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satira, un punto di vista un po' storto
SOCIETA'
17 gennaio 2015
Consigli per gli acquisti di crocefissi
- Santità:  "se qualcuno offende la mia mamma, è normale che gli arrivi un pugno!"
- Cristo:  due, Francesco, due: ricordati l'altra guancia.
politica interna
16 gennaio 2015
Gliùto (ultimo atto)



- L'Incubo: -   Zzz...

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atti precedenti:
-primo atto:       
http://banditore.ilcannocchiale.it/2009/10/07/atto_ripetuto.html
-secondo atto:  
http://banditore.ilcannocchiale.it/2013/04/22/atto_ribaltatato.html
-terzo atto:       
http://banditore.ilcannocchiale.it/2015/01/01/o_conzunt%C3%ACve_atto_terzo.html

politica interna
1 gennaio 2015
'O conzuntìve - atto terzo



- L’incubo: - Presidente, aìzzete.
- ‘O Presidènde: - e ‘nu poche ‘e rispiètte! Tengo una certa età, nunn’è che pozze fa’ ìccòse di fretta…
- L’: - Sì, ma quanto ti ci vuole ancora?
- ‘O: - mo’ nun te lo sàcce dicere; quanno me ne viene l’ispirazziòne…
- L’: - meh, lo vedi però in che Stato siamo…
- ‘O: -  'o Stato? ‘na bellìzza! Àggie salvato ‘o Paese, ci sta ‘nu Govierne sctàbbile, Samanta Cristoforetti va 'ncòpp'a Luna e m’hanno pure dìtte che ci sarà ‘a riprésa…
- L’: - sèh, campa cavillo; abbiamo ‘nu Govierne formato dal secondo e il terzo partito per numero di voti alle elezioni; il primo, non ce l’hai fatto entrare ricattando mari e monti. In compenso hai voluto che si accordassero segretamente, all’oscuro dell’esame dei cittadini, il bugiardello di Firenze e un condannato alla galera per truffa allo Stato, compiuta mentre dello Stato lui era a capo. Gran bel lavoro, complimenti, Preside’.
- ‘O: - non cominciamo con l’antipolìtica.
- L’: - a proposito di antipolitica: mamo’ chi lo decide il tuo successore?
- ‘O: - ossanta marònn’, quanto sei ignorante: il mio successore ‘o decide ‘o Parlamento, chi vuoi che ‘o decìde?
- L’: - appunto, dicevo.
- ‘O: - quanto si’ guagliòne: "il reciproco riconoscimento, rispetto e ascolto tra gli opposti schieramenti, il confrontarsi con dignità nelle assemblee elettive, l'individuare i temi di necessaria convergenza nell'interesse generale non contrastano con la democrazia dell'alternanza, ma ne definiscono il più maturo e costruttivo modo di essere in sintonia con l'imperativo dell'unità nazionale”.
- L’: - eh?
- ‘O: - àggio rìtte: "il reciproco riconoscimento, rispetto e ascolto tra gli opposti schieramenti, il confrontarsi con dignità nelle assemblee elettive, l'individuare i temi di necessaria convergenza nell'interesse generale non contrastano con la democrazia dell'alternanza, ma ne definiscono il più maturo e costruttivo modo di essere in sintonia con l'imperativo dell'unità nazionale”. Chiaro, no?
- L’: - Preside’, parlando latino: non s’è capito ‘nu cazzo.
- ‘O: - chi doveva capire, ha capito.
- L’: - allora Berlusconi, secondo me, ha capito.
- ‘O: - chillo è un guaglionciello ‘nu poco vivace, ma è sveglio; d’altronde, alla sua età, eh!…
- L’: - sì, quella è una età in cui facilmente si viene condannati per truffa, che ci vogliamo fare.
- ‘O: - e pure quell’altre, ‘o giovanotto; ‘mpapòcchia tutt’iccòse, ma è un decisioniscta, cumme me piace ammé! Certo, nessuno eguaglia ‘o Migliore…
- L’: - ...non ci credo, Preside’!…
- ‘O: - accheccòse?
- L’: - che parli bene di Togliatti!
- ‘O: - ma quala Togliàtti, chille era comunista, ce ne scampiddìo! 
- L': -  be' eri comunista pure tu... allora volevi dire Berlinguer, la questione morale...
- 'O: -  guaglio', ma vulimme pazzia'? Io parlavo di Cràcchese…
- L’: - chi?
- ‘O: - ma Cràcchese! Chillo gruosse…
- L’: - ah, Craxi! Quello che dopo aver negato con sprezzo I furti di tutto il suo sistema se n’è scappato all’estero come un brigante qualunque per non farsi processare!
- ‘O: - proprio chillo. Quanto mi piaceva… eh, uno accussì non torna ppiù.
- L’: - mah. A me non pare davvero che si sia perso lo stampo di quella gente lì.
- ‘O: - eeh, vulisse ‘a Marònn'!… ma accussì bravo è impossìbbile. Pènza che col dodicie pe' cciènte dei voti cummannava a tutti lui! Altro che i Grille! Lui era ‘o Migliore, e io 'o migliorista!
- L’: - e bravo Preside’. Adesso aìzzete, che mi stai proprio sul piloro…
- ‘O: - pazzienza, nun pazzia’. Prima devo sconfiggere “l’insidia dell’indifferenza”.
- L’: - ma va? Come quella verso Nino Di Matteo?
- ‘O: - …eee… bella giornata, eh?
- L’: - come no, proprio un bell’inizio d’anno.
- ‘O: - …eddùngue dicevo… per fortuna “ci dà forza la parola, il magistero del Pontefice”, che c’entra ‘nu cazzo però c‘o mettimmo perché fa scena, e poi possiamo dire: basta solo che ciascuno “faccia la sua parte al meglio”.
- L’: - ma guarda, avrei detto il contrario; quanto sei saggio, Preside’. Certo, se anche la Mafia fa la sua parte al meglio, Di Matteo sta a posto.
- ‘O: - oh, mi s’è rotta un’unghia!
- L’: - aìzzete, Preside’, fampress’, che non te reggo proprio cchiù.

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Altri atti:
Primo atto:
http://banditore.ilcannocchiale.it/2009/10/07/atto_ripetuto.html
Secondo atto:
http://banditore.ilcannocchiale.it/2013/04/22/atto_ribaltatato.html
Ultimo atto:
http://banditore.ilcannocchiale.it/2015/01/16/gliuto_ultimo_atto.html
LAVORO
26 novembre 2014
Seriamente

- Ammettiamo pure che io sia un imprenditore onesto.
- Ammettiamo.
- E cioè che paga le tasse, per dire.
- …Che paga?
- Le tasse. Quella spesa lì, ciclica, un costo dell’impresa, il… vabbè, ammettiamo
- E ammettiamo.
- Dice: sono un imprenditore con meno di tot dipendenti, se qualcuno mi fa girare le balle ci dò un calcio in culo lo butto fuori.
- Fuori dall’impresa.
- No, proprio fuori dalla vita; quello lì, col cazzo che trova un altro lavoro. Fa bene a rigar dritto, fa, che a farle girare a me ci vuole niente. Ad esempio, io esigo solo dipendenti con la cravatta a pallini.
- Perché? 
- Non lo so, è un pallino. Mi piace così.
- Ognuno ci abbiamo i suoi difetti.
- Appunto; e siccome che qua comando me, non si chiamano difetti, ma direttive.
- Insomma fai un po’ quello che ti pare con la lingua, come Gadda.
- Il petroliere?
- …Sì, il petroliere. Mi stavi dicendo delle direttive.
- Ecco, quelle. Ora, mi spieghi perché il povero Brambilla, che cià due dipendenti più di me non deve poter avere in testa le direttive che vuole a causa di una legge vessatoria contra brambillam?
- Dici l’articolo 18.
- Diciotto, diciannove… sono tutti uguali, è tutto un magna-magna… e comunque, lui, il giorno che gli gira di sbattere fuori uno perché porta, per esempio, il farfallino, non può. Ma dico: non può. Ohé, ma qua chi è che comanda? Io o l’articolo diciannove?
- Diciotto.
- Quel che l'è. E cosa ha fatto quest’articolo qui per l’azienda? Chi è che paga gli stipendi? E i contributi?
- Ma non c’hai tutti in contratto atipico?
- Vabbè, ma per dire!
- Ah, per dire.
- E siccome che io so che cosa che è la legge dove davanti gli siamo tutti uguali, come la mettiamo col Brambilla?
- Quindi secondo te, il problema era il Brambilla
- E’ ovvio che il problema è il Brambilla! Qua non si vuole far crescere le aziende perché appena una azienda cresce, trac, diventi il Brambilla e non comandi più un’ostia!
- Perché non puoi cacciar fuori quelli col cravattino
- O quelle che se la tirano, che scambiano l’azienda per il reparto maternità, e pure quelli che credono che l’ufficio sia il parlamento: qua si lavora! Non si parla di politica, di diritti e di stortati! T’è capi’?
- Quindi ora sei contento che puoi assumere due nuovi lavoratori senza rischio di essere il Brambilla
- Di fare cosa?…
- Be’, hai detto che il problema della crescita aziendale stava nell’articolo 18, ora non c’è più l’articolo 18, dunque puoi crescere quanto ti pare restando padrone dei tuoi pallini, perciò assumerai dipendenti e ne riassumerai e via via così fino a dar lavoro a tutt il Mondo, no?
- Te sei sciémo.
- Ma l’hai detto tu!
- No, te sei pròpio sciémo. Guarda il labiale: io-ho-detto-che-qua-comando-io-e-faccio-quello-che-mi-gira-a-me, punto e basta. Il lavoro è un’altra cosa.
- Fammi capire: non c’entra il lavoro, con l’articolo 18?
- Dio bono. Ma da che montagna vieni? Per far girare le macchine credi che mi basti buttar fuori un pirla col cravattino? Ma lo sai che quella roba qua che faccio io la vendo solo fino ad Abbiategrasso, perché già a Trecate la comprano dalla Romania al trenta per cento in meno? E che appena se ne accorgono anche ad Abbiategrasso arriverò massimo a Trezzano sul Naviglio? Ué, sveglia, nàni! Io sto mettendo da parte quattro spiccioli e tra un po’ chiudo e me ne vado, sai; chi è che sta qua a fare il mercato per i barboni, no, dico; un annetto e te la saluto, la Patria! Ci stai qua te a giocare coll’articolo quindici!
- Diciotto.
- Ecco bravo, diciotto.

politica interna
19 novembre 2014
Polvere di stellette

Mo', che ogni giorno si parli di 'sta Pinotti ministro perché ha dirottato dai suoi impegni un aereoplanino soldato e s'è fatta portare a cavoli suoi, mentre intanto qua si governa insieme ad un truffatore plurinquisito e collegato a sentenziati per mafia, par troppo pure a me che non distinguo molto bene tra ministro e ministro.
Ma certo sembra evidente come un tizio (tizia), diventato ministro (ma anche consigliere della polisportiva) si reputi "titolare" e non "tenutario" delle cose che gli si danno in gestione, e ci faccia quel cazzo che glie ne aggrada.
Come mai? Questione di educazione, temo. Da piccoli, s'impara; poi, è un casino. E allora che si può fare, adesso?
Non lo so. Morire servitori, forse.


Ministro della Difesa (tacchi a spillo e tailleur, sul campo di battaglia): - che frastuono!
Colonnello (tenuta mimetica, anfibi ed elmetto, sparando revolverate contro il nemico)perdoni, Signora Ministro… ancora un attimo di pazienza ed approntiamo subito il suo trasferimento al party della contessa Nanni… ATTENZIONE, SHRAPNEL! (enorme esplosione)
Ministro della Difesa: uff, mi sono schizzata di budella altrui! Proprio sul tailleur appena comprato!
Colonnello (ferito a morte, budella in mano): …sono davvero costernato, Signora ministr… ugh… (muore)
Ministro della Difesa (tono seccato): sì, ma non è che adesso qui ognuno muore quando gli pare, eh! Io devo as-so-lu-ta-men-te arrivare dalla Nanni alle otto, voglio mica far figure! Colonnello, sto dicendo a lei, sa? Faccia ben qualcosa, insomma!
Colonnello (risorgendo faticosamente): hep… comandi!… agh… chiedo umilmente scusa… un momento di assenza, sa, ero appena morto e…
Ministro della Difesa: e almeno si abbottoni la pancia; non vede che cola da tutte le parti? Ma che impressione, dico io; un po’ di maniera!…
Colonnello: Signorasì, Signora!… ecco, mi cucio… ahia… ecco fatto; ai suoi comandi, Signora Ministro! Dalla Nanni alle otto! (forti esplosioni, grida multiple; arriva un militare barcollando concitato)
Militare: Signor Colonnello, il fronte est ha ceduto! Il nemico sta dilagando verso le seconde linee! La settima compagnia è distrutta! La nona…
Colonnello: Capitano, non lo dica a me: io sono morto cinque minuti fa e adesso ho da fare qui col Ministro…
Capitano: se è per questo, anch’io
Colonnello: anche lei ha da fare col Ministro?
Capitano: Signornò: anche io sono appena morto.
Ministro della Difesa: queste non son certo buone ragioni per starsene lì con le mani sulle budella, signori; la Nanni mi aspetta e non vogliamo certo far aspettare la Nanni, vero? Allora, questo carrarmato?
Colonnello: un carrarmato per la Signora Ministro, subito!
Capitano (ripetendo da cameriere): un carrarmato alla Ministra, arrivaa!… Sergente!
Sergente (con la testa sottobraccio): Signore, con il suo permesso sarei morto e…
Capitano: e non vorrà marcar visita di fronte al Ministro, vero? Vada a prendere una colonna di carri armati e due battaglioni per la scorta: destinazione il party della contessa Nanni, forza!
Sergente: Signor Capitano: i carri ed i due battaglioni sono impegnati sulla seconda linea di resistenza di fronte all’assalto nemico, è la nostra unica speranza di…
Ministro della Difesa (istericamente): coosaa?!… ma vi rendete conto?! E io cosa faccio, aspetto qui la fine della guerra? E alla Nanni cosa ci racconto, che stavo qui a giocare col nemico? Ma son cose da non credere!… vvòi-adèsso-mi-portàte-sùbito-a-prèndere-un-altro-vestìto, visto che questo il colonnello me l’ha conciato da non potersi guardare, e poi di corsa, dì-ccòrsa, dalla Nanni, capiitooo? Caapiitooo?!!
Sergente morto (alla radio da campo): parla il Sergente: dirottare su settore ovest i mezzi corazzati ed i due battaglioni di… sì lo so che sono morto… ordine del Colonnello… sì, sì è morto anche lui!… il Capitano? È morto! Qua siam tutti morti, l’unica in vita è il Ministro della Difesa, non so se mi sono spiegato…

politica interna
30 ottobre 2014
Voglio più bene a...

La ministrina boschi è del piddì e, richiesta di chi preferisse tra le figure di Berlinguer e Fanfani ha avuto un momento di imbarazzo, perché i ragazzi voglion bene a tutto il mondo comprese le zanzare, ma poi ha profferito la logica risposta: “beh, Fanfani, perché era di Arezzo come me”.
Con quella bocca può dire... 
Ora, io che son pronipote della madrina di battesimo del Fanfani e considero ciò uno di quegli accidenti che fan complicata la storia delle famiglie, non ho mai inteso essere il luogo di nascita motivo di preferenza politica, almeno dopo Copernico, Giordano Bruno, Galileo e – con un poco di ritardo – Einstein. Che c’entrano queste figure, tra le quali non c’è manco un politico? C’entrano, direi, con lo sviluppo del pensiero logico; avrei potuto aggiungere qualche filosofo, ma i filosofi complicano le cose e la boschi non ha certo bisogno di complicazioni.
Ella vien considerata una donna la cui bellezza fisiognomica è tale da poter offuscare la percezione altrui della sua acuzie, ma ecco, io detesto dir male delle donne: non voglio proprio farlo, e so già che poi dovrò punirmi vergognosamente: lo farò.
Una “donna bella” è Claudia Gerini, per esempio, sexy come un sogno adolescente, e poi brillante, vivace, spiritosa; la ministrina glauca ha per converso la verve e la sensualità della moglie di Al Bano, risulta - come si dice a Roma - "caruccia", ma sorride a tutta birra ed è splendida nell’imitazione di quella del primo banco che vuol dare buona impressione di sé a colpi di crocefisso rabbuiandosi poi d'un colpo, manco fosse tedesca, quando cerca d'intimorire ministrosamente l'interlocutore. Rappresenta (lautamente pagata per questo) il sogno d’una nonna piccolo-borghese, mentre la mia, di nonna, avrebbe espresso su di lei una sibilante frustata toscana a ghigno spianato, ma purtroppo non c’è più, la nonnaccia, e pure Benigni non si sente tanto bene. Il sogno ci viene imposto; bisogna sognare a comando ed è qui che la società mostra d'aver tanto bisogno di Freud, il quale se n’è morto pure lui, col che appare chiaro di come appena uno muore, di lui ci si ricordi solo il nome e l’indirizzo.

Ma Fanfani; era un po' che non se ne sentiva parlare. Un crudele rimatore degli anni fanfànici scrisse:

“’mmàzzalo quant’è brutto ‘sto Fanfani:
basso, storto, ‘na ghigna avvelenata
c’ha ‘n riso fàrzo ch’è ‘na schioppettata;
Dio l’ha segnato ‘o ‘r marchio de li nàni”

Eh, l’ultima frase è davvero disgustosa, ma d’altronde si stava parlando di politica, mica di occhi azzurri, no?

politica interna
28 ottobre 2014
Noblesse oblige (les autres)

Sua Altezza Serenissima ha onorato di risposte gli inquisitori senza alcuna reticenza, ripetendo loro esaurienti, autorevoli ed illuminanti "non so, non ricordo". 
politica interna
17 settembre 2014
Rilevanze

Probabile scissione in vista nel Movimento 5 Stelle: parte degli eletti potrebbero migrare nel piddì; "basta coll'essere irrilevanti" - hanno dichiarato i transfughi: "vogliamo essere soggiacenti".
politica interna
25 luglio 2014
Prego osservare
politica interna
19 luglio 2014
Il coso della Patria chi

Alzi la mano chi conosce esattamente la definizione di "concussione", la differenza capillare tra "concussione per costrizione" e "per induzione", la data di varo della "Legge Severino" ed il testo che sottende; si presenti poi chi sa elencare compiutamente la lista dei poteri e le prerogative del Presidente del Consiglio dei Ministri, di una Questura della Repubblica e la definizione di "costituente" nel senso di aggettivo.

Ed ora, alzi la mano chi sa vergare un grafo ad "X" all'interno di una casella quadrata.

Signori, sono lieto di poter annunciare che quanto sopra (no gli argomenti, proprio 'quanto sopra') è tutto ciò che occorre sapere per conseguire con successo il diploma in "Mallorasonproprionfessologìa".

E sempre Viva la Patria. Un saluto complice.
politica interna
12 maggio 2014
Cosmicomiche

"Bisogna fermare i responsabili, non le grandi opere".

Porca la cacca: a me, una frase così bella, mai che sia venuta.
E' colpa della mia famiglia, io lo so: è colpa di quegli allocchi dei miei, e dei loro dei loro fino all'inizio dei tempi, di quel cretino dei fratelli di Adamo (mica penserete che c'era solo Adamo, lì come un pirla, vero?) quell'allocco del fratello pasticciato su dalle mani santissime in qualche maniera, forse appena prima il pisolino di due giorni. 

"Bisogna fermare i responsabili, non le grandi opere"

Vedete come suona bella esaustiva? Cosa vuol dire? Tutto, vuol dire, tutto tutto tutto; vuol dire: certo che voglio punire i colpevoli, è ovvio - ma anche: ed insieme, rispettare gli impegni, creare lavoro, dare ricchezza, progresso, salute, sorrisi e posti al Sole: allegria!
E poi significa pure: tranquilli, cicci miei, si interviene giusto pubblicitariamente, gli affari corrono come prima - e poi: "come prima" non è una locuzione buttata lì a caso: s'intenda in senso letterale.
Ed anche: chi indaga, occhio: se arresta tutti, poi si fermano le "grandi opere" ed è colpa solo sua e lui diventa antipatico a tutti, eh?

"Bisogna fermare i responsabili, non le grandi opere"

Sono ammirato ed intimorito, come la pastorella davanti al Roveto Ardente (veramente non era il Roveto Ardente, però chissenefrega: è il concetto che conta) perché io avrei detto: 

"Bisogna fermare i ladri"

Che genìa di imbecilli. E sono pure l'ultimo della mia stirpe, ho pensato. Poi ho parlato col vicino di casa e mi sono rincuorato: non sono l'ultimo; la stirpe continuerà anche dopo di me; l'ho guardato con affetto: ho capito che siamo lontani parenti. E poi, alla riunione di condominio, ho capito che in effetti siamo una famiglia numerosa; e poi, ad una assemblea cittadina, mi si è rivelata una innumere quantità di congiunti; e allora adesso dubito che probabilmente siamo la maggioranza, noi che diciamo "bisogna fermare i ladri", e mai, che so: "ora li pigliamo a calci in culo".

Sì: abbiamo un radioso avvenire, noi dinosauri.


politica interna
29 marzo 2014
Bravi bambini del paese


Dal sito:Tiscali.it/wlitalia


Mi ha sempre colpito l’espressione "negli interessi del Paese" perché segue o precede l’ammissione di atti incredibilmente delittuosi, per il comune senso della convivenza. Ma quella piccola serie di parole è come un antidoto: se qualcosa di tremendo viene fatto “negli interessi del Paese” cessa di essere un veleno e diventa una medicina, tutto acquista un significato altro; io posso scannare tuo figlio in culla, negli interessi del Paese; tu ne prenderai atto e te ne farai una ragione. E vorrei anche vedere che no.
Ogni Paese bada ai suoi “interessi”, in culo al Villaggio Globale, l’Europa Unita, le federazioni, il MEC, la NATO, lo SBAP (cos’è? – Boh; ma tanto non conta niente) e dunque, che qualcuno si prepari a morire, e senza lamentarsi, perché andrebbe contro gli interessi del Paese.
Oggi Obama (sempre elegante e gradevole nella sua presenza aristocratica, soprattutto quando vicino ai nostri) è venuto in Italia a stringere le mani dei piccirilli, così forte da non aver quasi fatto in tempo a ripartire che già noi avevamo cambiato idea sui Lochkeed effe trentacinque. Eravamo certi di non comprarli più perché cascano, costano un botto e non ci servono a un cazzo (son fatti per dominare il Mondo; a noi servono a che?), ma è bastata l’apparizione del Cavaliere Nero ed ecco l’inversione veleno-medicina: li compriamo, li vogliamo, li amiamo, ci cascheremo insieme, non vediamo l’ora, moriremo su di essi pezzenti e commossi.
La Lochkeed d’altra parte non è nuova a queste invenzioni: nel periodo della Guerra di Corea (anni ’50) progettò un favoloso missile alato con carlinga e lo chiamò Starfighter, combattente stellare. L’America guardò quest’aereo così veloce e dalla linea tanto simile ad un ferro da calza, il quale polverizzava i record di velocità di quel tempo filando ad oltre due volte la velocità del suono. 
L’America lo guardò far prodigi, e poi cascare giù perché le ali, agli aerei, servono e lui c’aveva due moncherini, perciò poteva andar dritto, spinto da un motore da astronave, ma quando si trattava di fare una curva, ragazzi, era meglio darsi al paracadutismo. Tutti i Lochkeed F-104 Starfighter caddero come una pioggia di rospi e l’America (che sarà sempliciotta, ma è mica scema) disse: - sai cos'è: mavaffanculo lo Starfighter.
Però ormai c’era, e i soldi spesi per la sua realizzazione dovevano rientrare; come si fa?
Si fa facilmente, quando esiste un proprio Terzo Mondo. Il Terzo Mondo dell’America, al tempo, era il nostro mediterraneo più la Germania, quest’ultima perché aveva appena perso una guerra da pazzi di cui era pure responsabile; aveva avuto miliardi di aiuti e doveva pagare miliardi di danni. I tedeschi saranno anche arroganti, ma non sono scemi: stettero buoni e si comprarono lo Starfighter.
Crepammo filando silenziosi a duemila chilometri all’ora, noi italiani e i tedeschi, sempre sinistramente affratellati nelle disgrazie e nelle minchiate. Dall’altra parte della Terra, altri acquirenti a denti stretti stringevano zone opposte mentre precipitavano in vite dopo una manovra (cioè una virata): il ‘104, “fabbricante di vedove” (come i tedeschi lo chiamavano suggestivamente) si ciucciava e poi sputava gran parte della gioventù aviera di quegli anni lì. Ma l’America aveva incassato ed aveva fornito di armi nazionali (ovvero americane) i Paesi colonizzati, aveva badato agli interessi del Paese (proprio), era dunque nella ragione. Ed anche i Paesi acquirenti, avevano badato ai famosi interessi, perché innervosire gli americani con un rifiuto, ahò, sarebbe stato chiaramente andare contro gli interessi; - di chi? - Del Paese.

Sono passati mille anni da allora, ma noi amiamo - in fondo - le tradizioni e le commemorazioni, lo si vede dalla voglia che abbiamo di sventolar bandiere (tranne quella nazionale, che nessuno si ricorda neppure se il verde sta di qua o di là) e poi amiamo gli stranieri: li abbiamo sempre avuti in casa e, siccome abbiamo una casa piccola, ci mettiamo stretti stretti a dormire tre in un letto per fargli posto. Poi, quando vogliamo vantarci un po’ con loro, gli ricordiamo che siamo discendenti degli Antichi Romani. Gli stranieri sorridono e fan segno che lo sanno, sanno benissimo che dopo duemila anni, di quel sangue là c’è la dose omeopatica che fa giusto sognare; in compenso siamo figli loro, di tutti loro: sangue arcobaleno. Vogliamo scontentare papà e zio, che son quelli che ci danno la paghetta? – ci fanno capire, guardandoci negli occhi. Sarebbe contro gli interessi del Paese. Quale? – non è necessario saperlo, tanto siam parenti. Come Cita lo era di Tarzan.

Ecquìndi: essere discoli, mai; noi saremo anche scemi, ma in fondo siam bravi bambini. Viva gli effetrentacinque Starfighter.

politica interna
7 febbraio 2014
Signora mia, dove andremo a finire




La Signora Boldrini è una bella donna.
E via, l’ho detto, e ho fatto il mio dovere di italiano. Appena vado all’estero poi, mi fingo francese e mi esprimo liberamente.
Sarà pure una bella donna eh, ma perdìo, quanto se la tira.
Mette su una faccina severa severa, ma severa severa che sembra la moglie del Padreterno; oppure la Gelmini dopo otto ore che si è svegliata (prima, continua a dormire). Alla Signora Boldrini (che è una bella donna, come si recita antifonicamente) manca solo l’alabarda spaziale per fare giustizia di tutti i cattivi. Che non sono mica i pregiudicati e pregiudicanti, mischiati a pochi intonsi dalla legge, che lei ha l’onore di presiedere, no certo: i cattivi sono quelli che dicono – per esempio – le parolacce.
Anche la mia Maestra elementare (la quale – posso dirlo? – non ricordava propriamente una bella donna, ma più il brigante Gasparone) la pensava così; guai a chi diceva le parolacce; se le dicevi nell’ora di Storia, era capace di chiamare i Francesi a farti guerra, come il Papa; o come Letta, che invece, più o meno per le stesse ragioni, chiama gli arabi. Fortuna che gli arabi parlano arabo, e non capiscono e forse per toglierselo di torno, gli danno pure dei soldi. La Boldrini, Letta e la mia Maestra sono un continuum (spero di aver messo tutte le u) del Pensiero Fondamentale, tipo:
- Vallanzasca era un (bandito assassino) fascinoso e scanzonato ragazzo dai begli occhi azzurri
-Onorevole, guardi che non si può entrare in Parlamento senza la (fedina penale immacolata) cravatta
(Sì è incostituzionale) ma l’ha detto il Presidente, ha capito? Il Pre-si-den-te!!
- Oh, che piacere incontrarLa a questa immancabile prima della stagione operistica (di cui non ho mai capito un cazzo e manco me ne frega tanto così).

Ovvero: “che faccia faccio per far la faccia che mi faccia far la faccia adatta?” – la risposta è semplicissima: la faccia da circostanza; e allora non resta che parlare della circostanza.
Nessun timore: è altrettanto semplice essendo le circostanze, pochissime. Effettivamente, in culo al vocabolario, le circostanze non sono le contingenze; queste ultime sono molteplici, ma non fregano a nessuno e si riducono, socialmente, a due circostanze: quella buona e quella cattiva.
Quella buona è buona se conviene che sia buona, sennò diventa cattiva. “Conviene” a chi? – al “Paese” – quale paese? – “quel” paese, quello per il quale spesso ci si incammina forzatamente. A volte anche volontariamente, per semplice spirito di obbedienza mascherato da emulazione, e ciò si chiama conformismo: il conformismo è dunque obbedienza scambiata per emulazione, ed è il cuore del problema.
Ed è anche la sola ragione per la quale la Signora Boldrini può preoccuparsi delle cravatte e delle parolacce, strafottendosene (ops, pardon) di render conto del significato dei decreti e – più in generale – del senso delle azioni di un Governo che – ricordiamolo en passant – è illegale.
Ma bisogna dire che è una gran bella donna. E diciamolo, con lo stesso spirito che anima lei quando si scàndala con la boccuccia ad o, per le parolacce: Signora mia, ha visto che roba, ma dove andremo a finire; ah, ci vorrebbe Lui.  Sì; ed inoltre non c'è più: 

- religione 

-le mezze stagioni 

-rispetto per gli anziani


Un due tre, via: boccuccia a culo di gallina ed in coro: -"...Oooohhh!..."


politica estera
12 dicembre 2013
Grammelot per sordi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/11/mandela-linterprete-dei-segni-a-johannesburg-era-falso-gesti-senza-senso/810035/

No, dico: la notizia è straordinaria; alla commemorazione funebre di un grande uomo, dove ognuno riflette sul fatto che, ogni tanto, un grande uomo c'è per davvero e che, comunque, nessun uomo può essere così grande da non avere difetti e non commettere errori, suggerendo così a tutti i presenti che la grandezza non è mica la divinità, ma è attributo umano dipendente principalmente dal carattere, quindi tutti noi potremmo tendere alla grandezza rafforzando quello, e con la volontà - mentre una riflessione così vien suggerita, cosa fa il traduttore nel linguaggio internazionale dei segni, l'unico linguaggio che permette una trasmissione interpersonale con un sordomuto?
Gesti a caso.
Il traduttore è un cazzaro, uno che si è improvvisato e che quel linguaggio non lo conosce, e si è infilato proprio lì a quel funerale un po' di tutti, per cazzeggiare.

Perché? Le ragioni - che durante il momento di sorpresa non si scorgono - possono essere tante:

- è povero e disperato e aveva proprio bisogno di quel compenso destinato al traduttore vero
- è pazzo, emulo di Chance il giardiniere, il grande personaggio di Peter Sellers nel film Oltre il giardino e - come nel film - nessuno l'aveva capito.
- è la reincarnazione di Tommaso Marinetti o di uno del suo gruppo: gente interessante, ma soprattutto cazzara quant'altra mai. Dunque la metempsicosi è una realtà.
- era Dario Fo. Ma non è possibile, perché Dario Fo è un buffone serio.
- era berlusconi.
- era un sordomuto dislessico.

E chissà quante altre ottime ragioni esistono, per un fenomeno così. Pensiamoci.


politica interna
6 novembre 2013
(ci ricasco): - Administra

Spettabile Ministra

E' sempre buona cosa vedere qualcuno uscir dalle grane; mi unisco dunque alla felicitazione che il Parlamento le ha tributato addirittura con una standing ovation (ovazione all'impiedi) cui ha dato le mosse - e son soddisfazioni - il preclaro Formigoni. 
Noi non ci conosciamo, Signora Ministra, ma per conoscersi basta presentarsi, e questo anonimato di gioco, che utilizzo qui per giocare, potrebbe immediatamente venire abbandonato nel caso Ella volesse gentilmente invitarmi per un caffè al suo dicastero.

Perché le scrivo? Perché non ho il suo telefono, ed ho preso una multa. 
E' vero, andavo troppo veloce, ma la strada era diritta e larga, sgombra di traffico, la visibilità era eccellente ed ero stato appena superato da alcuni mezzi semoventi, tra cui un'auto dei Vigili Urbani (o - come si dice ora per accontentare i Leghisti: "Polizia Locale") di altro Comune. Purtroppo c'era il congegno elettronico misuratore di velocità (perdoni, ma al momento non ricordo la denominazione inglese) appostato in mezzo alle fratte sul bordo via.
E mi hanno beccato. Sessantasei-sessantasette Euro, che - come dice il Signor Capatonda e certo anche Lei comprenderà - sossòldi.
Io faccio molto affidamento su di Lei, Signora Ministra; Lei, per sua (non esagero con le maiuscole, mi consenta) stessa conferma, s'interessa giorno per giorno degli italiani che hanno incontro con la giustizia e ne patiscono la ferrea liturgia la quale dispone e pretende l'esecuzione della pena. Come nel Medioevo, aggiungo io, stimandomi in accordo con Lei. Ho molto apprezzato la frase: "non è giusto, c'è modo e modo" che Lei ha rivolto a dei suoi conoscenti in un caso che definire analogo mi pare improprio, e me ne rallegro, perché trovo che questa differenza giochi a mio vantaggio.

Infatti, se "non è giusto" che la Giustizia si occupi di incarcerare truffatori incalliti, è di tutta evidenza sia ancora meno giusto che faccia pagare una multa a me che sono incensurato, contribuente, lavoratore, elettore, democratico, e pure bello.
Ne converrà con me, allora, che il suo interessamento nella questione, viene di conseguenza; in effetti io mi permetto di sollecitarla solo per il fatto che dubito Lei sappia della mia multa e fors'anche della mia esistenza, ma le assicuro, Signora Ministra - ed ho dei testimoni - che entrambe le questioni sono certe.

Sono quindi a salutarla attendendo la sua cortese e doverosa convocazione, volta a discutere nei dettagli la risoluzione del mio caso. 
Giusto per precisare, la informo che al suo invito potrei non rispondere solo io: alcuni altri cittadini, alcuni milioni, che - come il sottoscritto - hanno subito l'ingiustizia della Giustizia (mi consenta l'ossimoro scampanante) infatti, hanno giustamente il mio stesso diritto di veder riconosciuta la propria discolpa dalla colpa (mi rincresce per la sintassi, ma è l'argomento che è strano). In ogni caso, credo non ci siano problemi: basta aggiungere la giusta quantità di sedie e di caffè.

Se invece Ella preferisse trattare il caso telefonicamente, abbia la compiacenza di fornire il suo recapito, oppure mi scriva: sarò lietissimo di comunicarle ogni mio dato personale così da metterla nella miglior condizione per contattarmi. Come avrà capito, l'importante, per me come per gli altri, conoscenti e sconosciuti, è sfangarla.

Con osservanza.

politica interna
7 ottobre 2013
Ahil'italia

Scrissi questo sfottimento alcuni anni fa, ad un amico teatrante. Lo ripropongo qui - con qualche edulcorazione - per la sua tenuta cronachistica mutatis mutandis, visti i tempi.
"Fantozzi" è Augusto Fantozzi, più volte Ministro e, in quel periodo, commissario straordinario (a parole) per l'Alitalia.


Buongiorno, vi parla il Comandante. Prego i Signori Passeggeri di allacciare le cinture e rimanere ai posti assegnati: stiamo attraversando una zona di turbolenze che sarà causa di qualche instabilità. Il personale di volo è a vostra disposizione per istruzioni e richieste; buon proseguimento di viaggio con... boh, mi pare sia ancora "Alitalia".


- Il Personale di Volo
: - E' ORA! E' ORA! CONTIAM COME 'NA SUORA! ADESSO! O MAI! MANDIAMO IN CUL LA CAI!
- Epifani (al pilota): - un po' più a sinistra.
- Comandante: - ma che lo dice a me? Lo dica a Colaninno!...
- Epifani (a Colaninno): - un po' più a sinistra.
- Colaninno: - togliti di mezzo, babbeo.
- Epifani (ad una hostess): - un po' più a sinistra.
- Hostess: - uffa, questo!
- Colaninno (con le mani sui fianchi e le gambe larghe): - come sapete, sono di sinistra; mio figlio, quel bamba, è ministro ombra di non so che cosa; firmate questo pacco sennò morite di stenti, miserabili chauffeur. Viva Lenin, viva Stalin, viva Mao-Tzè-Tùng. (esce)
- Il Personale di Volo: - VOLARE! OHO'! ADESSO NON SI PUO'! CI MANCA! IL QUATTRINO! MALGRADO IL COLANINO!
- Fantozzi: - buoni, buoni, ho aperto un tavolo di trattative.
- Il Personale di Volo: - CON CHI?
- Fantozzi: - no, così, per parlare.
- Veltroni: - si dice "così, per parlare" mica "no, così per parlare"; non bisogna mai dire “no”
- Fantozzi: - l'hai detto!
- Veltroni: - Madonna santa! Devo andare a confessarmi! (esce)
- Colaninno (rientra buttando in terra Veltroni): - allora, firmato?
- Il Personale di Volo: - PADRONE! SEI PAZZO! FIRMIAMO QUESTO CAZZO! (gesto) VIAGGIATE! SUL MULO! L'AEREO L'HAI NEL CULO!
- Colaninno (a Veltroni): - cosa fai in terra, cretino? Vammi a prendere quel sindacalista, Epifanio lì; ha firmato o no?
- Veltroni: - no.
- Fantozzi: - hai detto no!
- Veltroni: - oh Maria Vergine! Mi verrà l'herpes!
- Epifani (entra parlando da solo): - un po' più a sinistra, appena appena a sinistra.
- Colaninno (a Epifani): - tieni, firma qua.
- Epifani: - qui a sinistra?
- Colaninno: - dove cazzo ti pare
- Il Personale di Volo: - NON FARLO! EPIFANI! O TI SPACCHIAM LE MANI!
- (entra Berlusconi) Berlusconi: - ehilà, che belle acconciature, che belle divise, che bella giornata, la sapete quella del pizzaiolo che non voleva pagare il pizzo?
- Veltroni (a Colaninno): - però è simpatico, vero?
- Colaninno: - sì, sì, è simpatico. Fai firmare questi pezzenti, sbrigati.
- Berlusconi: - uehilà, il Cola! Problemii? La sai quella dell'imprenditore che imprende per il culo?
- Colaninno: - sì, sì, la so. Quei pirla qua, cos'è che bisogna fare, che io c'ho mica il tempo da perdere, che poi m'han detto che siamo anche avversari politici; il grano che mi hai detto, qui, dov'è?
- Berlusconi (al Personale di Volo): - ragazzi, insomma, cos'è che volete; la sapete quella dell'uomo d'affari che mangia i fagioli e vola senza l'aereoplano?
- Il Personale di Volo: - VOGLIAM! GARANZIE! LE SUE LE TUE E LE MIE! SE ANCHE! CI PREGA! A NOI FREGA…
- Berlusconi: - …una sega, ho capito: Letta!
- Letta (entra strisciando, in costume da serpente e parrucca biondissima): - zì, padvone, hiss... dimmi cosa vuoi che faccia.
- Berlusconi: - Letta, pensaci tu. (esce)
- Letta: - zì, padvone, tutto quello che vuoi padvone! (bacia in terra dove è passato Berlusconi)
- Il Personale di Volo (sgomento): - ma che, abbiamo a che fare con questo qui?
- Fantozzi: - ih! Ih! Ih!...
- Epifani: - lei è a sinistra?
- Letta (sibilando): - come vuoi tu, Guglielmo
- Epifani: - allora vado a destra. (esce)
- Veltroni: - non bisogna pregiudizialmente avere pregiudizi che pregiudichino il pre… (vede Letta) ah, mio Dio! (fugge)
- Il Personale di Volo (agitatissimi): - dove dobbiamo firmare?
- Letta: - qui, faccio io da tavolino
- Il Personale di Volo (lamentandosi confusamente): - pietà, perché, no, no…. (firmano e svengono)
- Colaninno: - allora, firmato?
- Letta (consegnandogli i documenti): - ecco, possente amico del Padrone!
- Colaninno: - bravo Letta; farai impressione, ma sei bravo. Adesso togliti dai coglioni, e voi aprite le finestre. (dà un calcio a Letta e lo butta fuori. Colaninno esce da un'altra parte)

(da fuori, voci sfumando di Berlusconi e Colaninno)

- Berlusconi
: - alura, Cola? Te quando ci hai un problemino chiami il Berlusca e lui ci pensa lui, hai capìto?
- Colaninno: - ce n’ho sempre così, di rogne, io.
- Berlusconi: - nessun problema! Ce lo diciamo al Mànghi
- Colaninno: - ma è mica morto?
- Berlusconi: - ma dàài!... te, ci credi al babbo natale?
- Colaninno: - ah! Ah! Ah! È vero, sei simpatico.
- Berlusconi: - ah! Ah! Ah!... Vieni, Cola, vieni col Berlusca.

In scena: il Personale di Volo, a terra.

politica interna
2 ottobre 2013
Fuori dal vaso

Proseguono le consultazioni alla Camera per il voto di fiducia al Governo in carica; numerosi applausi hanno sottolineato l'intervento del parlamentare della Lega quando egli ha enumerato le cifre della crisi, abilmente riconducendole alla responsabilità del Governo; altre manifestazioni concordi erompevano dai banchi della compagine di destra all'indirizzo dell'oratore, non appena egli denunciava il fallimento del Governo nella prevenzione della immigrazione clandestina e nella repressione della criminalità. Quando il brillante deputato leghista ha però segnalato come una previsione di amnistia o di indulto avrebbe avuto effetto pernicioso sulla società e si sarebbe configurata come una iniqua concessione al crimine perché, testualmente: "i criminali, Signor Presidente, devono stare dentro, non fuori", non appena espressosi in modo così convincente egli, con un mormorio strozzato, si è accasciato sul banco, restandovi esanime.
Il Presidente della seduta ha poi disposto l'immediato ritiro di tutte le cerbottane al curaro dai banchi della destra.
politica interna
21 agosto 2013
Al telegiornale il nuovo gioco dell'estate

Ma una sentenza definitiva, è definitiva?
Sentiamo il parere dell'Alta Corte.
politica interna
24 giugno 2013
Così tanto per dire

 

In un paese confinante, si fa così: tipo che, siccome quando uno che delinque poi magari diventa ministro e dopo vengono fuor le magagne, cioè i delitti, ma però giacché ormai è ministro non è che lo si può trattare male, cioè non lo si può buttare in galera, essendo che è ministro, scoppia un casino della madonna (dico la cantante, eh, non se n’abbiano a male i preti) perché da una parte egli dovrebbe finire i suoi giorni al gabbio, come tutti i cristiani che non sono ministri, e dall’altra lui però è ministro.

Come se ne esce? Si potrebbe fare così: prima lo si condanna, in modo che la gente che non è ministro capisca che non si guarda in faccia a nessuno, nemmeno al ministro - e dopo lo si assolve, così la gente non-ministro dice: “eh, però hai visto che la giustizia un po' aveva (deve dire “aveva” al passato, è chiaro – ndt) funzionato! L’avevano condannato!” ed i ministri possono dire: “questa è una grande vittoria della giustizia” – senza specificare se si riferiscano al primo o al secondo grado.

Poi la gente (non i ministri) come al solito, allarga le braccia e passa oltre perché capire è difficile, anzi: è brutto.

E si ricomincia.

politica interna
23 aprile 2013
Che fare

 

Dibattito

         

Visto quanta responsabilità? 'Sti cazzi, quanta responsabilità. A furia di sentire che ci voleva un mucchio di responsabilità, che tutti avrebbero dovuto prendersi una parte di responsabilità, io, ogni mattina, facendomi la barba, mi guardavo allo specchio e dicevo: - ma tu, tu che mi guardi, te la sei presa la tua responsabilità? - e mi tagliavo.

Ero profetico: la responsabilità fa le cose male. Io, per esempio, che sono un irresponsabile, non ci sarei andato da berlusconi a dirgli:

- maestro, dimmi tu chi deve fare il Presidente della Repubblica. Maestro, se pur tu fossi il delinquente che alcune ventine di milioni di incauti dicono, ammaestrami a me, che pago pure le multe, dimmi una parola di saggezza e poi sguinzaglia i cani, così me ne vado; maestro, no, dico, maestro, preferisci màngano o dell'utri? Come, è morto? Dell'utri? Ah, màngano? O come mi dispiace: sapevo che eri in lutto, non venivo. Ah, se è tanto tempo fa... e allora me lo puoi dire, maestro? Comunicami, se ti piace, una rosa di nomi, un ventaglio di proposte a te grate; posso sedermi? Ah, si sporca? Come non detto. Deh, parlami, te ne prego, perché se me ne sorto di qui senza un responso poi non riesco a dormire, come quell'imbecille della pubblicità. Ti piace badalacoso, lì, come si chiama? O preferisci qualcuno meno sovversivo? Io aspetto. Sì, di là, aspetto di là, grazie, grazie. -

 

E nemmeno avrei fatto il Pinocchio con il Grillo:

- ma pensa questo qui che fa il buffone: viene a dire a me cosa devo fare. A me: lui a Me! Ma chi fur li maggior tui? Ma lo sai chi sono io? Vai, vai, ragazzo, e passa dal retro! Ma qui non c'è più la misura delle cose: va bene essere democratici, vero, ma non è che questo voglia dire farsi avvicinare dai pezzenti. O stare ad ascoltare chiunque, magari i pagliacci, per giunta plebei. O che ne so: permettere ad un servo di desinare coi padroni. In effetti, io non ho mai capito che cosa voglia dire 'sta cosa dell'essere democratici e d'altra parte manco me ne frega tanto così. Mi vien pure da sorridere, ah ah, al pensiero che ci sia anche un solo scioccherello che lo sta a sentire, questo Gallo, Trillo, Birillo, come si chiama, un prodotto di chissà quale suburra. Sorrido e scrollo il capo regalmente. Tzè. Al massimo potrei forse permettergli di lucidarmi le scarpe, il giorno che davvero volessi premiarlo. Eh, in fondo ho proprio un cuor d'oro, sì. -

 

Avrei evitato lo stile Napolitano, nel rapporto con la base:

- La base: ma cazzo stai facendo? Uéh, ma sei scemo? Bada, ti facciamo un culo così, segretario delle nostre balle: non lo fare, t'è capi', NON-LO-FARE!

- Il Vertice: ma benedetta gente, se non sapete le cose, tzè, pfui, se siete ignoranti state zitti, cosa parlate, cosa volete interloquire, come pensate di poter capire, voi, marmaglia, popolaccio maleodorante; scostatevi in là, parlate col camerlengo, fate anticamera, largo, largo. Adelante, Pedro, pàssagli sui piedi, ma che non gridino troppo, ché ciò m'angustia.

 

Epilogo

 

Da ragazzino ero così contento di essere di sinistra; di votarla, perfino. Ero uno di sinistra fatto e finito, con tutti i dettàmi giusti, e non mi dovevo nemmeno sforzare: ero così di natura. Che bello: c'ero nato, così, baciato dalla fortuna. Poi sono cresciuto, e sono rimasto di sinistra. Io. Ma lei usciva sempre più spesso, diceva che c'aveva quel compleanno dell'amica, poi l'onomastico della mamma, e la riunione dell'otto marzo, e la palestra, e la zia in ritorno dall'India, e il corso di astronautica. Mi son trovato solo che non me ne sono neanche accorto. Ho ancora la sua fotografia. Era bella da non dire, la mia sinistra. L'ho rivista anche oggi; non è più così bella come allora, ma ogni volta che la vedo, io sento un rimescolìo dentro di me e rimango a guardarla mentre si allontana, gira a destra e sparisce dietro quell'angolo. Lei non mi ha nemmeno riconosciuto. Eppure anni fa ci volevamo tanto bene. Non volevamo lasciarci mai.

 

Chi l'avrebbe detto - penso, tornando nella casa comune.

politica interna
22 aprile 2013
Atto ribaltato

 

E' una vendetta? Una maledizione? O solo un incubo? Non potremo saperlo mai, se non lo sappiamo già. E chi non lo sa? Mah.

          

- L’Incubo (si lamenta mentre dorme in un letto, sul suo petto sta accovacciato Il Presidente):  Ohh… uff… ahio… mm… (si sveglia) ma che co…? Ma… che è successo, mi… mi… mi sono addormentato?!

- Il Presidente:  Eh!

- L’Incubo (spaesato):  Oddìo!… Preside’… ma che fai lì? Che demonio è succ…? Ma che, ci siamo cambiati di posto?

- Il Presidente:  Guaglio’, ti eri addormito così bello… sembravi un nutrìco di mamma; e stai, stai!...

- L’Incubo:  Macché "sto"…! Sono l’incubo, io! Non dormo mai, anzi io son quello che sveglia tutti, io sono quello che… quello che… madonna, che mal di testa…

- Il Presidente:  E per forza, con quello che ti sei abbevùto!

- L’Incubo:  Ho bevuto?

- Il Presidente:  Picciri’, ma davvero non ti rammenti niente?

- L’Incubo:  Oddio… mi viene in mente che c’era un casino… una scena da incubo, ma proprio coi fiocchi… non si capiva niente, tutti facevano cose assurde… ho detto: ma qua l’incubo sono io o… mi è venuta una crisi, non lo so, mi sono sentito inutile, ho detto: ma io sono un fallito, sono… e allora ho bevuto, e poi... ma pensa che roba strana eh? Ho sognato; proprio io! Vabbè, Preside’, mo’ pero’ scambiamoci di posto, su, e torniamo all’ordine; allora: tu dormi, io ti peso sul cuore e ti sveglio…

- Il Presidente:  No no no, picciri’, non si fa più a quella maniera llà, vedi che questa è la cosa, mo’, è cambiato tutto, ‘o ssàpe…

- L’Incubo:  Cambiato che?

- Il Presidente:  Ma come, che! È il nuovo corso questo! Mo’ bisogna cambiare tutt’i cos’: ‘na granda rivoluziona si avvicina, e io songo lo condottiero! Mi siento come quando ciavévo a ottant’anni, ueué: ‘nu liòne!

- L’Incubo:  Preside’, ma cosa stai dicendo? Io avrò sognato di bere, ma tu devi aver bevuto davvero… fammi alzare, dai: sei quattr’ossa storte ma mi pesi come due corazzieri, uff… e sùsete…

- Il Presidente: Bellillo, ma allora non mi hai capito: qua mo’ non si sùsa più a nisciuno per altri a settànni! Ci stengo in piéti solo io: e basto e avanzo, picciri’!

- L’Incubo (sempre più oppresso):  Uff… mannagg… ma senti un po’: tra poco tu te ne devi andare, eh: lasci la carica! Insomma ti scaricano, te ne torni alla stanzetta, colle pantofoline, a fare la pennichella, insomma fai lo stesso che qua, però lo fai là… ci siamo spiegati, Preside’? Perciò alzati, con le ultime forze, su, che io c’ho un po’ da fare, veh, dài: uno due hop…

- Il Presidente:  Ehh, comme si vede che non hai stutiàto… eppure lo dice puro la Costituziona…

- L’Incubo:  Che cosa?

- Il Presidente:  Leggo, sientimi abbène; articolo ottantaquattro: “può essere eletto Presidente ogni cittadino che abbia compiuto cinquant’anni di età”; articolo ottantacinque (songo più vecchio io): “il Presidente è eletto per sette anni” …blablabblà blabblabblà… ah ecco qua: “Il presidente della camera dei deputati convoca il Parlamento e i delegati regionali per eleggere il nuovo Presidente”. Ecquecquà, nero su biàngo. Visto?

- L’Incubo:  Ma visto che!?

- Il Presidente:  Marònna santa, figlio mio, ma tu sei proprio ‘nu legno! Aggio compiuto cinquant’anni, io?

- L’Incubo:  Alla faccia, da quasi cinquant’anni!

- Il Presidente:  Bravo. E adesso rispondi giusto, pènzaci bene: stanno per eleggere ‘o nuovo Presidente?

- L’Incubo:  E per forza, il tuo settennato è finito!

- Il Presidente:  ‘O vedi che, quando ti àpplichi, capisci? E allora ‘o nuovo Presidente songo io, no?

- L’Incubo:  Ma no! Tu hai finito, ci sarà un altro Presid… uff... ahio…

- Il Presidente:  Benedett’ ‘o Signòre, cicciriello mio: quell’altro song’io! Perché nunn’o capìsce? È facile!

- L’Incubo:  Ma non è logico… non è nemmeno legale… urc… sposta un po’ ‘sto ginocchio…

- Il Presidente:  Non posso, songo ‘o Presidente!

- L’Incubo (grida):  Ma quale Presidente, sei fuori! Vattene a casa! Facci alzaree!...

- Il Presidente:  Tu quest’iccòse non le puoi capire: è ‘na questiona di responsabbilità, volesse mai Iddio che me ne vàco e qua ci viene a uno che non sape leggere la Costituziona come la leggo io che, modestamente, songo cchiù meglio di Benigni… tu duorme, duorme e crisci santo, non te preoccupa’: qua ci sta ‘o Presidente, colla sua bbella stilografica, che veglia su di voi…

- L’Incubo:  Ma vuoi dire… stai dicendo… che il mio... non era un sogno?!…

- Il Presidente:  E no. Tu non puoi dormire. Sei l’incubo. Ma sienti a mmé: cambia mestiere perché, come incubo, ciai poca fantasia. Sei superato dagli eventi, come si dice. Capìto?

- L’Incubo (grido orripilato):  …NOOOOOO!!......

 

 

 

(Sipario)

politica interna
20 marzo 2013
Ma che legittima scocciatura

           

Ragazzi, questa del "legittimo impedimento" è proprio forte. Io per "legittimo impedimento" immaginavo ingenuamente il caso in cui uno, recandosi al processo, venisse arrotato da un tram che gli portava via le gambe (o le braccia, se preferite) e, trasportato d'urgenza al nosocomio, da lì si giustificasse con un filo di voce: "Signor Giudice... glielo giuro, verrei, ma ho un legittimo amputamento... impedimento, mi scusi".
Oppure ecco il reo, durante il viaggio verso il tribunale, venire catturato come ostaggio da rapinatori inseguiti dalla polizia; in questo frangente vedevo il Nostro trascinato per il coppino, pistola alla nuca, arrabattarsi col cellulare: "avvocato, lo dica lei al giudice, vengo appena posso, se non mi sparano...".
O, sempre per dir fantasie legittime, mi figuravo l'imputato colto improvvisamente da un bel vuoto di memoria: "chi sono? San Gervasio?" - "no, sei un delinquente" - "io? un delinquente?! Oh no, no!" -  (piange e s'impicca per il disonore, ne consegue che - legittimamente - non si presenta in aula).

Ecco qua. Che dite, avrei dovuto studiar legge, eh, invece di dar prova di tanta ignoranza. Da ignorantone qual ero, oggi ho capito che il "legittimo impedimento" è:
- "l'aspettiamo al processo"

- "se volete, state lì e aspettate, tanto io non vengo"

- "perché?"

- "perché c'ho da fare i cavoli miei"

- "oh certo, ci scusi tanto, riveriamo".

 

Accidenti, com'è affascinante, la giurisprudenza.

politica interna
25 marzo 2012
Stanlieollio vive!

Però bisogna considerare che Stanlio e Ollio recitavano; nella vita non facevano certo così.




            
                                

Non è che chi scherza dicendo assurdità abbia confidenza con l’assurdo. Mi è successo di restare a bocca aperta fino ad oggi, quando ho appreso la notizia dello straordinario episodio –  non so se definire corruttivo – che ha inguaiato il sindaco Emiliano. Per un caso, in quel periodo, dopo il telegiornale di Rai Tre, davano brevi filmati di Stanlio e Ollio, roba di una volta eppure ancora divertente, con i due che, ubriachi di protossido d’azoto ovvero dell’anestesia di un dentista, partono con l’auto scoperta, a carrozza, e si infilano in un traffico primitivo di auto a carrozza scoperta, combinandone di tutti i colori. Perché il protossido d’azoto è il famoso “gas esilarante” e loro sono ancora sotto l’effetto dell’anestesia, quindi non riescono a smettere di ridere nemmeno di fronte ad un impermalito poliziotto che tenta di sbrogliare l’ingorgo provocato dalla guida drogata di Stanlio e Ollio.

Queste storie divertono ancora tanto, soprattutto per la simpatia naturale e la bravura mimica dei protagonisti, la vecchiezza fuori moda delle ambientazioni e la fantasia surreale degli episodi; Stanlio e Ollio sono operai che devono consegnare un pianoforte salendo una rampa di scale? Naturalmente consegneranno un pianoforte sbriciolato, e dunque non più un pianoforte; saranno un poco imbarazzati del risultato del loro lavoro, ma non più di tanto. E, se il cliente li prenderà a ceffoni, essi reagiranno tagliuzzandogli la cravatta, mettendogli in testa un secchio di vernice, mandandolo a gambe all’aria in qualche maniera; il tenero, infantile Stanlio ed il burbero e sfortunato Ollio, quando si incazzano, menano come fabbri.

Però menano sempre in modo divertente perché sempre attendono compassati che il loro avversario completi la sua aggressione, prima di rispondergli del pari, e perché la loro rissa è futile nella dinamica come lo è nella ragione: mai che ci si spieghi, mai che si cerchi di comporre il diverbio; il massimo che può fare Ollio per tentare un accordo è arricciarsi la cravatta tentennando la testa, e pare un cane tonto che scodinzola; tutto quello che può fare Stanlio è un sorriso da maschera mentre si stringe nelle spalle, come la caricatura di un bambino. Ma i loro avversari non sono diversi: il poliziotto si gonfierà d’importanza come un tacchino prima di finire a gambe in aria, il padrone del negozio dove loro sono entrati con la macchina per un errore di manovra si metterà in comiche posizioni di battaglia come un gatto furioso; il loro principale che li rincorre per punirli continuerà imperterrito l’inseguimento malgrado gli inciampi e le cadute in cui incorrerà per propria maldestrezza, dandone comunque colpa a loro; la vamp che passa di là riceverà l’omaggio di un baciamano e immediatamente dopo – neanche a dirlo – un volo di torte in faccia.

L’ingenuità, l’irrealtà, in alcuni casi della vita ci maldispongono, ma Stanlio e Ollio ce la presentano così pura da farcela apparire sublime; loro sono dei Cavalieri del Non Senso, come il Sindaco Emiliano.

Immaginate: voi siete, in una comica d’un tempo, un personaggio importante; siete giustamente grandi e grossi e barbuti, per sottolineare l’autorità della vostra posizione, e serissimi. Arriva un questuante che, per ingraziarsi i vostri favori, vi fa un regalo. Che regalo vi fa? Siete in una comica, non nella realtà, dunque sarà un regalo assurdo; ecco: vi fa una torta gigantesca, più alta della vostra casa e voi, per mangiarla, pensate di togliere il tetto e calarla direttamente in tavola dall’alto. Oppure il questuante fa il pescivendolo e allora vi regala del pesce. Moltissimo pesce (forse ha un grande favore da chiedervi ed allora, nella logica delle comiche, ci vuole almeno una balena, oppure un camion zeppo di pesce). E ve lo recapita a casa. Vostra moglie, elegante, in abito lungo e collana di perle, riceve l’omaggio e che fa? Non sapendo dove metterlo prova a stivarlo nell'armadio, ma il pesce casca in terra; allora tenta coi cassetti, ma il pesce non vuole star chiuso, e così ci riempie nientemeno che la vasca da bagno. Nella scenetta successiva voi tornate a casa a petto in fuori, ricevendo con degnazione la riverenza di qualche passante; entrate ed il maggiordomo vi ossequia, voi gli consegnate cilindro e bastone, baciate sulla testa i bambini e naturalmente andate a fare il bagno.

Cosa bisogna aspettarsi? Al minimo che un granchio gigante vi pizzichi le natiche, per cui voi, in jabot e ghette slacciate, scappate per la via con il granchio appeso al sedere tra la sorpresa dei passanti.

Queste erano le comiche. Nella realtà, è evidente, nessuno potrebbe vivere episodi del genere perché è assurdo, se non per fare uno scherzo goliardico, regalare qualcosa che non si può utilizzare; chi potrebbe considerare un regalo un quintale di pesce? Il pesce va mangiato, o surgelato subito perché altrimenti infracidisce e la comica diventa un film dell’orrore. E chi, ricevendo in regalo un baule di pesce, lo piazzerebbe nella vasca da bagno? La vasca da bagno serve per fare il bagno, fa quasi imbarazzo ricordarlo, e non ci si mette del pesce puzzolente e lercio, neanche per un minuto. Dice: “ma non ci sta in frigo” – e certo: nelle comiche nulla funziona, altrimenti non si ride. Dice: “e cosa dovevo fare?” – nella realtà, chiamare il neurodeliri e un camion della nettezza urbana, nelle comiche scappare con un granchio attaccato al sedere, no?

E pensare che lo consideravo una Persona Seria; è proprio vero: più assurdità si dicono e più si dimostra di non capire niente dell’assurdo.

 

letteratura
4 ottobre 2010
Uéh, fallo anche te!

L'ho già detto: bisognerebbe che gli elettori della "Destra" provassero un po'  a comportarsi allo stesso modo di coloro che essi votano. Proviamo per  esempio a fare come il Sindaco di Adro, che ha riempito una scuola pubblica di simboli leghisti...




Come sa la ristretta cerchia di coloro che si dan la pena di leggere le mie letterine, io sperimento sul campo la validità del nuovo corso dei tempi. Sono un piccolo imprenditore del nord, vacaputànga, e dunque mi fido del bòssi, che non ha mai lavorato, del berlüsca, che fa lavorare tanti poveri siciliani come il màngano, del maròni, che non si sa neanche se c’è e del sindaco di Adro, un gigante del pensiero minerale. Io mi fido e mi tracanno l’acqua del Po ogni giorno a colazione, ché con la merda che c’è dentro è meglio dello yogurt. Prosit.

Mèmore degli sviluppi sul caso di Adro dunque, una mattina mi son svegliato e – uéh – sono andato a dipingere il logo della mia ditta sul muro della fila di capannoni di fronte. Poi son tornato in ufficio bello paciarotto, secchio e pennello in mano.

Stamattina mi reco al lavoro col mio bel camion variopinto e vedo il vicino di capannone che sta parlando coi carabinieri. – Ma uéh, dìsi – dico – Che succede?

-       È lei il signor Internet? – mi fa un appuntato, con la faccina severa severa.

-       Ah, anche lei segue il blog? – gli domando, tutto contento.

-       Senta, mi creda, non le conviene fare lo spiritoso. È lei che ha dipinto quello sgorbio sulle pareti della Balestrazzi Spa? – indicava, lo sprovveduto, il marchio della mia attività che campeggiava in più copie su tutta la muraglia della via, fresco di vernissage e bello da non dir.

-       Ci può giurare – rispondo fiero – e, se non l’aveva capito, la parte labirintica raffigura la difficoltà della ricerca di mercato nonché il rischio di incontrare il minotauro, cioè il cattivo pagatore, mentre i caratteri runici tutto intorno sono una evocazione apotropaica del cerchio della vita come ciclo inesaurito di costi e ricavi. E quel puntino là è l’utile. Gran bel marchio, eh?

-       Guardi, signore, queste cose non le deve dire a me ma al maresciallo. – s’esprime il doganiere – Qui c’è la denuncia della Balestrazzi Spa a suo carico per danneggiamento, ecco a lei. Si tenga a disposizione.

Leggo a fior di labbri la carta che il bòcia mi ha messo in mano e trasecolo: - Denuncia per coosa??... – grido scandalizzato –  la Balestrazzi mi denuncia per aver ornato con simboli storici quei muri deprimenti che la contornano? Ma lo sanno che il labirinto, secondo Erodoto di Alicarnasso, è silloge mirabile di che cazzo ne so? Lo sanno che il Durkheim visitò Hampton Court e fu dato per disperso finché riuscì a sbucar fuori dal dedalo mangiandosi una siepe? Sanno che Lucien Lévy-Bruhl, da studente, scarabocchiava sempre labirinti, quando non giocava a battaglia navale, durante l’ora di religione? Cose da pazzi! Ma qui non sappiamo più quanto stiamo andanto su questa tèra, qui non sappiamo più quanto stiamo vivento… c’è grossa grisi!

-       Senta – mi fa il maresciallo – in primo luogo, le ultime battute non sono sue, e poi non è questione di simboli: lei sarebbe stato denunciato anche se avesse dipinto un crocefisso. Il problema è che lei ha dipinto il suo coso strano su proprietà di altri, senza chieder loro il permesso, chiaro? E adesso lo deve togliere, se non vuole finire davanti al giudice. Avanti, collabori, cancelli quella roba e chiudiamo l’incidente -.

Adesso sono proprio offeso. Faccio il broncio, incrocio le braccia e dico: - io

tolgo il simbolo solo se me lo dice il Re di Cnosso -.

-       Chi? – sbroffa il maresciallo, da ignorantone 

-       Minosse, no? Il papà del minotauro! Quello che ha fatto costruire il labirinto da Dedalo e dopo arriva Teseo col filo di Arianna e libera tutti! -

-       Allora sarà il re di Creta casomai… ci insegnano qualcosina anche a noi, sa, non creda. Però, mi ascolti: Minosse non c’è. Lei ora deve solo sverniciare quel benedetto muro, riverniciarlo in ordine e tornare al suo lavoro. Su, da bravo, mi dia retta che facciamo presto e andiamo tutti a casa -.

 

A questo punto ho messo una mano sul cuore, mi sono concentrato e sono entrato in comunicazione con lo sciamano, il Grande Spirito, insomma col Sindaco. Egli mi ha illuminato con la Sua saggezza ed allora ho calato l’asso della vittoria; sporgendo bene il mento, con la bocca a smorfia tipo Elvis Presley ed il rado ciuffo ballonzolante su un occhio, ho detto con sfida:

 

-       E chi paga?

-       Come? – ha risposto il maresciallo con aria confusa

-       A me questo lavoro costa… diciamo mille euro. Chi ce li mette, eh? chi paga?

-       Ma… - fa il maresciallo – chi vuole che paghi? Il danno lo ha fatto lei, paga lei! Avanti, che si sta facendo tardi…

-       Ma lei chi? Mica vorrà dire “io”? Casomai farete una divisione tra i cittadini, sempre che glieli vogliano dare i soldi, a gente come voi, certo; bisogna chiedere con educazione, poi uno dice “no”, e allora paga lei.

-       Chi, io?! I carabinieri??

-       Ma che ne so, il problema l’avete creato voi eh, a me che mi frega, uéh.

 

Ecco. Adesso sono qua che sto aspettando; pare che tra poco tocchi a me. Sono già usciti in catene alcuni cittadini che, al pari del sottoscritto, agiscono secondo le nuove procedure del vivere sociale, così come ci vengono esemplificate dagli esponenti del Governo. Non capisco mica, io, tutte queste catene; in tivvù non le avevo mica viste. Boh. Secondo me devo aver sbagliato qualcosa: non funziona mica come mi aspettavo, uéh, ma come mai.

Sarà lo spinterogeno?

 

Arrivo, uéh, sì, signor Giudice!...

letteratura
26 luglio 2010
E rettifica

Questa storia dell'obbligo di rettifica per tutti, è forte: il Governo effettivamente rettifica in continuazione tutto quello che dice e certo sarebbe saggio uniformarsi allo stile di persone così onorevoli. Ma qui si scherza, e pure se non si scherzasse, un modo di rendere non necessaria la rettifica, l'ho trovato. Anzi, non l'ho trovato io.

 

 

Perbacco, che schifo!
-Rettifica: eccellente!

L'attore Gigi Proietti recitava un pezzo nel quale era truccato da burattino in un teatrino itinerante; di fronte ad un gendarme con tanto di manganello, il suo personaggio diceva, più o meno:

-'A gendarmee... forse che t'ho mai detto che sei 'na carogna servo der potere a guardia de li ladri contro 'a ggente perbenee?... Non te l'ho detto mai!

Ecco. Non è un ottimo suggerimento? A che servono le rettifiche?

-
Soldato! Com'è il rancio?
-Che sia una merda non l'ho mai detto, mio Generale!

-Lei! Cosa pensa dell'azione del Governo?
-Non ho mai pensato che sia pieno di ladri, signore, né che abbia mafiosi e piduisti al suo interno e nemmeno - dio me ne scampi - che chiunque si beva la storiella  del 'bene del Paese' e continui a votarlo sia un fregnone di quelli che a Milano chiamano "un ciùla", a Verona "un mona", a Bergamo "on rembambi'", a Torino...



Grazie, Gigi.

letteratura
23 luglio 2010
Excusatio non petita

Ad esempio voi tornate a casa e scoprite che ve l’hanno svaligiata (non fate quei gestacci, via, è solo un esempio). Con tutta l’irritazione del caso, andate dai carabinieri –  ponendo molta attenzione alle scale – e fate regolare denuncia; non serve a un pìffero, ma è la tradizione.

Sapete che il ladro non verrà mai trovato e la vostra roba, che aveva valore per voi malgrado il suo valore oggettivo e blablabla, non la rivedrete più; vi disponete al lutto masticando recriminazioni come: “se fossi rientrato un giorno prima, lo dicevo che dovevo cambiare serratura, ah se li avessi trovati qui…” – mentre state facendo l’inventario delle carenze e delle giacenze (vi hanno lasciato beffardamente solo ciò che sembrava argento ma era tòlla), suonano alla porta.

È l’inquilino del primo piano, che così vi apostrofa:

- Senta un po’ lei: mi hanno detto che ha fatto denuncia ai carabinieri per un furto.

Forse leggermente sorpresi dal tono, ma troppo depressi per farvi attenzione, rispondete tristemente:

- Sì, purtroppo; guardi che roba: mi hanno aperto la casa, si sono portati via tutto, maledetti negri (questo lo dite se credete nell’amore) maledetti poveri emarginati vittime di una società capitalistica e sfruttatrice (questo lo dite se non ci credete). A questo punto, il vicino fa:

- E che c’entro io??!

Siete frastornati dall’accaduto, stanchi per reazione alla vostra rabbia impotente, vi duole la testa; alle parole del vicino restate un momento inebetiti e poi balbettate:

-    Come… cosa, che vuol dire, non ho capito

Il vicino s’arrabbia:

-    Ah, non ha capito! Le rubano in casa e lei va a fare denuncia ai carabinieri: ma allora lo dica che ce l’ha con me!

No, voi non ce l’avete affatto con lui, l’avete pure votato. Come rappresentante di condominio, dico. E l’avete salutato ogni volta che vi siete incontrati sulle scale. Sì, gira qualche voce su quel vicino; come abbia comprato una Ferrari con lo stipendio di operatore ecologico, se sia vero che si sia mostrato nudo alla postina (che poi ha dato di stomaco nell’androne), perché sia l’unico del quartiere ad avere sul terrazzo, invece dei gerani, piante carnivore. Ma se si dà ascolto a tutte le dicerie… ne girano tante, su tutti, sono tutti uguali, siamo tutti uguali, chi non ha qualche vizio, qualche lato poco commendevole… Voi siete sempre stati per l’indulgenza tollerante; poi siete battezzati. Con tono un po’ strascicato allora rispondete:

-    Senta, guardi: lei non c’entra nulla; io ho fatto denuncia ai carabinieri perché si fa così: furto-denuncia; è automatico, è un riflesso condizionato. Conosce Pavlov, il behaviorismo?

Ma il vicino, lui non se la beve:

-    A me lei non mi prende in giro! Cosa c’entrano i carabinieri! Le han rubato in casa? E che, son stato io? Ogni volta che rubano qualcosa c’è questa storia di far cercare i ladri dai poliziotti! Ma che vadano a dirigere il traffico, che ce n’è bisogno! Io sono una persona onesta, sa? Ho avuto un’educazione di prim’ordine! Sono laureato! Sono ricco di mio! Crede che abbia bisogno delle sue quattro carabattole? Lei mi fa ridere, guardi… un uomo come me: ma mi ha visto? Lo sa che io ho avuto attrici, fotomodelle, contesse circasse? E anche adesso, mi basta fare così! (schiocca le dita) – io ho amici influenti che badano ai miei lamenti, conosco avvocati, giudici, medici, astronauti, contesse circasse!

A questo punto la rabbia che vi aveva lasciato in balìa della spossatezza, torna con un certo vigore:

-    Ma che cavolo mi sta raccontando? Chi l’ha accusata di qualcosa? Cosa vuole? Cosa le salta in mente di venire ad aggredirmi in casa mia con i suoi deliri? Guardi, mi lasci in pace, sa, altrimenti mi viene il sospetto che lei c’entri veramente in qualche modo con questo furto!

Il vicino è paonazzo e grida:

-    Lei fa parte di quella gente che non ci lascia lavorare, lei è invidioso di me! Mi vuole rovinare con le sue denuncie fantasiose! Vuole che i carabinieri vengano a casa mia a scoprire chissà che! E mi accusino di furto e ricettazione! Magari anche per quella volta che hanno rubato gioielli per un peso complessivo di due etti e sessantasei grammi d’oro, mezzo carato di brillanti ed un carato complessivo in piccoli rubini in casa dell’inquilina del terzo piano! O per il furto in casa dell’ingegnere al pianterreno: due computer marca Samsung con sistema operativo Office Plus, tre stampanti HP D5460, un…

Ragazzi, e cosa ci voleva. Certo, la vita ci distrae, bisogna fronteggiare tutti i giorni un nugolo di problemi-zanzara che riescono a distoglierci dall’attenzione che dovremmo porre ai pericoli veri e propri. C’è chi finisce sotto gli autobus, con questo stato d’animo. Beh, attenzione. È vero che la Gazzetta dello Sport è il giornale più venduto, ma è anche vero che non è un giornale, come non lo è Il Giornale. Cosa c’entra col discorso del furto in casa? Boh, m’è venuta così.

Tornando al racconto:

-    Ma il ladro è lei! Telefono immediatamente alla polizia!

 

E finalmente.

letteratura
28 giugno 2010
L'amministrazione

Che dite: è un programma tivvù di intrattenimento o il telegiornale? Io non l'ho capito. De consolatione ignorantiae.




Interno del Ministero, il covo dei Ministri. I Ministri sono mascherati in vario modo: chi con una ventosa da lavandino in testa, chi con un costume tipo Batman che gli ingrossa mostruosamente le natiche, chi indossa uno strambo abbigliamento che lo fa somigliare ad un orrendo bambolotto rosso. Le ministre sono seminude e passeggiano qui e là ancheggiando. Un tizio con il costume da Banda Bassotti sta esaminando la posta, borbotta:

Tizio Banda Bassotti: - cazzo, ho preso una multa…
Il Primo Ministro (udendolo mentre passa, si ferma di botto): - che multa?
Tizio Banda Bassotti: - niente, Capo, è stato quando mi sono fermato dal pusher e ho lasciato l’auto davanti al cancello delle ambulanze; ma solo dieci minuti…
Il Primo Ministro: - cosa? ma è inqualificabile!
Tizio Banda Bassotti: - lo so, Capo, ero in paranoia…
Il Primo Ministro: - come si permettono di dare una multa ad un componente del mio governo? Ad un mio sodale? Un mio fiduciario? Un mio protetto? Un mio amico? A proposito: e tu chi cazzo sei?
Tizio Banda Bassotti: - ehm… l’attuatore per la vigilanza e la supervisione delle informative in ingresso.
Il Primo Ministro: - che?!
Tizio Banda Bassotti: - quello che apre la posta.
Il Primo Ministro: - ah. Bravo. Sai che mi sei simpatico? Sarà il costume. Bene: da oggi sei primo ministro!
Tizio Banda Bassotti: - ma Capo, il Primo Ministro sei tu!
Il Primo Ministro: - e allora secondo ministro, insomma: un ministro!
Tizio Banda Bassotti: - davvero, Capo? Io, un ministro? (si guarda allo specchio, aggiustandosi la mascherina nera)
Il Primo Ministro: - certamente. Così quel vigile impara a far fuori i negri, invece che rompere le balle al Governo del nostro grande Paese! Ma che, si credono davvero che noi qui stiamo a perdere tempo? Qui c'abbiamo da lavorare!
Tizio mascherato da water: - capo, c'è qui al telefono uno che ti vuole, badalacoso, non ho capito...
Il Primo Ministro: - sì, digli che lo richiamo io. Prima bisogna dare un segnale chiaro alla Nazione: (chiama) ehi, voi due, venite qui! (arrivano due tizi travestiti l’uno da primo della classe, con gli occhialetti ed un grandissimo fiocco azzurro a papillon e l’altro da scolaretto trasandato, con in mano la fionda. Lo scolaretto mastica rumorosamente la cicca. Entrambi sono travestiti solo fino alla vita, per il resto portano le mutande nere a tanga)

Il Primo Ministro: - miei esimi colleghi, preziosi alleati ed infingardi parassiti: questo bravo giovine si trova nei guai: un commando di comunisti alieni vuole sodomizzarlo. Per salvargli le chiappe dobbiamo farlo Ministro, così potrà ripararsi dietro lo scudo spaziale; siete d’accordo, no?
Primo della classe: mh.
Scolaretto trasandato: mh.
Il Primo Ministro: - sì, ma che diavolo di ministero potremmo dargli? Li abbiamo già dati tutti… il ministero dei giòvani, quello per le occasioni occasionali, il ministero del saluto quotidiano, quello dei menestrelli… voi che dite, o miei fraterni sodali e formidabili cazzari?
Primo della classe: mh.
Scolaretto trasandato: mh.
Il Primo Ministro: - ehi, ci sono! Lo faremo “Ministro per l’attuazione del programma”! Eh? 'Senza di lui, 'sto programma non lo possiamo attuare'! Forte eh? Così, se non lo attuiamo è colpa sua, zàc! Non è una bella pensata? Sono o non sono un genio? “Ministro per l’attuazione del programma”!... ma come mi vengono…
Tizio Banda Bassotti: - eh, Capo, ma non è mica difficile vero? Che cosa devo fare?
Il Primo Ministro: - fattelo spiegare da 'O Presidente, che ne so io. (agli scolaretti): voi due con le dita nel naso: siamo d'accordo, no? Cosa fate ancora qua? Fuori dalle balle che devo lavorare.
Primo della classe: mh.
Scolaretto trasandato: mh. (escono. Arriva 'O Presidente)
'O Presidente (parla da solo): - ...pregno di attiva e serena collaborazione, è con lo spirito più costruttivo, vuoi per il superamento dei frapposti ostacoli, vuoi...
Il Primo Ministro: oh, giusto te: firma qua.
'O Presidente (firma meccanicamente, continuando a parlare da solo): - ...non disgiunte da émpiti vibranti di attiva e fattiva collaborazione, è con l'animo teso al superamento delle sterili incomprensioni che ostacolano l'articolarsi delle comuni convergenze glogloglo...
Il Primo Ministro: - ecco, bravo. ora vai, vai...
'O Presidente : - certi di aver portato un utile contributo al superamento di ogni ostacolo, è con vibrante spirito teso ad una leale e franca collaborazione che portiamo il nostro saluto... (esce)
Tizio Banda Bassotti: - allora niente multa?
Il Primo Ministro: - ma sei scemo? E allora che saresti ministro a fare?
Tizio Banda Bassotti: - i ministri mica pagano le multe: eh già. Ma ciò pure l'auto blu?
Il Primo Ministro: - cinque portaborse, quattro segretarie - di quelle giuste, eh! - trentamila euro al mese, più le diarie, i rimborsi, gli anticipi, i posticipi...
Tizio Banda Bassotti: - Capo, ma è un sogno! Mi sembra solo ieri che smerciavo le autoradio... come posso sdebitarmi, Capo?
Il Primo Ministro: - non ci pensare nemmeno. Basta che tu giuri sulla tomba di tua madre che, quando te lo chiederò, anche tu mi farai un favore.
Tizio Banda Bassotti: - sulla tomba di mia madre? Ma mia madre non è mica morta.
Il Primo Ministro: - ecco: ricordalo, quando ti chiederò un favore.
(Arriva uno travestito da tubetto di colla e con in mano un microfono)
Capitan Attack: - ciao Capo, sono Capitan Attack: ti avanza mica un ministerino? Ciò mi' cognato che gli è preso i nervi per la storia di Lippi e ha sterminato tutta la famiglia; ora forse lo vorrebbero arrestare, ma, minchia, un brav'uomo come quello, un lavoratore...
Il Primo Ministro: ma è una vergogna!

 

letteratura
23 aprile 2010
Satira degli altri.

Rigorosamente vere, queste cose. Sì, loro sono più bravi.




Il Sindaco di Adro (Brescia) Signor Lancini:

“prima i nostri e poi anche gli altri”

Intervista al Sindaco di Cittadella (Padova) Signor Bitonci:

Giornalista: “Il Signor Mohed è cittadino italiano, come i suoi figli, è residente e lavora a Cittadella da 13 anni ma non ha ottenuto il punteggio per l’assegnazione della casa, questo grazie alle regole contro gli immigrati della sua amministrazione; se non aveste fatto queste nuove regole, questo cittadino italiano avrebbe la casa!”

Sindaco: “Può anche darsi, ma da noi funziona così; può tranquillamente prendere e andare in un altro comune dove ci sono regole per l’assegnazione delle case popolari più tolleranti delle nostre”.


Ex Assistente sociale del Comune di Adro:“…famiglie che non hanno pagato la mensa per problemi economici erano in passato aiutate col sostegno affitto ed il buono sociale per le famiglie numerose, a cui l’Amministrazione di Adro ha rinunciato perché vi potevano partecipare anche cittadini stranieri e così, più la gente sta male, più è costretta ad andare ad abitare in altri paesi”.

Giornalista: Lei è sicura di quel che dice?

Ass. Sociale: Sicurissima.

Sindaco di Adro: Se io vengo ad abitare a Roma e non mi trovo bene, non pretendo che Roma cambi…

Giornalista: Ma lei ha messo una taglia sugli immigrati irregolari!...

Sindaco: Non è una taglia! Era un fondo di produttività! Cinquecento euro a chi ne denuncia due…

(Dalla trasmissione “Annozero” del 23.IV.10)


“Da quando ti svegli e prepari il tuo caffè, il tuo Comune con i suoi servizi accompagna ogni momento della tua giornata; non importa quanti anni hai, non importa chi sei: per i Comuni italiani, ogni abitante è primo cittadino… immagina cosa sarebbe la tua vita senza il tuo comune! Comuni d’Italia: dove ogni abitante è primo cittadino”.

(Spot pubblicitario televisivo della ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani)


Chapeau.




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letteratura
13 gennaio 2010
Rime in disordine della Libertà

(Grazie a Stefano Disegni)

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Passano il vento, passan le stagioni, le pioggia cascano, cambian le passioni, gli unni evolvono e ormai presbiti i guardoni, male rimirano degli altrui le azioni; vado a parare dove? A berlusconi?
Sì; passa il tempo ma è sempre tra i maroni;
è rima scontata oh già, ma è questo il bello:
che mica c’entra lui con le elezioni, qua è cosa loro, dei badalamenti,
e della Lega che col suo maroni
svia l’attenzione dei fresconi
parlando male delle immigrazioni.
E allora è scontata non la rima, vero,
piuttosto invece l’animo, fesso e nero,
che da quandò cascò l’ultimo Romano
s’è impadronito dell’italiano.
L’italiano: l’allocco nazionale, pippa d’Europa, fesso tanto quanto
lo si può essere facendosi più male,
considerato al mondo, se va bene,
un Benigni ridanciano, e sempre a pensare
come iscansar le pene
che il vivere ha in sé, fingendo di riuscirci, e poi frignare.
L’allocco nazionale, al Parlamento d’Europa parla

come fosse lì a farsi dire: “bravo, parlinglese!”
non ha un momento in cui non accampi pretese e pretende d’insultare
genti straniere che i guarda e non capisce che abbia costui da così tanto scalmanare.
Ma all’italiano bisogna aiuto, e coccoline,
perché si sente basso, ed in disparte mentre gli altri stanno insieme,
ridono e parlano di chissà che cosa; “parlate di veline?” –  grida sciocco,
accorrendo sulle punte, e grasso; cerca di rider più forte per far crocchio

e si fa deridere, ghignando a tutta bocca

come un coccodrillo, anzi una scimmia scimpanzé, un mandrillo.
E poi, come quelli che san non ce la fanno, s’incattivisce e il cuore gli si indura perché

-lo dice anche il dottore- nessuna cura

cura chi non la sente.

Egli dunque ritira in mezzo ai disperati

a cui somiglia e che gli fanno: “bravo!”

perché c’ha al petto la catenazza d’oro ch’è il segno che è un uguale più di loro.

Il rotolo di danari esposto, il “guarda, son forte” la quotidiana esibizion di sé

come capace di vincere anche la morte. Perché questa vita sciatta e grama?

Perché la fame è fame anche se ormai sei sazio: la fame è nella testa del poràccio,

così l’italiano chiede,

chiede in continuazione: dentro ha la valigia di cartone

e fuori il doppiopetto da “arrivato”. Quanta fatica ha fatto! Quanto ha ingoiato!

Ma adesso guardatelo: ha “la roba”, e ce la fa vedere

come un sedere mostrato per scherno e per vendetta,

ghignando in sé di rabbia maledetta, perché la fame non gli passa e gli gira nelle vene,

spinta dalla miseria da cui viene.

Dice: “ma era un borghese!” Beh, non conta. Quella miseria è fonda,

ce l’hanno anche i sempre ricchi da una vita, mutata in vigliaccheria tesa e impaurita.

Guardate quelle facce, se non è vero: le facce sempre guatanti ed allarmate di quelli

che si dicono industriali capitani e poi presi nel sacco con le mani

nascondono i tesori giù in cantina, s’indignano, poi fanno una frignatina

dicendo che il mal di cuore gl’impedisce di restare a vedere il sole a strisce.

Bei capitani. La dignità? E l’onore? L’affondarsi sull’attenti con la nave, salvando prima le donne cogli infanti?

Su questa nave di tanti, è odioso valutare chi è al timone di una rotta che sbatte

mentre, se una ricca scialuppa si allontana, tra noi sorridiamo delle promesse di Pinocchio

commentiamo: “fan bene, son furbi!” e, annegando, ci strizziamo l’occhio.

Così nessuno è da lodare in questa schiera? Ma sì: il Presidente, che con sinecura

avvalora il pianto greco dei piangenti per farne un ghigno con gli stessi denti.

Perché è un Don Abbondio, o come tanti

dentro sé ha ormai accettato queste prove

di cattive comparse che si fanno autore mostrando quanto si può esser bassi in una vita

senza un sussulto, finché non è finita.

 




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politica interna
4 gennaio 2010
Il saluto di Akhenaton


Ho seguito il Saluto fino in fine (sono un coraggioso) e poi mi sono ricordato di quella visita al museo egizio; nelle pergamente esposte, il segreto dell'immortalità: è il nulla. Il nulla è immortale. Il nulla con fregatura, invece, è proprio da Dio.



Egregi amici: durante le mie quotidiane rilassanti letture di geroglifico, ho scoperto un interessante cartiglio nel quale il Faraone Amhenotep IV, alias Amenofi IV, alias Akhenaton (il Faraone cambiò spesso nella sua vita nome e fede, in una evoluzione costante ed inarrestabile) àugura al suo popolo ogni bene per il nuovo anno solare; era questa una tradizione molto seguita – come certo non vi sarà sfuggito – dai sovrani del Nuovo Regno. Ora, alcuni considerano Akhenaton un sovrano “eretico” perché mutò a capocchia certe regole di convivenza molto importanti, portando con ciò lo scompiglio nei suoi territori, ma io sono seguace della nuova ricerca storiografica contemporanea, che considera Lo Scompiglio una azione indispensabile per portare una ventata di dinamismo nella sclerotica condizione sociale di un Paese legato da un insieme di regole e leggi immobilizzanti. Insomma, un po’ come accade quando si prepara la maionese.

Sono felice dunque di presentarvi una traduzione abbastanza fedele dello scritto del Faraone, perché credo che le sue parole ed i suoi antichi programmi rivoluzionari possano aiutarci ancor oggi ad essere ottimisti riguardo ai tempi che ci attendono. La maledizione dei Faraoni è infatti una leggenda destituita di ogni veridicità: i Faraoni portano invece un culo incredibile, se ben tradotti. Auguri e scongiuri, abbiate fede.

 

 

“Egiziane ed egiziani, cari fratelli: sono uscito dal mio sacro sepolcro allo scopo di porgervi un regale saluto e l’augurio che il nuovo anno solare vi porti pace, prosperità, salute, contentezza, luce, amore, concordia, operosità, conoscenza, benessere, serenità, un buon clima, e credo di non aver dimenticato niente.

Cari egiziane ed egiziani: nella stagione trascorsa, ho avvertito – malgrado tutte queste bende – la preoccupazione che ha agitato molti di voi a proposito della passata siccità; ora io, Akhenaton, vostro Faraone, voglio dirvi due cose: innanzitutto siamo nel deserto, quindi la siccità è giustissima; e poi, sudditi miei, non dovete preoccuparvi del futuro: i regni stranieri, dalla Nubia all’Eufrate, a cui il nostro Paese si è saldamente ancorato, apprezzano moltissimo gli sforzi che abbiamo fatto per assicurare chissà che cosa a chi, e quando: purtroppo, in questa era, la storiografia è di là da venire e quindi accontentatevi di parole vaghe. Dobbiamo comunque impegnarci ancora più a fondo perché questo nostro paese d’Egitto possa e debba uscire dalla siccità ricco di maggior forza, coraggio, volontà, zenzero, cannella… no, scusate, ehm… allora dicevo… volontà… ah sì, ecco! Il tutto in nome dei sacri valori: “unità, unitarietà, unitontarietà”. E vài.

Ma la volontà, l’unità, le altre cose là, non bastano: ci vogliono le riforme. Adesso la butto lì così la storia delle riforme vi si infila nell’orecchio, e poi pian piano ve la faccio digerire.

Lasciatemi fare qualche digressione, così non capite subito dove voglio andare a parare; è mia intenzione rivolgermi ora ai giovani egizi: 

egiziuncoli! Mica vi scoraggerete solo perché gli Ittiti ci stanno fregando i territori dell’Asia Minore, con grave danno economico per il nostro regno – come dice qualche disfattista? Ah, ragazzi miei, così deludete il vostro Faraone; ricordate che noi Egizi siamo dèi, navigatori e matematici e dunque conosciamo bene le proporzioni delle cose; l’Asia Minore la lasciamo agli Ittiti appunto perché è minore, e noi vogliamo fare solo cose grandi, per le quali basteranno la vostra volontà, la vostra motivazione, il vostro impegno, il vostro coraggio e insomma parecchia roba vostra.

Adesso dico un’altra volta “riforme”, così vi preparate alla novità senza manco accorgervene.

Parlavo l’altro ieri con il Sole, si chiacchierava e si rideva davanti a un buon bicchiere di nettare, quando lui di botto mi fa: “uéh, Akhenaton: e le riforme?!...” – “Per la tomba di mio nonno!” – dico io dandomi una manata in testa che quasi mi faccio monco – “a momenti me ne scordavo!”.

Ecco, o egizi, come dice il Sole, le riforme non sono più procrastinabili. Quella più importante ora faccio finta che sia la riforma sui calzari bucati, ma a me ed al Sole interessa assai una riforma ben più strutturale perché vedete, o Egizi, voi finora avete creduto in troppi dèi: e c’era quello che vi prometteva tanto papiro, e c’era quello che vi assicurava la salute, e c’era quell’altro bravo a tenere lontani i coccodrilli (esseri che invece, personalmente, adoro), ma vedete, Egizi, quante energie perse e quanta discordia tra i fautori dell’uno e dell’altro dio?

Ora, la soluzione proposta dal Faraone è semplice e divina: teniamoci un dio solo! Ottimizziamo così i rapporti, risparmiamo le preghiere eppòi pensa a tutto lui; forte, eh? Ne ho conosciuto recentemente uno simpaticissimo: si chiama Aton e racconta di quelle storielle su Iside e Osiride da farti sganasciare dalle risate; inoltre è un dio potentissimo che controlla l’intero universo, mica quelle quattro carabattole di giorno, notte, stagioni e raccolti come Râ, Anubi e tutti gli altri; non occorrerà che modificare, insomma riformare, il nostro sacro ordinamento intangibile sul quale sta in equilibrio precario la nostra intera struttura sociale, ed è fatta: non dovremo più preoccuparci di nulla; ah che bellezza, eh?

Pensate, cari Egizi: con la penuria di dèi liberi che c’è in giro, il nostro Aton è subito disponibile e dispostissimo ad essere adorato; una vera fortuna incredibile. Basterà quindi dargli via libera e dimenticarsi alcune trascurabili alluvioni, carestie, terremoti, pestilenze ed invasioni di cavallette che in gioventù Egli possa aver provocato (chi di voi non è stato un po’ esuberante da bimbo?) e via: da quel beato momento in poi, si prega sicuro!

E adesso continuo il mio pistolotto soave nel quale ho infarcito la bella novità: egizie ed egizi, egizini: siate sempre buoni e caritatevoli con gli assiri, con i caldei, con i nubiani e con i marziani, perché l’Egitto è un regno accogliente e aperto; come facciamo i sacrifici umani noi, non li fa nessuno; la nostra avanzatissima tecnica di mummificazione da vivi, poi, permette – come potete vedere – al Faraone ed ai suoi dignitari di seguitare ad occuparsi del vostro benessere per millenni; siate dunque lieti e fiduciosi, felici e festanti, forti e fatui, perché solo la speranza e la serenità che voglio trasmettervi permetterà all’Egitto di… grazie, o sudditi miei, scusate, ma mi sto addormentando; prima di riprendere il mio sacro sonno, vi auguro dunque un anno che…" (il cartiglio si interrompe).

 

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