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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
13 aprile 2015
Il Genio è nudo

Ho preso, per spostarlo, quel coso della nonna, un soprammobile che non ho mai capito cos’è: un vasetto, una lampada ad olio, un portagioie, un salvadanaio di coccio; lo sposto da lì perché non m’è mai piaciuto, ma non si butta mica, perché era della nonna; lo prendo e (Freud ci vedeva lungo) mi scivola di mano, cade e si rompe.
Porca l’oca; son contento ed arrabbiato allo stesso tempo; mentre borbottando ne raccolgo i pezzi con la scopetta, mi par di udire dietro me un mormorìo:
Mi giro di scatto e non credo ai miei occhi: un tizio è dietro di me, in casa mia, in piedi nella stanza, con le mani sulle anche e la schiena inarcata:
– “aahhh… santi secoli, era ora…” – dice stiracchiandosi. Io, con i cocci in mano e la scopetta resto annichilito a guardarlo
– “ma!… chi è lei? Come è entrato? Cosa fa qui?” – grido spaventato. L’uomo mi guarda con un largo sorriso
– “non abbia timore, caro Internet, non voglio farle del male, anzi. Sapesse da quanto aspettavo questo momento: non mi sembra vero di potermi finalmente allungare un po’… aahh… sa, non è che noi genî possiamo ridurci come una molecola: vabbene superpoteri e miracoli vari, ma in una ampollina così lei non può immaginare quanto si stia scomodi!”
Io sono rimasto fermo con i miei residui in mano e riesco a malapena a parlare: – “qui…chi… non riesco a capire come sia entrato… lei è in casa mia, io non la conosco… faccia il piacere di uscire… e l’avverto che da ragazzo ero cintura blu… vada fuori prima che…”
L’uomo mi guarda calmo e quasi ironico: – “…questo si configurerebbe come un desiderio, per cui glie ne resterebbero solo due, ma… vabbè: capisco la sua sorpresa e non ne teniamo conto; lei mi ha liberato da una fastidiosissima prigione ed io sono un genio accomodante. Amico mio: secondo le regole le spettano tre desideri; può esprimerli quando vuole, ma, se volesse farmi un’ultima cortesia, la pregherei di darmene ordine quanto prima: immaginerà che, in tutti questi secoli essendo lì rinchiuso, io abbia dovuto rimandare un mucchio di impegni…”
Io rimiro l’intruso: non pare pericoloso ed ha modi simpatici; iniziando a trovare in quella situazione un lato curioso, dico: “lei m’incuriosisce: non credevo che un ladro d’appartamenti sapesse essere così fantasioso” – poi, agitando le cose in mano: – “facciamo così: io non chiamo la polizia a patto che lei mi prometta di togliersi di torno prima che possa venirmi voglia di prendere quel machete amazzonico che mi ha regalato il mio amico giramondo; che ne dice: mi pare offerta ragionevole, no?”
– “…Ha fatto bene a dire ‘offerta’, amico mio" - risponde l'uomo - "altrimenti avrei dovuto considerarlo un desiderio sprecato. Vede, coi desideri espressi al Genio bisogna andarci cauti, ci sono mille trabocchetti: la contradditorietà del desiderio, la forma espressiva, la sequenza dei desideri… è facile cadere in inganno ed essere conseguentemente ingannati da un Genio malevolo; ed essere ingannati da un Genio, le assicuro, è un bel pasticcio”.
– “Va bene, ho capito”– replico – “lei è un ladro geniale. Mi scusi un attimo, vado a prendere il machete così tronchiamo, è il caso di dirlo, questa discussione”
– “Posso far qualcosa per convincerla?” – dice l’uomo mostrando le palme – “un miracolino gratis? Vuole che leviti, che so, oppure le faccia comparire caviale e Champagne e ci brindiamo sopra? A molti piace”
Io mi fermo e mi volto verso il ladro: – “vede, vecchio mio, io conosco un prestigiatore di professione e di questi trucchetti ne ho visti a centinaia; lei vuole dimostrarmi di essere non un cittadino qualunque ma nientemeno che un Genio? Benissimo” – e, guardandolo sardonicamente gli dico: – “risponda al quesito: ‘perché votare rènzi dovrebbe essere considerato qualcosa di inconcepibile?’”
L’uomo sorride con uno sbuffo e risponde calmo: – “beh... perché il fatto che egli sia un bugiardo lo si evince dalle bugie che ha detto finora; ma anche non ne avesse ancora dette, basta guardarlo mentre parla per capire che mente. Ed a chi mente, come si può consegnare non solo il proprio denaro, ma addirittura il destino del proprio Paese?” - mi guarda con espressione furba - "ho indovinato?" - dice ridendo.
Lascio cadere di mano la scopetta e tutti i cocci e cado fulminato in ginocchio, braccia al cielo: – “mio dìo, un Genio! Un Genio vero! Perdonami se ho dubitato di te, o Genio, ti credevo un elettore minchione e mi sbagliavo! Ecco perché stavi in una lampada del cazzo! Ecco perché rènzi è Presidente del Consiglio! Ecco perché…”
L’uomo ride aiutandomi a rialzarmi: – “su, su, amico mio, non faccia così, io sono un Genio democratico… e poi sono in debito con lei: quel vasetto fetente non lo sopportavo più, abbiamo anche gli stessi gusti! Ma ora, la prego, mi lasci fare il mio lavoro: tre desideri, orsù, e poi ci si saluta da buoni amici; eccomi a sua disposizione. Aspetto”
Asciugandomi le lacrime, al sommo dell’emozione, cerco di calmarmi e dico al Genio: “macché tre… me ne basta uno, uno solo; gli altri non mi servono”
– “Attenzione a quello che dice, caro Internet, ricordi quello che le ho detto sui desideri. Comunque, uno solo non si può fare; è la regola: tre o niente”.
– “Per forza tre?”
– “Per forza. E occhio alla forma ed alla sequenza, mi raccomando. È pronto?”
– “E va bene, pronto. Allora: come primo desiderio… vorrei mi aggiustasse quel fornello lì; è sempre difettoso e mi snerva. Un giorno o l’altro scaravento la cucina in cortile; ma visto che oggi lei è qui…”
Il Genio rimane incerto guardandomi con espressione attonita: – “lei vuole che le aggiusti un fornello? Ho capito bene?”
– “Ha capito magnificamente, egregio Genio; per lei sarà una bazzecola, spero. Non sa quanto mi girano nel continuare a tener d’occhio la fiamma perché non si spenga. Prego, mi stupisca”
– “Ma…”
– “Ehi, non comincerà a far subito problemi! Si tratta di un fornello! Diamine, è un Genio o cosa, lei? Non ho mai visto un idraulico in una lampada!”
Il Genio solleva le sopracciglia e china il capo: – “è la prima volta che mi capita, ma… e va bene: il fornello adesso funziona perfettamente. Contento lei…”
Accendo e spengo la fiamma più volte: – “accidenti, lei è davvero meglio di quello stronzo idraulico dell’ultima volta che mi ha fregato ottanta Euro e non ha aggiustato una fava! Complimenti!”
– “Sono davvero lieto di essere considerato meglio di un idraulico stronzo, mi creda. Ed ora, le restano due desideri”
– “Due ad ogni costo, eh?”
– “Due, sì, e… ma insomma, le sembrano troppi? Lei è il primo che ne vuole uno e non dieci!”
– “Dieci non servono a un cacchio. Uno, ne serve”
– “Ma le cose da volere sono moltissime! Donne, denaro, salute, potere, bellezza, giovinezza, vita eterna, pace nel Mondo, felicità per tutti, una bicicletta nuova…”
– “Uno, uno. Gli altri, tutte balle”
Il Genio allarga le braccia: – “allora mi dica. E mi permetta di consigliarle di scegliere con attenzione il meglio possibile: ha solo due desideri, lo rammenti”
Ora mi sento molto allegro e: – “qui mi ci vuole una sigaretta… oh cristo, le ho finite! Eh, ma già: può benissimo pensarci lei, che sciocco: un pacchetto di sigarette, grazie!”
Il genio resta immobile a guardarmi, poi, con aria impensierita e nervosa, mi dice: – “senta, l’emozione deve averle giocato un brutto tiro: io faccio finta di non aver sentito, si sieda un momento, beva un bicchier d’acqua e si prenda del tempo. Tra dieci minuti torno a vedere come sta”
– “Ma dove va?” – grido – “non vorrà sparirmi sotto il naso! Ho detto ‘un pacchetto di sigarette!’ non mi farà ripetere i desideri ogni volta eh? Dài che non è un gran sforzo: un pacchetto di sigarette, otto milligrammi di nicotina e senza intervalli, che sono in astinenza e tra un po’ mi fumo un pollice, su”
– “Oh santa Persia” – si lamenta il Genio guardando in alto – “e va bene: eccole il pacchetto di sigarette. E adesso si rende conto che le resta un unico desiderio? Non mi chiederà di tosarle il cane, spero, o di spostarle la poltrona!… la prego, si concentri, pensi alla cosa che vuole di più dalla vita, lei può avere quella cosa ora, in questo istante! Può avere tutto ciò che vuole e che si può esprimere in un unico desiderio, lo capisce?”
– “Spostare la poltrona… no no. Qualcosa di assai più semplice davvero. Molto meno impegnativo” – dico accendendomi una sigaretta
– “Che il suo dio la illumini, amico mio: tremo e aspetto; si sente pronto? Vuol fare una pausa?” – dice il Genio fissandomi con ansia
– “Prontissimo. Niente pausa”.
Il Genio sospira guardando a terra: – “sentiamo”
– “Il mio ultimo desiderio, caro il mio Genio, è che d’ora in poi ogni mio desiderio venga esaudito” – dico sbuffando una voluttuosa nuvola di fumo.
letteratura
8 dicembre 2009
Allegorie al galoppo


Ecco un altro ospite in ufficio; potrebbe anche essere l'affare del secolo, se non che...



Come ha detto una volta - mi pare - Garibaldi, negli uffici gira tanta gente e dunque ogni tanto càpita nel mucchio un visitatore inatteso. Questo però era atteso, no? Se avete finito le favole di Natale per i vostri bimbi, provate a raccontargli questa; quando diventeranno grandi, capiranno che non è una favola. Buone feste.

 

Babbo Natale: - Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

Io (ironico, distrattamente, lavorando alla scrivania): - ma chi è, babbo natale?

B.N.: - in persona, oh! Oh! Oh!

Io (scetticamente ironico): - ma guarda un po’: che ci fai qua? Abbi pazienza: ma non eri una leggenda?

B.N.: - una leggenda ‘sto cazzo! Oh! Oh! Oh!

Io: - ah, ecco. (professionale) Va bene, ora mi dica: cosa posso fare per lei?

B.N.: - ma piccolo mio, tra poco è natale! Oh! Oh! Oh!

Io: - e con ciò?

B.N.: - tu sei un bambino buono?

Io (tra me): - ma questo è scemo.

B.N.: - se sei stato tanto tanto tanto buono buono, ho i regali per te!

Io: - guardi, io ho proprio da fare, faccia il piacere…

B.N.: - va bene un miliardo di Euro?

Io: - …che cosa?…

B.N.: - ho qui la tua letterina, tu sei il piccolo Internet, no? Parlo col piccolo Internet, no?

Io: - il piccolo che?…

B.N.: - bè, sei cresciuto.

Io: - …un miliardo di Euro??!

B.N.: - eccola qua la letterina!… te la ricordi? “Caro Babbo Natale, sono un bambino buono buono, quando non mi fanno girare i coglioni, e perciò ti chiedo la pista Policar modello sport con le curve sopraelevate come fanno vedere nella pubblicità con Paola Pitagora, bella gnocca, per inciso. Ti aspetto a Natale, anche se non c’ho il camino e ti toccherà suonare parecchio alla porta, come il papà quando litiga con la mamma. Ti saluto con la manina, il piccolo Internet”. Che carino. L’ho un po’ corretta perché avevi fatto qualche errorino di ortografia, eh!…

Io: - maccheccazz…

B.N.: - …bollo, spedizione, eccetera eccetera, natale 1968!

Io: - 1968?

B.N.: - 1968!

Io: - ma chi cazzo è lei?!

B.N.: - ma come chi cazzo sono; te l’ho detto prima! E poi, dài, pensi che siano in tanti a girare per aria con le renne, vestiti a ‘sta maniera? Sono Babbo Natale no? Santa Klaus, Pére Noël, Daddy Christmas, Cin Ciun Cian…

Io: - io telefono alla polizia.

B.N.: - allora, sei stato buono buono davvero?

Io: - ma io telefono alla polizia.

B.N.: - allora dammi la manina e chiudi gli occhietti!

Io: - ma cosa vuole lei? Ma si rende conto? Viene qui a parlare di miliardi di Euro a me che ho appena versato l’IVA? Vuole farmi venire un’ulcera? Vada fuori di qui!

B.N.: - bè, le piste Policar non le fanno più e dopo quarant’anni, gli interessi composti, la mora, le sanzioni, la sanatoria, il capital remainding, la scala mobile, le versazioni cartolarizzanti…

Io: - ma che cazzo va dicendo?…

B.N.: - …l’insider trading, il compound resource, il pil il pool e il pampoos, il conflitto di attribuzione, la tassa sull’insoluto, quella sullo smarrimento…

Io: - ma cosa dice!

B.N.: - insomma, totale: un miliardo di Euro, se Kurtz non mi ha sbagliato i conti.

Io: - e chi è Kurtz?

B.N.: - il folletto ragioniere; d’altronde era lui che si era perso la letterina.

Io: - oh sacramento, mi gira la testa.

B.N.: - beh, ti compri l’Allegro chirurgo e ti fai la medicina, piccolo.

Io: - …la Bayer mi compro… costa più di un miliardo di Euro…

B.N.: - ehi bambino, vorrai mica fare il commerciante da grande?…

Io: - ma chi è che sei, TU?

B.N.: - oh beata Santa Klaudia: sei stato bocciato a scuola quest’anno?… io sono Bàb-bò-nà-tà-lé! Guarda il labiale! Bàb-bò…

Io: - non posso crederci!…

B.N.: - ti faccio un disegno?

Io: - non ci credevo manco da bambino…

B.N.: - …vedi il sacco coi giocattoli, le renne… Babbo Natale, Babbo Nataalee… eh?

Io: - Babbo Natale qui… dopo quarant’anni…

B.N.: - sei commosso, piccolino… lo so, sei contento di vedermi!…

Io: - e ti eri perso la mia letterina, eh?

B.N.: - ehm, bè, veramente…

Io (trasognato): - la Policar: figata!… otto macchinine otto, le sopraelevate, i box, le bandierine…

B.N.: - su, dammi la manina, chiudi gli occhiett…

Io: - ma vaffanculo, va’! lo sai cosa m’avevano regalato quella volta lì? Il piccolo chimico!

B.N.: - ehm, sì, mi rendo conto, ma sai…

Io: - mi sono fatto un’ustione di secondo grado con la limatura di ferro! Mancava anche il bisolfato di sodio! Non si poteva fare un corno con la versione base! Ho avvelenato il canarino coi vapori di metile, l’unica cosa che sono riuscito a fare!

B.N.: - un increscioso incidente…

Io: - e ho incendiato il tavolo della cucina con il tetraetano di zolfo! Poi ho buttato tutto nella spazzatura e alla portinaia è venuta l'orticaria!

B.N.: - accipicchia…

Io: - bene, fuori la Policar.

B.N.: - ehm, bambino, ascolta…

Io: - ehi, voglio la Policar! L’ho aspettata quarant’anni!

B.N.: - vorrei tanto dartela, ma capiscimi: non la fanno più!

Io: - e io voglio la Policaarrr! Ma che cazzo di Babbo Natale sei! Gesù Bambino è più figo: non ti caga nemmeno lui, ma almeno è un neonato, cosa vuoi che capisca! Alla tua età invece, tu non sei manco capace di trovare una Policar! Dopo quarant’anni! Sei un fallito, sei!

B.N.: - un miliardo di Eu…

Io: - un miliardo di vaffanculo! Mi hai preso per Calisto Tanzi? Io volevo il piccolo chimico, cioè no…

B.N.: - povero piccino, guarda, ti do pure una renna di pelouche…

Io (piagnucolando): - ma che me ne faccio di una renna di pelouche!…

B.N.: - ma è fatata, vedi: mangia del fieno di pelouche e caga questi piccoli stronzi di pelouche; carina eh?

Io: - (piango)

B.N.: - tanti dispiaceri, alla tua età?…

Io: - la Policar… quanto mi piaceva… e anche Paola Pitagora ohé, potevi portarmi almeno lei quarant’anni fa… e poi, un miliardo di Euro: solo di IVA son duecento milioni, poi le tasse… - (digitando sulla calcolatrice) – mmm… ammazza!

B.N.: - pensa quanti giocattoli ti potrai comprare!

Io: - sì, giocattoli… mi compro la Lombardia e faccio impalare Calderoli, io!

B.N.: - ah ah ah… sei sempre stato un bambino simpatico… invece potrai giocare con tutti i giocattoli che vorrai, pensa: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…

Io: - eh, domani, penso giusto a giocare io… - (tra me) – potrei comprare la villa di Arcore, lì, Villa Badalamenti, come si chiama, e al pelato fargli fare il giardiniere: mafioso è mafioso…

B.N.: - ma cosa stai dicendo, Internettino?

Io: - cià, cià, tira fuori il miliardo, che ci ho un sacco di cose da comprare: il mutuo, il leasing, un aereo, i panettoni per Natale, tre o quattro politici…

B.N.: - i giocattoli, Internettìno, i giocattoli.

Io: - ma che me ne fotte dei giocattoli…

B.N.: - ma su, lo sai, no? Potrai comprarti solo giocattoli, tutti i giocattoli che vuoi: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…

Io: - come: solo giocattoli?!!

B.N.: - ma piccolo mio: sono Babbo Natale, io! Giocattoli certo, e per uso personale!

Io: - (senza parole)

B.N.(giulivo): - allora, sei contento? Hai aspettato un po’, ma adesso sì che potrai divertirti! Allora, cosa dici a Babbo Natale?

 

Le luci si spengono sull’assassinio di Babbo Natale, perpetrato a bancalate.


 

 

letteratura
23 novembre 2009
Una visita probabile

Qui volevo divertirmi un po', ma anche onorare il bicentenario della morte del Generale; e se tornasse? 



In un ufficio viene tanta gente; per una semplice ragione probabilistica, tra tanta gente è possibile càpiti un ospite meno usuale, e io credo alla matematica.

Oggi è venuto a trovarmi Giuseppe Garibaldi; al solito, ho stenografato il dialogo e tale lo riporto, fedelmente e – è il caso di dirlo – lealmente.

 

 

Nell'immagine (perché non crediate ch'io stia celiando) un momento dell'incontro

 
- Giuseppe Garibaldi: - Permesso!…

- Io (saltando dalla sedia): - Per l’amor di Patria! Siete già arrivato, Generale?!

- G.G. (indicandosi la gamba fasciata): - In fede mia, ci ho messo dugento anni: scusate il ritardo.

- Io: - Ma cazzat… cioè: è un onore, Generale Garibaldi (scattando sull’attenti e salutando militarmente), siate il benvenuto: gradite un cordiale?

- G.G.: - Ma di grazia, non voglio recar disturbo: vedo che siete occupato, Signore; se volete, ripasso.

- Io: - Per questo qui? (indicando un tizio seduto di fronte alla scrivania) ah, per dio! Non abbiate a considerarlo, mio Generale, Ve lo faccio subito uscir di vista: (al tizio) ehi tu, fuori dai piedi, forza, smammare!

- Il Tizio: - Ma… vevamente…

- Io (prendendolo per la collottola e per il fondo dei calzoni e spingendolo verso la porta): - fuovi… fuori cioè, vai via, avvocato! (tonfo di un corpo che rotola, sbatto la porta e torno indietro) …parassita…

- G.G.: - Mi spiace di avervi incomodato

- Io: - Che dite, Generale? Non era che un questuante; in quest’epoca, sapete, i più facoltosi han da chiedere limosine a chi, semplicemente, lavora.

- G.G. (assorto): - Non è cambiato nulla, allora; combattemmo vanamente…

- Io (accortomi della gaffe): - Oh, ehm… no, no, Signore, dicevo per celia, ehmm… bene… beh… vi trovo in grande forma, Generale: duecent’anni, ma sembrate un ragazzo, con rispetto parlando.

- G.G.: - Vi ringrazio; dovreste spiegarlo a codesto piede della mal ora, che con Austro e con Maestrale, mi fa male

- Io: - La ferita di Austerlitz?

- G.G.: - Perdonate, ma detesto esser confuso con quel tiranno còrso

- Io: - Ehm, certo… intendevo Alesia

- G.G.: - Beh, nondimeno Cesare… mi lusingate, Signore

- Io: - Per Giove, dev’essere il caldo, Generale… volevo naturalmente dir Midway

- G.G.: - Certamente intendete l’Aspromonte

- Io: - Ma certo, in tutta evidenza, sì.

- G.G. (evocativo): - Ah... fu un monte aspro invero... ma lo ricoprimmo di Gloria comunque, tal che da allora, brilla! (cambiando tono) Perché brilla, non è vero?

- Io: - Ah, beh… non v’è dubbio, Generale

- G.G.: - Mica ci avran fatto una discarica?!

- Io: - Una…noo! Non fia mai! Sui luoghi delle Vostre gesta! Un Italiano morrebbe piuttosto! S’ergerebbe a baluardo! Si immolerebbe in difesa! Si…

- G.G.: - Anche Borghezio?

- Io (forte imbarazzo): - …Eeeeee… Borghezio, Generale?…

- G.G.: - Borghezio, sì.

- Io: - Borghezio, Borghezio… oh bella, questo Borghezio: mai sentuto!

- G.G.: - Sapete, ho come il sentimento mi vogliate asconder una qual cosa

- Io: - Per la mia anima, Signore mio: non oserei!

- G.G.: - Allora mi sbaglio.

- Io (cercando di cambiare argomento): - Ecco… sì, ebbene, Signore… beh gradite, che so… un caffè?

- G.G.: - Lo gradisco, ma non lo avrò.

- Io: - Perdonate, non ho inteso

- G.G.: - Vivendo sui campi di battaglia, sapete, e dormendo ne’ pagliai con il proprio cavallo come giaciglio e come stufa, nel cuore un solo pensiero: “Libertà!” insidiati, più che dallo Straniero, da un nemico che mai si ritrova audace nella pugna ma come sciacallo si cela e solo al tacer dell’armi s’appalesa per addentare gli sconfitti e financo, con l’inganno, i vincitori…

- Io: - Parlate di Cavour

- G.G.: - Oh, gl’intriganti aristocratici da sala consiliare…

- Io (tra me): - stavolta ci ho preso

- G.G.: - Beh insomma: questa vita insegna alle rinunce di vanità; grazie del caffè: come gustato. Ditemi piuttosto di codesto Meridione: m’è giunta nuova ancor sia in mano borbonica! Ha da esser?

- Io: - Oh no, Generale, non vi han riferito cosa esatta, è piuttosto…

- G.G.: - Non è forse sommerso di rifiuti, privo di opere, taglieggiato da’ briganti, povero e sfruttato, afflitto da vergognosi nepotismi, amministrato da disonesti profittatori?

- Io: - Bene, Generale, come dirvi… sì, no, però…

- G.G.: - E allora sono i Borbone (si leva in piedi)

- Io: - Dove andate?

- G.G.: - A iscacciarli! Dove altro?

- Io: - Ma non si può!… non è più così che… ora non è così facile, sapete, credete…

- G.G.: - Lo feci una volta, lo rifarò adesso! Codesti distinguo, Signore, mi ricordano d'un tal conte piemontese che conobbi…! Animo, orsù, prendete la vostra spada! Vi lascio tre minuti per scrivere ai vostri cari, ché oggi col computer è presto fatta; avete una camicia rossa?

- Io: - Generale… non Vi ho spiegato…

- G.G.: - Un foulard! un drappo qualsiasi! Un tovagliuolo! Rosso, però!

- Io: - Sedete, Vi prego, Generale; ho da informarvi d’un fatto d’Italia che ha somma importanza

- G.G.: - Se riguarda l’Italia, dite! (si siede)

- Io: - Quei barboni… quei Borbone, vedete, sono… sono… sono… acclamati dal popolo, ecco!

- G.G. (esplosivo): - Oh questo! Non è certo cosa nuova! Il popolo… costretto all’ignoranza e privo di strumenti di giudizio, applaude ognun si trovi a far grida da un balcone o da una comune predella di carrozza… ma il popolo, certo, non ha diritti e non può eleggere i suoi rappresentanti; ah, potesse farlo!… ma ci arriveremo, ci arriveremo! (si alza e sguaina la sciabola) Orsù, cominciamo! (si avvia)

- Io: - Generale, come posso dirvi… ci siamo già arrivati

- G.G. (si ferma sulla porta): - A cosa?!

- Io: - Alle elezioni, Generale, al suffragio universale, come volevate; alla unione europea, come avevate auspicato e previsto, alla scuola dell’obbligo, come dicevate fosse giusto.

- G.G. (torna e si siede di colpo): - Cosa dite?! Avete applicato davvero le mie riforme? In tutto il suolo Patrio? È cosa vera e reale?!

- Io (tristemente): - Altroché, Generale

- G.G. (trasognato): - Ma è cosa magnifica… la migliore nuova della mia vita… tutti i miei sogni si sono realizzati… vi prego, non guardatemi, Signore

- Io (guardando a terra): - Ma il popolo…

- G.G.(virilmente commosso, evocativo): - …Quale maggior gloria, per un vecchio patriota che non l’esser inutile dopo la vittoria su ogni fronte?… tornerò a Caprera a coltivar sementi e a respirar l’aere libero d’Italia!

- Io: - …ha scelto i barboni…

- G.G.: - …Il mare mi porterà i balsami d’una Europa finalmente in pace! Ah, quanto sangue è necessario per l’armonia del mondo! Ah, quanto è lontana dall’uomo la libertà, tanto che a raggiungerla la si deve inseguir per tutto il globo! Ah… (di botto accorgendosi di quanto ho detto) COME AVETE DETTO???!!

- Io (timidamente): - Il popolo, insomma, a suffragio universale… li ha… li ha…

- G.G.: - LI HA??!!

- Io (in un soffio): - Eletti, Generale

- G.G. (dopo lunga pausa incredula): ...Ma è incredibile! Così, dopo tutti i nostri sforzi, il glorioso Mezzogiorno d’Italia si è fatto straniero nel nostro sangue!… (pausa, poi con determinazione) e bene: volgeremo lo sguardo a Settentrione, ove troveremo i Valorosi necessari per spargere la benefica infezione della volontà; ditemi dunque: cosa troveremo a Settentrione, a Settentrione, laddove di quei Mille vennero i più numerosi e tra questi i più furon Bergamaschi, sì che eran sempre più valenti nella guerra che comprensibili alla favella?

- Io: - Gl’Austriaci, mio Generale.

- G.G.: - E no! Magari ancor di sangue nostro!

- Io (sputando in terra): - Bleah, mio Generale, sì

- G.G.: - Anche a Bergamo? La città dei Mille?!

- Io: - Soprattutto a Bergamo, mio Generale. I bergamaschi, l'Italia, come dirvi... la voglion disunita.

- G.G. (dopo lunga pausa allibita): - E allora come si fa? Mica si può iscacciar lo popolo!…

                                                                                                   
  E con questa memorabile Frase Storica, ho visto ripartire il Generale Garibaldi; dopo un prolungato sguardo all’orizzonte lontano e parole mozze su una qualche epica disfatta, Egli ha rinfoderato la sciabola e si è avviato zoppicando verso la Sua Isola Che Non C’è Più, dicendo vagamente che sarebbe un giorno tornato con più di mille Valorosi (lo disse così, con la maiuscola) ma ho sentito la sua grande voce come un tuono remoto e quasi spento. E in ogni caso, se tornerà, con quel passo, andata e ritorno, temo ci toccherà aspettarlo per altri quattrocento anni.

Sono tornato alla scrivania, tra me pensando.

 

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