spieghi, mai che si cerchi di comporre il diverbio; il massimo che può fare Ollio per tentare un accordo è arricciarsi la cravatta tentennando la testa, e pare un cane tonto che scodinzola; tutto quello che può fare Stanlio è un sorriso da maschera mentre si stringe nelle spalle, come la caricatura di un bambino. Ma i loro avversari non sono diversi: il poliziotto si gonfierà d’importanza come un tacchino prima di finire a gambe in aria, il padrone del negozio dove loro sono entrati con la macchina per un errore di manovra si metterà in comiche posizioni di battaglia come un gatto furioso; il loro principale che li rincorre per punirli continuerà imperterrito l’inseguimento malgrado gli inciampi e le cadute in cui incorrerà per propria maldestrezza, dandone comunque colpa a loro; la vamp che passa di là riceverà l’omaggio di un baciamano e immediatamente dopo – neanche a dirlo – un volo di torte in faccia.

L’ingenuità, l’irrealtà, in alcuni casi della vita ci maldispongono, ma Stanlio e Ollio ce la presentano così pura da farcela apparire sublime; loro sono dei Cavalieri del Non Senso, come il Sindaco Emiliano.

Immaginate: voi siete, in una comica d’un tempo, un personaggio importante; siete giustamente grandi e grossi e barbuti, per sottolineare l’autorità della vostra posizione, e serissimi. Arriva un questuante che, per ingraziarsi i vostri favori, vi fa un regalo. Che regalo vi fa? Siete in una comica, non nella realtà, dunque sarà un regalo assurdo; ecco: vi fa una torta gigantesca, più alta della vostra casa e voi, per mangiarla, pensate di togliere il tetto e calarla direttamente in tavola dall’alto. Oppure il questuante fa il pescivendolo e allora vi regala del pesce. Moltissimo pesce (forse ha un grande favore da chiedervi ed allora, nella logica delle comiche, ci vuole almeno una balena, oppure un camion zeppo di pesce). E ve lo recapita a casa. Vostra moglie, elegante, in abito lungo e collana di perle, riceve l’omaggio e che fa? Non sapendo dove metterlo prova a stivarlo nell'armadio, ma il pesce casca in terra; allora tenta coi cassetti, ma il pesce non vuole star chiuso, e così ci riempie nientemeno che la vasca da bagno. Nella scenetta successiva voi tornate a casa a petto in fuori, ricevendo con degnazione la riverenza di qualche passante; entrate ed il maggiordomo vi ossequia, voi gli consegnate cilindro e bastone, baciate sulla testa i bambini e naturalmente andate a fare il bagno.

Cosa bisogna aspettarsi? Al minimo che un granchio gigante vi pizzichi le natiche, per cui voi, in jabot e ghette slacciate, scappate per la via con il granchio appeso al sedere tra la sorpresa dei passanti.

Queste erano le comiche. Nella realtà, è evidente, nessuno potrebbe vivere episodi del genere perché è assurdo, se non per fare uno scherzo goliardico, regalare qualcosa che non si può utilizzare; chi potrebbe considerare un regalo un quintale di pesce? Il pesce va mangiato, o surgelato subito perché altrimenti infracidisce e la comica diventa un film dell’orrore. E chi, ricevendo in regalo un baule di pesce, lo piazzerebbe nella vasca da bagno? La vasca da bagno serve per fare il bagno, fa quasi imbarazzo ricordarlo, e non ci si mette del pesce puzzolente e lercio, neanche per un minuto. Dice: “ma non ci sta in frigo” – e certo: nelle comiche nulla funziona, altrimenti non si ride. Dice: “e cosa dovevo fare?” – nella realtà, chiamare il neurodeliri e un camion della nettezza urbana, nelle comiche scappare con un granchio attaccato al sedere, no?

E pensare che lo consideravo una Persona Seria; è proprio vero: più assurdità si dicono e più si dimostra di non capire niente dell’assurdo.

 

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