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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
15 dicembre 2014
Altre integrazioni

letteratura
3 dicembre 2014
Nuove integrazioni

letteratura
1 dicembre 2014
Integrazioni

Son convinto che i testi sacri siano stati redatti in modo troppo sintetico e tralascino così informazioni forse preziose; tento di rimediare dunque, con qualche risposta alle tante domande che ognuno di noi curiosi si è posto durante l'obbligo di catechismo. "Amen" è una brutta parola, infatti: abbiamo diritto di saperne di più.




moda
18 dicembre 2013
Passata la festa
                               

Questa non è mia, dunque è meglio



                  
   
        
                                            
                    


   
         


letteratura
11 novembre 2013
Credenze popolari

Quattro passi nel delirio, ma non il mio.


Caro popolo, parecchi anni fa nabbe in Galilea, o in Palestina non s’è mai capito bene, un figlio di Dio che si putatì d’un tal Giuseppe falegname come pochi altri, come nessun altro in una terra dove non ci sono gli alberi.
Egli, appena nato, frignò in aramaico delle frasi tipo io io io sono la carne e il vino, traversa me e sarai salvo, il regno dei cieli non è per terra, amati te come me e lui, e tu l’hai detto quello che dico io.
Giuseppe, preoccupato, fonò il pediatra. Egli (il pediatra) profferì: - Questo bambino è strano forte, sei sicuro che quel biondone che l’altr’anno girava da queste parti qua non fosse un arcangelo, o Giuseppe? – Giuseppe restò lì senza dir parola, ma si vedeva che penava; il pediatra se ne andò.
La moglie di Giuseppe era la madre del piccino (che dalla greppia continuava a far miracoli trasformando il bove nell’asino e viceversa) e assicurava che lei (la Vergine) era vergine, del che Giuseppe non si dava ragione perché erano sposati da un po’ e la rivelazione gli suonava un tantino offensiva; ella raccontava una assai curiosa storia:
-Un bel giorno – diceva – che tu, o Peppe, eri al lavoro nella tua bottega, proprio il giorno che ti sei piallato il pollice, entrava nella nostra casa una grande luce e un arcangelo, almeno così ha detto, che mi annunciò l’imminente nascita di nostro (mio e non ho capito di chi) figlio di dio (dimenticavo, c’era anche dio, che guardava) e poi non ricordo più niente che è meglio.
Giuseppe era un uomo semplice, e sbottò in una serie di banali recriminazioni sulla madonna, che ancora nessuno sapeva chi fosse, poi andò in bottega a costruire croci.
Dopo alcuni tempi biblici, il Gesù Bambino diventò un Gesù Grosso e conobbe Maddalena, che faceva la battona sul biblico tra Nablus e Gesùralemme; ‘sta donna, per ringraziarlo che ne aveva ostacolato la lapidazione per battoneria, lo seguì, e molti altri seguirono lei, così alla fine Gesù si trovò con un bel codazzo.
Non sapendo che fare ma non volendo deludere il pubblico, Geissì - come lo chiamavano confidenzialmente gli americani - guarì un cieco, che chiedeva la carità in Filistìa, e questi quando lo vide disse:
- Ma cosa t’impicci, io c’avevo tutto il mio giro d’affari da cieco, cosa vieni a scassarmi l'azienda, ma vai via, porco di un... – Gesù capì e subito andò.
Resuscitò un morto, poi dovette riammazzarlo subito perché non era il morto da resuscitare, ma un morto che doveva proprio morire.
Sanò un paralitico, ma questi appena sanàto lo menò duramente e lo derubò, perché da sano era un brigante, era.
Giuseppe, sconsolato, sparì dalla circolazione.
La Madonna, invece, no.
Allora Caifa – un sacerdote ante litteram, perché la religione coi sacerdoti non c’era ancora, ma lui se ne fotteva e faceva il sacerdote lo stesso – se ne ebbe a male non si sa bene perché e prese provvedimenti: prima maledisse, poi porconò, quindi acchiappò Gesù e lo fece conciare per le feste, di Pasqua, perché ormai era Pasqua.
Anche Anna – che non era una bella gnocca ma un sacerdote pure lui, e non si sa quanto ricchione – s’incazzò da maledetti; chissà cosa gli passava in quella capoccia da prete, e fece frustare Gesù.
Gesù, poveraccio, séguitava a dire: - sono il figlio di dio, e sono il figlio di dio! – ma quelli: “ma bene!” e giù botte.
Lo portarono a calci in culo dal Governatore della regione, che si chiamava Pilato.
Pilato profferì: - …‘Rtacci, stavo a magna’…
- Crucifige! – gridarono gli astanti.
- Eh? – chiese Pilato, che era diventato Governatore solo grazie alla cugina della zia di sua moglie che era compagna di classe della figlia naturale del prevosto amico di un segretario del capo stalliere della villa di Arcores, e non aveva studiato il latino.
- Faje er culo! – tradusse la folla.
- Ah – disse Pilato
- Dàje, Pila’! – riprese la folla.
- E vabbè - disse Pilato e, andandosene, se ne andò.
Gesù venne quindi crocefisso secondo le regole, nulla da eccepire, roba romana, precisa, pulita, lineare, anzi: cruciforme, ma bellina proprio, la targa sopra, tutto; ma Gesù ebbe a ridire, e risorse. Risorse parecchio, inizialmente a intervalli, poi più rapido, infine non fece che quello, diventando un’ossessione tipo la falegnameria per Giuseppe o gli arcangeli per la madonna.
Lo spirito santo, di cui non avevamo ancora parlato, si manifestò come una colomba, e invece era lo spirito santo; nessuno ci capì un bel cazzo e ci furono alcuni tiri a vuoto perché la colomba, sapeva volare. Gli apostoli, che erano della gente varia ma cocciuta – rimangono famosi i pescatori del lago di Tiberiade che tiravano su le reti per miracolo e dentro, invece dei miracoli, c’era il pesce, pensa – gli apostoli dissero: non è morto.
E chi se ne frega – dissero altri; ma questi, cocciuti, ripetevano e dai e dai: non è morto, non è morto, non è morto.
Ma chi? – chiesero alcuni.
In fondo, non saprei – risposero gl’apostoli.
Intanto Cesare Ottaviano non era certo lì per queste sciocchezze, e faceva la guerra agli Ittiti schiacciando Ittita per Ittita com’era costume dei Romani; l’impero si espandeva e il culo dell’arcante si faceva sempre più grosso per sedersi su un impero altrettanto grosso. L’imperatore ne era capace.
Il mondo allora era diverso; avete presente i dinosauri? I dinosauri non c’erano; forse non c’erano più neanche gli smilodonti, comunque però il mondo era diverso. Per andare da Iaiafat, mettiamo, a Cafarnese, si doveva prender su le scarpe e ohòp ohòp, ci mettevi due mesi; non dico arrivare a Brindisi che non ti bastava la giovinezza; e poi c’erano i banditi sulla strada e tanta altra brutta gente: - I banditi! Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Uccidili tutti! No, no! –
E andar per mare non ti facilitava le cose: - I pirati! Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Annegali tutti! No, no! – Tutti i giorni così.
Insomma non era un bel mondo. E perciò nabbe Gesù, un uomo buono e compassionevole che, tanto per cominciare, odiava i Filistei; chissà perché; i Filistei gli stavano proprio sui coglioni; chissà: forse da bambino un filisteo cazzone gli aveva ciulato la prima morosa; o magari un filisteone grosso così gli fregava la merenda di corteccia di cedro con su la segatura che suo padre gli metteva nella cartella di legno, la mattina. O che altro può essere successo, solo dio lo sa, e dio era un altro che c’aveva le sue antipatie e le sue simpatie e tutto sommato era meglio essergli antipatico che essergli caro come Giobbe o Abramo. Perciò i Filistei non se la passavano poi tanto male, ridevano, giocavano al whist, applaudivano gli spettacoli di Gesù e andavano a letto.
Intanto l’Imperatore Tiberio era un tipo con cui mica tanto scherzare; aveva già inculato i tessalonicesi e si apprestava a far pisciare la guarnigione nel lago di Tiberiade, se solo Gerusalemme avesse avuto da dire sulle decime. I centurioni calcavano con le caligae le dure pietre di Galilea, e ogni tanto si azzoppavano; non pioveva da sedici secoli; la stella cometa aveva fatto stremire fin le palme da dattero che non facevano più gli stronzoli dolci, come si diceva in aramaico, e le locuste si erano attendate appena fuori le mura, in vista del prossimo raccolto di quattro graspi secchi. Non erano tempi belli, e perciò nabbe Gesù. E poi morì.
Finalmente morto che ebbe, Gesù divenne famoso. Tutti dicevano: era qui poco fa, urca ha appena girato l’angolo sennò lo vedevi, eccolo là eccolo là accidenti peccato è cascato nel tombino sennò lo vedevi, era là adesso ma adesso non c'è più. Tutti lo vedevano, ma tutti gli altri no; quelli che non lo vedevano però ci credevano, dicevano: l’ho quasi visto, diobòno, se non era per la nebbia… poi, seguitando la storia, tutti dissero semplicemente: eccolo qua, e indicavano una statuetta. Bisogna capirli: Gesù sembrava lo facesse apposta, faceva: cucù! E con una pernacchia, svaniva; allora i guardoni, delusi, lo sbignavano in effige, in legno o ferro assortiti, e poi più tardi in plastica e così gli andavano in culo a lui e i suoi scherzi.
Però la statuetta non si muoveva mai e le turbe anelavano (la turba, sappiate, "anela") una statuetta un po' più attiva, e così nacque il papa. Il papa – cari alunni – era il vicario di cristo sulla terra, e se non sapete cosa vuol dire “il vicario”, andate a vedere sul dizionario. Se non sapete cosa vuol dire “sulla terra”, gettatevi a mare. Il papa comunque non si chiamava “vicario” e nemmeno “di cristo”, ma si chiamava il papa e basta. E avanza. Il papa dava l’ostia dicendo: - questo è il corpo di cristo - e gli altri gli dicevano: - ma no guarda, questa è un’ostia - e allora il papa si arrabbiava le vesti stracciandosi i capelli, diventava rubizzo e gridava come un porco scannato, tanto che gli altri subito dicevano – va bene va bene, è il corpo di Evaristo, stai calmo, due grammi di domperignone in siringa subito, buono buono, siediti e respira lungo, voi laggiù pronti col defibrillatore, ma guarda che caso -.
Tanta gente si assiepava a guardare tutto quel trambusto con il papa, era dai tempi di Maria Maddalena che non si vedeva una folla così a guardare; qualcuno cominciava già a organizzarsi con qualcosa da vendere.
E così vedendo ciò che capitava, anche la Chiesa si organizzò con qualcosa da vendere e per primis si mise a vendere il papa. “Papa, veduta in vendita” era lo slogan di quei e di questi qui tempi; per vedere il papa – caro popolo – da quel dì bisogna pagare.
Non solo, te lo fanno pure sudare; devi siringarti un pellegrinaggio da là a qua, ma a piedi veh, torpedone solo per moribondi che vengono a cercar la grazia (cioè pagano, e lo pigliano nel culo); gli altri pistonare a caligae, e schiaffeggiarsi un pochettino per penitenza. Ma io non ho fatto niente! - Penitenza lo stesso, bastardo peccatore bugiardo e un po’ stronzo, tiè, tiè! – (botte emendanti).
Quando che arrivi a Vaticanopoli: due giorni seduto in terra senza bere né mangiare, sennò va a finire che ci scagazzi tutta la piazza; poi all’improvviso: zac, Sua Eminenza si affaccicchia da una finestrina piccola, ma piccola, lassù lassù, in mezzo a tante altre finestrine che sembra di cercare la tessera del puzzle, e zazac, scompare. L’hai visto? Io no e tu? Boh, mi era sembrato. Ma no, era un uccello. Ma no era un aereo. Ma no era il papa.
“Torniamocene a casa” – dicono turbate le turbe togliendo il disturbo.
Ma dio è ovunque, pure là.
Che siete venuti a fare dunque, qua.

letteratura
24 ottobre 2013
Requiem per il Consigliere degli Ufisti

Qualche tempo fa se ne morì una importante figura delle credenze nostrane; i peana che gli si sciolsero furono legione, anche provenienti da laici incalliti. Perché? È il solito conformismo che sragiona?
Be’: sì.
Per tentare di provarlo, spostiamoci di credenza:




- Hai sentito cos’è successo?
- No, cos’è successo?
- È morto il Secondo Consigliere degli ufisti!
- Chi?
- …Sai, quello che si era ritirato a vivere sul luogo dell’atterraggio della Grande Astronave e che prima era stato Primo Contattista nella nostra città… quello che era così aperto al dialogo con tutti i credenti nello spiritismo, coi lettori delle carte, coi guaritori filippini, con gli adepti del culto del Grande Cocomero, gli assidui della cura della meningite con le pietruzze luccicanti e perfino con quelle povere anime che non credono a niente…
- Ma va? Proprio quello? O cavolo, mi dispiace; in fondo, fra tanti cornuti, in fondo una povera brava persona…
- Ah, guarda: tutto si poteva dire di lui, tranne che non fosse una brava persona…
- Allora non proprio tutto
- Come?
- No, dicevo, racconta, racconta
- Sì, raccontavo che un uomo così importante, colto, e pure bello, perché bisogna dire che - anche se ripudiava le donne - era anche un gran bell’uomo…
- Gli sarà servito a poco esserlo
- Eh?
- …Dicevi?
- E insomma, una bella persona, con un bel personale di bella presenza; vestito coi paramenti da ufista, le antenne, il solenoide a tracolla, quando mimava i bi-bip di Alpha Centauri… beh, lo stavi proprio a sentire inchiodato, era una parola di speranza!
- Pure se non ci credevi!
- Sììì! Perché lui, capisci, lui parlava a tutti!
- Ma guarda, addirittura.
- Te lo giuro, capisci; lui, vedi, era un sostenitore del dialogo!
- …Nientemeno che del dialogo
- Potessi mori’: proprio il dialogo! Perché lui, vedi, lui, parlava a tutti!
- Sì, me l’hai già detto…
- E quindi dialogava, capisci? Con tutti! Uno come lui!
- … Uno come lui: fenomenale. Mentre gli altri…
- Gli altri ufisti?
- Eh.
- No, che c’entra: gli altri ufisti son bravissimi, apertissimi, parlissimi con tutti pure loro…
- Allora son come lui
- No, vabbè, ora però…
- Be’, dico: se diciamo che lui era aperto con tutti, per dare senso a questa che è una valutazione bisogna avere un termine di confronto, allora diciamo che: “lui era aperto mentre gli altri son chiusi” oppure, se preferisci: “lui sì che amava il confronto e lo si capisce bene guardando come fanno quegli altri stronzi”… no?
- Ma cosa c’entrano gli altri: sto facendo un epitaffio!
- Ah, scusa, che ne sapevo, pensavo dialogassi…
- Ma certo che dialogassimo, è per questo che parliamo!
- Ah.
- ...Eh, tu non capisci bene il dialogo; lui, vedi, era un maestro del dialogo
- …Perciò era pronto a mettere in discussione le proprie convinzioni a seconda dello sviluppo del dialogo; non l’avrei detto, interessante… però le antenne non se l’è mai tolte, e anche il solenoide… sai che io queste cose l’ho sempre trovate un po’…
- Ma cosa stai dicendo?... “Mettere in discussione le proprie convinzioni”?
- Beh, l’ha detto tu che dialogava!
- Massì, ma come poteva mettere in discussione nientemeno che la Grande Astronave, il Contatto di Terzo Tipo con l’Ufo che scende la scalettina, accende il ditone e ti dà la Somma Coscienza del Cosmo! Sarebbe una bestemmia!
- Non metteva niente in discussione. Ma allora che dialogo è?
- È il dialogo che tu lo stai a sentire e poi ti mostri convinto, e se non ti senti convinto fai lo stesso quello che si è convinto perché così mostri rispetto per chi ti ha fatto l’onore di voler dialogare con te!
- Ma questo non si chiama mica dialogo!
- Vorrai mica sapere meglio tu, miserabile profano esecrando, cos’è il dialogo, tu che vaghi nelle nebbie dello spirito ignaro, tu che bussi sulla dura pietra cercando alloggio, tu che solo resti senza udire sopra te il rombo del Grande UFO!
- Calmati, sei tutto rosso, sembri un marziano… volevo solo dire che se uno vuol sempre avere ragione allora non sta dialogando, sta facendo un monologo con qualche interruzione pubblicitaria della sua ditta; gli ufisti a me fanno un po’ tenerezza con quella loro candida presunzione; mi fan pensare: sai cos’è, brutta cosa l’ignoranza.
- (guardandolo con compatimento): Guarda, io ti capisco: non sei stato illuminato dalla Coscienza del Cosmo, povero te, ma non devi disperare...
- Io sto benissimo.
- …Non devi disperare perché, pur se non c’è più una figura come quella del Secondo Consigliere degli ufisti, che era così aperto, accogliente e parlava con tutti…
- …Mi dovrò trovare a confronto con gente chiusa e torva che non vuole parlare con nessuno
- E dàgli! No! Troverai menti aperte al confronto che, pur avendo sempre ragione, accetteranno di starti perfino a sentire e poi ti convinceranno che hanno ragione loro e tu andrai in pace come un ufista che ha nel cuore soltanto il Grande UFO! Ma come fai a non capire?
- Insomma troverò altri uguali a lui, che dunque non era così speciale. E se non mi convinceranno?
- (accarezzandogli la testa commosso) – …Ti convinceranno.
- Fermo con le mani… se non mi convinceranno, me li toglierò di torno?
- Mai.
- Lo sapevo che finiva così.

CULTURA
20 dicembre 2011
Liber librorum et omnia vanitas

I Testamenti, vecchio e nuovo, sono una scelta tra molti testi; così è impaginata la Bibbia, e si vede: non c'è nulla di consecutivo e di attinente ed il filo rosso o l'avete voi, o non lo trovate. Si chiama fede, ma anche in tanti altri modi. Pare che la Bibbia debba stare sul comodino; bene: già che è lì, leggiamola, no? Non è molto conosciuta, ma la colpa è sua: i Profeti scrivevano male. 

 

Come molti mortali, vorrei non morire e così mi son letto la Bibbia dove pensavo avrei trovato il modo, appunto. Beh, che devo dirvi: non l’ho trovato. Forse la mia copia mancava di quella pagina, ma piuttosto che scartabellarne un’altra mi faccio frate. Perché ho fatto gran brutti sogni per troppo tempo, dopo quella lettura: intanto, mi ha confuso; ma come: è composta di differenti libri e a me hanno dato un libro solo? Lo credo che mi mancavano delle pagine. E poi non si capisce niente: comincia con la creazione del mondo, e va bene ed è pure bello, con Dio che si dà da fare e poi si stanca (Dio si stanca?) e si riposa. E mi è venuto sonno pure a me, che infatti sono stato battezzato. Poi arrivano gli ebrei, che a Dio piacevano un mucchio ed infatti li scarrozza per tutto il deserto a prendere botte dai faraoni. Ma, mi son detto: non poteva dare un calcio a ‘sto faraone e basta? Si vede che non poteva. E qui comincia una lista di gente che fa delle cose di cui forse si è perso un po’ il senso, come quella volta che mi è capitato di leggere una lettera del mio bisnonno: “bisnonno” – ho pensato – “ma di che cacchio stai parlando?” e lui: zitto come Dio.

Certo, poi arriva l’Ecclesiaste e lì, ragazzi, non si scherza: mettete a letto i bambini, e con le mani fuori dalle lenzuola; ò, lì è roba forte, per maggiorenni, si parla di sesso spinto, e non scherzo: leggetela, se poi non dovete star soli, e ne riparliamo.

I “libri” deuterocanonici, sono un guazzabuglio; intanto, i protestanti non ci credono e, secondo me, fanno bene. No, dico, c’è di tutto: Nabucodonosor e Babilonia, un tal Tobìa che va dai parenti mentre un demonio ammazza i mariti a Sara, nientemeno, i Seleucidi se la prendono con Antioco, e che dire di Artaserse? Non lo so, perché proprio lì ho preso sonno.

Al risveglio, mi si presenta l’Ecclesiatico: “urca” – ho detto – “ancora porno, qua!” – ma stavolta era una finta: l’Ecclesiastico non è l’Ecclesiaste e si vede che lo fanno per scherzo: tu ti butti a leggere con gli occhi sgranati ed invece ti becchi una fila di raccomandazioni e proverbietti che neanche mia nonna. Scherzi da profeta.

Poi arriva Baruc. Baruc doveva essere un depresso: andava tutto male, per Baruc. L’avessero invitato a bere qualcosa. Forse l’hanno anche fatto, ma Baruc ti rovinava la serata: c’aveva una faccia che metteva tristezza anche ad uno spettacolo di lap dance; “e dài Baruc, su con la vita!” – gli dicevano gli amici, ma Baruc, niente.

Poi ci sono tre giovani in una fornace che si danno al canto; gente strana, a quei tempi. Due vecchi zozzoni, nel frattempo, ricattano una tal Susanna cercando di portarsela in qualche talamo lì intorno e vedete che i vecchi zozzoni son sempre esistiti, e pure le Susanne. Il solito Daniele intanto combina i suoi casini: non contento di quello che aveva imbrogliato prima, eccolo ammazzare un drago sacro; “Daniele, ma perché non ti fai mai i cazzi tuoi?” – gli disse pazientemente un arcangelo, e daniele ridendo dispettoso: “tiè!” – e ammazza il drago. Anche i ragazzini discoli son sempre esistiti.

Dopo alcune scene tanto per riempire, arriva uno che sembra americano: sapete no, gli americani che gli piace sempre fare quelli che son deboli, le prendono, hanno tutti contro e poi invece vincono. Nella realtà non è così: loro son grossi e forti, gli altri son piccoli e sfigati, ma intanto gliele danno; ma sto parlando di favole. Insomma questo giovane americano incontra un gigante che gli dice ti spiezzo in due, ma lui lo abbatte stile Ringo. E fine del gigante. Viva Davide (che è l’americano) e vince un reame, e qui la storia si lega forse a quella di Cenerentola.

Chiudendo il libro, riappare Baruc, che ne sentivamo la mancanza per finire in bellezza.

Ecco letto il Vecchio Testamento. Dopo qualche ora di sonno, mi son letto il nuovo. Ragazzi, il nuovo è un pacco, ve lo dico subito: ti ripetono lo stesso racconto quattro volte! Sono andato dal libraio, gli faccio: “Ohé, quella copia qui è stampata male, si ripetono le pagine!” -  “No, guardi che è così” – mi fa lui, e io non ci volevo credere e rivolevo i soldi, o almeno un’altra copia, e tira e molla abbiamo telefonato al Vescovo e gli dico: “Vescovo, beh?” – “No, guardi che è così” – mi risponde lui, e io: “Insomma, ciavete sempre ragione voi!” – e sono uscito arrabbiatissimo.

Vabè, ‘sto racconto in quadricopia lo conosciamo tutti: e da mo’ che ce ne fanno una testa così: la capannuccia, Maria e Giuseppe, il bambino che non si capisce da dove viene ma pare c’entri il solito arcangelo, poi un po’ di buio e via di miracolo in miracolo fino a botte, tortura, sangue (che ai biblisti evidentemente piaceva tanto) e assassinio plurimo e scenografico. Con resurrezione selettiva (i ladroni, no). Fine del racconto.

Mah. Ho chiuso il libro dei libri e l’ho infilato tra gli altri libri nella libreria. Devo dire non c’ho capito molto. Intanto, ho capito che la vita eterna me la posso scordare e pure un allungo significativo, che mi avrebbe fatto comodo, con tutto quello che c’ho da fare, ma pure come baedeker di comportamento non mi pare paragonabile al galateo di Monsignor Della Casa, e nemmeno a quello di Lina Sotis. Provatevi voi a maledire vostro figlio e i figli dei suoi figli, insomma i vostri nipoti, solo perché quel poveretto è entrato in bagno mentre uscivate dalla doccia. Intanto chiudete la porta, no? E poi state un po’ calmi, che diamine, andate più spesso in piscina! Povero bambino! E se il vostro capufficio vi dice che il piccino non gli è simpatico, non correte a scannarlo, andate dai sindacati! (non dalla CISL perché altrimenti per vostro figlio è finita, ma insomma vedete voi).

 

Ecco. Lettura impegnativa; anche troppo. Mi ha lasciato l'impressione di qualcosa che non va. Incongruenze, smagliature, iàti di senso. Cerchiamo di recuperare.
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