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satira, un punto di vista un po' storto
8 maggio 2016
GEN? NEL POZZO
Questa foto, trovo ci riveli qualcosa di utile           

messaggere.wordpress.com
SOCIETA'
16 aprile 2016
Specie di sbagli

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29 marzo 2016
Lucky Luke ed il Principe di Lampedusa
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29 marzo 2016
Quasi
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15 marzo 2016
Empietà
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SOCIETA'
19 febbraio 2016
Scie chimiche: ho le prove
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politica interna
21 settembre 2015
Per non dimenticare
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SCIENZA
8 agosto 2015
I racconti dell'orrore: - La coccia di morto
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SCIENZA
23 giugno 2015
Non antropomorfizziamo

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5 maggio 2015
"Tecniche d'ingaggio indolore" e "Per aspera ad peronospera" - due commenti sull'attualità
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16 aprile 2015
Trasferimento

A causa del funzionamento di questa - come si dice - "piattaforma", dirotto i visitatori di questo spazio all'indirizzo:
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Arritrovarci
SOCIETA'
28 marzo 2015
Chiediamolo al bar


La storia tragica del pilota che schianta volontariamente il proprio aereo sul fianco di una montagna uccidendo 150 passeggeri, ci fa capire che i severissimi controlli attitudinali previsti dalle compagnie aeree a garanzia della sicurezza dei voli, per ciò che riguarda gli esami psicologici non servono a un cacchio.

Come mai? Perché la psicologia non è una scienza, o meglio: dal punto di vista scientifico è un divertissement. Infatti se ne fa spettacolino in televisione, al contrario di quanto si fa, per esempio, con l’ingegneria o con la matematica. Due esempi:

L’altro giorno in tivvù c’era Lella Ravasi, una psicologa-scrittrice; dato che la prima caratteristica è considerata la principale, a lei veniva chiesto di prodursi in qualche numero di magia psicologica, cioè nel buttare lì qualche diagnosi utilité con la tecnica “a me gli occhi: a domanda qualsiasi, dò risposta scientìfica”. Si parlava di sogni e allora, vài di Barnum.

E dato che si tratta di spettacolo, costruiamo una gara tra l’abitudine a concionare a caso di scienza, e lo spirito scientifico:

Primo concorrente: Lella Ravasi

Domanda: Cosa vuol dire sognare di andare in tandem?
Ravasi: beh, indica l’importanza per ciascuno di imparare ad andare da sé.
Domanda: Cosa vuol dire non riuscire a ricordarsi i sogni?
Ravasi: eh… è meglio ricordarseli!…
Domanda: Io sogno serpenti, cosa vuol dire?
Ravasi: ah, sa, io sono junghiana, dunque il serpente è un simbolo di trasformazione; lei è in una fase di trasformazione.

Secondo concorrente: lo spirito scientifico

Domanda: Cosa vuol dire sognare di andare in tandem?
Psicologa: in tandem? Dipende. Lei ha un tandem? Conosce qualcuno che va in tandem? C’è un episodio della sua vita che riguarda questo cacchio di tandem? Cosa le viene in mente se dico “tandem”? Guardi, facciamo così: se lei ha dieci anni di tempo e svariate decine di migliaia di euro da dare a me, venga due volte la settimana nel mio studio e, ‘probabilmente’, al termine di questo iter clinico potremo scoprire cosa è ‘per lei’ andare in tandem.
Domanda: Ehm… e cosa vuol dire non ricordarsi i sogni?
Psicologa: mi ascolti: queste non sono domande, sono fuochi d’artificio: scoppiano e spariscono. Se vogliamo delle risposte, bisogna anche fare le domande. Dunque: sappia che NELLA SCIENZA NON C’È UNA RISPOSTA VALIDA SEMPRE, ma tutto deve adattarsi alla specifica circostanza. 
Due giorni la settimana, a cominciare da giovedì.
Domanda: Ah… eh… e se io sogno serpenti, cosa vuol dire?
Psicologa: …sì, lei ha proprio bisogno di uno psicologo. L’aspetto giovedì.


E poi, naturalmente, non poteva mancare Egli, lo psichiatra per antonomasia, colui il quale dello psichiatra ha tutto, compresa la faccia: il Professor Applauso Vittorino Andreoli.

Il Sommo, invitato a dir la sua nientemeno che sul nazismo, si è prodotto nel solito numero di funambolia da fermo. Mettiamo in gara pure lui; Egli, a domanda, ha illuminato:


Primo concorrente: Andreoli

Domanda: Professore, lei che è un grande psichiatra, ci dica: Hitler era un uomo lucido o un folle?
Andreoli: beh, Hitler dal 22 di aprile, si rende conto… 
Domanda: E se dovesse fare una diagnosi?
Andreoli: è un paranoico, diceva “mi hanno tradito i miei generali!”, aveva tre medici solo per lui, infatti si chiamavano tutti “medici personali”! Ad Hase chiede come fare a morire, Morel gli prescriveva gli psicofarmaci…
Domanda: Ma nel bunker, con lui, i suoi sodali erano folli drogati o prigionieri?
Andreoli: lei deve sapere che la paranoia ha un fascino perché si ha davanti uno che si crede Dio.

Secondo concorrente: lo spirito scientifico

Domanda: Professore, lei che è un grande psichiatra, ci dica: Hitler era un uomo lucido o un folle?
Psichiatra: Ascolti, buon uomo: non si possono fare le domande così, ad uno specialista; son mica il mago di Arcella. E’ come se lei chiedesse ad un ingegnere: “un ponte ad una campata sola reggerebbe il carico?” – evidentemente mancano dei dati e l’ingegnere direbbe: “mi faccia vedere il progetto e la previsione dei carichi d’esercizio”; analogamente io dico: “mi faccia vedere Hitler e mi dia qualche anno di tempo”, ma siccome non è più possibile visitare Hitler, una risposta scientifica a questa domanda non si può più dare. In via deduttiva, giusto per accennare ad una possibilità, le dirò che la diagnosi ‘presumibile’ ‘sembrerebbe essere’ quella di paranoia; ma dicendo così, dal punto di vista scientifico è come se le avessi detto niente. Grazie, arrivederci.
Domanda: E…
Psichiatra: ho detto “arrivederci”.

A me sembra chiaro perché gli aerei cadono, ragazzi.


SOCIETA'
5 febbraio 2015
L'uomo come mezzo

Così, è stata uccisa la terrorista irakena che doveva essere scambiata col pilota giordano rapito dall'ISIS. Sentendo la notizia, dovrebbe colpire l'ineluttabilità con la quale vien detto che la terrorista detenuta ha avuto la morte dato che il pilota giordano è stato ucciso, e barbaramente.
Dunque, la terrorista irakena è stata il mezzo attraverso il quale ha potuto consumarsi una vendetta. Poiché tu mi hai fatto questo, ora ti accomodo io, guarda come: ecco, ti ammazzo l'amico; contento?
Ma ci vogliamo almeno stupire un po' anche di questo? Non certo del fatto, dico, ma di come viene annunciato.

Sennò la celebrata cultura occidentale non serve proprio a nulla; ma che studiamo a fare.

SOCIETA'
10 gennaio 2015
Inquisizioni


In un angolo di strada, una stele s’alza brevemente; non ci si fa molto caso, dimessa com’è, ed anch’io non avrei avuto l’attenzione che il monumentino merita, se il mio cane non me l’avesse così ben segnalato.
Il cane, appena giunto presso quella stele, sempre la osserva per un momento, e poi la scompiscia. Esso solleva la zampa anche quando, in ritorno da una passeggiata, è oramai secco come pane raffermo e non può esprimere nulla di sé sul basamento della colonnina; ciò malgrado lui la guarda e ci prova, come a dire: “merita farlo”.
Incuriosito da questa pervicacia mi sono avvicinato alla stele, accorgendomi così che su di essa era incisa una scritta: quella che vedete nell’immagine. Ho letto, ed immediatamente ho sgranato gli occhi, aperto la bocca ed ho fatto un passo indietro, segnandomi a croce: Dio mio! Che bestemmia!

Dopo sette Salve Alfredo, mi sono calmato un poco ed, infuso dalla forza del Rosario, ho iniziato a pensare qual storta ragione avesse mai portato qualcuno a scolpire, e con tale evidenza, una così grande offesa a Dio ed a farne addirittura un monumento cittadino.
Ed allora ho capito (illuminazione zen?, insight?, parusìa ardente?) ho capito che il gesto poteva essere inconsapevole; la Bestia, d’altronde, si nutre dell’errore e si annida nei dettagli (anche se poi deficita coi coperchi); per diabolico consiglio allora, qualche pio gennaro ha costruito il monumento e in quel modo l’ha inciso ritenendo pure d’aver fatto con ciò cosa grata, addirittura dovuta, a Dio, e certo v’è stato un giorno della Storia in cui quel pezzo di cemento miserello ha avuto una inaugurazione, durante la quale, sotto gli occhi di autorità civili ed ecclesiastiche dotate di diplomi scolastici e sotto lo sguardo abulico de’ cittadini e quello vivo ma ancora troppo ingenuo dei pargoli loro, tutti avevano avuto modo di compitare la scritta e di recitarne l’andamento per intero. 
Nessuno aveva avuto coscienza di ciò che stava dicendo? Satana è davvero così potente? O forse qualcuno, rabbrividendo tra sé, per conformismo e per viltà ha taciuto? E dunque, quella notte il paese ha dormito tranquillo? O turbini di nembi ne hanno agitato le vie alberate e grandi cani neri han percorso frenetici le buie vie? E le grida, le grida stridule di occhiuti rapaci delle tenebre, mio Dio, non hanno lacerato il silenzio della Luna impedendo ai peccatori ogni riposo? Attenti, mortali: verrà un giorno…

Santa inquisizione
Alzandomi il cappuccio sul capo, ho quindi detto a Dio: esaminiamo. Dio ha risposto: “e occhei, esaminiamo”.
Quando si ringrazia qualcuno, Onorevole Tribunale? – quando questo qualcuno ci fa un favore, ed è indubbio che tale sia considerata, dai salvati dal colera, l’intercessione divina, supposta certa (bello, eh? - lo scontro di senso) e che ha permesso a quelli di sortir dalla pestilenza con grazia della vita.
Ma ciò presuppone il graziar la vita debba essere considerato un favore ed il far decedere, per logica conseguenza, un danno; che Dio abbia scelto di graziar quelli e non gli altri, significherebbe allora che Dio avrebbe dispensato favori ad alcuni e deciso di danneggiare arbitrariamente altri, e ciò va contro tutto ciò che i Libri Sacri affermano. Ed allora, o Santo Tribunale, io accuso; accuso coloro che hanno osato scrivere queste parole di aver determinato nel loro animo eretico che Dio agisce anche in danno dell’uomo, e che dunque sia falso l’assunto che Egli tutti ci ama, e che perciò Cristo fosse bugiardo e mestatore, e per questa via non si giunge che alla conclusione Dio aiuti Satana nella sua opera di distruzione, ma poiché alcuna distruzione è possibile se non esiste costruzione, non essendo Dio che un corruttore bugiardo Egli non potrebbe essere il costruttore del reale, perciò accuso gl’imputati d’aver con ciò inteso che l’opera di Dio non esiste e che Dio è Satana e allora Satana è Dio, etiam due in unum per tre, fracto…
- “calma, calma” – dice Dio
- “zitto tu, che non ho capito chi sei” – gli ho risposto, imponendo su di lui il Segno dell’Assunta Sulla Scala Santa
- “aaahh!…” – ha fatto Dio
…ascoltate, Reverendissimi Padri! – ho proseguito veemente levando in alto le falangi – io sento in questa confusa empietà il lezzo del demonio, o di Dio, non si capisce più niente, talché affermo e domando in Vostra vece sia l’empio da consumar col fuoco fin quando l’anima sua si liberi finalmente monda fin’all’altro mondo ove trascorra in pace la corrosione eterna nelle fiamme dell’empirèo, che tale è il luogo che riceve il rèo, se retto è il mio vedere sì come candido di fede il mio animo; ma ciò accada non prima ch’egli abbia confessato tra i tormenti che ne preparan le carni alla Passione. Ed anche perché ci vogliamo divertire. Alla pira! Autodafé!

Abbiam bruciato il Sindaco, abbattuto la colonna e danzato tra le ceneri commiste libando vin santo mentre salmi di pace eterna e buoni sentimenti si liberavano come fumo in aria. Perché è così che, secondo quelli come noi, Dio si mostra grande.

Laica inquirenza
In tal modo cimentato il mio spirito analitico, mi son detto:
Quando si ringrazia qualcuno? – quando questo qualcuno ci fa un favore, ed è indubbio che tale sia considerata, dai salvati dal colera, l’intercessione divina, supposta certa (bello, eh? - lo scontro di senso) e che ha permesso a quelli di sortir dalla pestilenza con grazia della vita.
Ma ciò presuppone il graziar la vita debba essere considerato un favore ed il far decedere, per logica conseguenza, un danno; che Dio abbia scelto di graziar quelli e non gli altri, significherebbe allora che Dio avrebbe dispensato favori ad alcuni e deciso di danneggiare arbitrariamente altri, e ciò va contro tutto ciò che i Libri Sacri affermano, perciò, delle due l’una: o l’intercessione divina che ha ucciso e salvato non è un favore o un danno, e allora non c’è niente da ringraziare, oppure lo è, ma allora Dio non ci ama tutti: ama solo alcuni, e le Sacre Scritture sono sbagliate, quindi la Chiesa che le interpreta male non serve a nulla. E noi la paghiamo pure.
Ed allora, ecco che – con tutte le buone intenzioni ed un bel po’ di servilismo bacchettone – i fedeli han fatto col loro padreterno una figura da minchioni pure blasfemi perché gli si è dato del classista come fosse un imprenditore o un politico qualunque, a cui portare ossequio nel caso di favore ricevuto. 
Ed inoltre si è tremendamente mancato di rispetto ed umana pietà nei confronti di chi invece è morto a causa di quella pestilenza: il solo fatto che Dio abbia graziato i ringrazianti pone in una luce tenebrosa chi la grazia non l’ha ricevuta; perché infatti – ci si chiede – non l’ha ricevuta? Non la meritava (visto che io ringrazio, è evidente che ho ricevuto un trattamento di favore)? Non era cosa importante che quell’altro morisse, forse?

Abbiamo allargato le braccia con un sorriso sconsolato; né la bestemmia né la dabbenaggine bastano per mettere al rogo alcuno, ci mancherebbe, però la scuola dell’obbligo dovrebbe avere davvero esami più severi. Se non altro per far sì che tutti riescano ad esprimersi in modo coerente.
E' proprio quando non lo si fa che arrivano i monaci esaltati. Coi roghi.

2 ottobre 2014
Oplà, sparito

Fantastica, la trovata del TFR.
Il TFR (trattamento di fine rapporto) è la popolare "liquidazione", dei soldi cioè che fanno parte del compenso del lavoratore e che l'azienda datrice di lavoro accantona (o dovrebbe) per renderli al lavoratore quando questi se ne va.
Ora il governo rènzi, giovane e svelto, dice: invece che dare quei soldi al lavoratore quando questi se ne va, diàmoglieli insieme allo stipendio mensile, così li spende!

Ora, ci vuole una faccia stratosferica, per far passare come "aumento in busta paga" il carico in essa della liquidazione "così la spendi". Ma come: son soldi miei, intanto, e quindi non mi fai nessun "aumento"; e poi me li dai per farmeli spendere? Insomma perché io, rincoglionito dalla linea soave della nuova Duna, li bùtti nel cesso del mercato minchiata, così poi non li avrò più? Ma dico: sei scemo, o mi stai dando dello scemo?

Fatta muta ogni altra considerazione sull'opportunità di indebitare ancor più le imprese, la trovata del governo svelto, è proprio da governo svelto; i giocatori delle tre carte, sempre lì con quelle tre carte, sono dei bischeri, al confronto.
Insomma: votate altro, ragazzi, altro; che so: Cicciolina, il Partito dei Pensionati, lo Slovenska Skupnost, altro qualsiasi.
Ma questi, questi no, perdio.
25 agosto 2014
Bricconolage

Costruisci il sottomarino più famoso del mondo! 

Sempre si vede, in tivvù, un quarantenne maschio che, felice come un bimbo, monta su, pezzo pezzo, il suo modellino di qualcosa; la pubblicità del "costruisciti" è talmente frequente che si deve supporre funzioni: i maschi quarantenni, incuranti dei figli adolescenti, delle mogli iinnervosite e dell'aumento di bollette, si fiondano in edicola ad acquistare dispense incellofanate dove trovano il pezzettiello successivo. Poi si chiudono nella stanza dei bimbi, mentre questi dormono e, zitti e contenti come carbonari, fan su il modellino della prima locomotiva della Storia, corredata di vera carbonella per sbuffare un po' di fumo dal comignolo.
Che ne sarà - ci chiediamo noi piccini - di quei modelli, una volta terminati? Le casette che c'abbiamo consentono la disposizione di teche museali ove esporli tutti, o puramente la Signora di casa entro breve li afferra e li sfrange nel bidone (cosa che, bisogna dire, è provvidenziale per il fatto che libera spazio al proseguimento della passione)? 

È interessante la scelta del, come si dice, tàrghet da parte del pubblicitario: non un adolescente (che c'ha ben altro in testa, giustamente), non un vecchio sbambanato, che avrebbe sì buon tempo e poca testa, ma un gagliardo giovane uomo nel pieno del suo certame sociale, è l'obbiettivo del càstomer servis. Ma guarda, le cose che non sappiamo.

Ora però, cosa ti propòne il marcheting mènager? Un altro cazzo di modulo LEM in miniatura con miniatura di Armstrong e Dizzie Gillespie (per variare un po')?
Eh no: stavolta c'è un drone, un dronino vero con tanto di telecamera che si può sbignare finalmente quella studentessa di cacchioneso che ha preso casa qui davanti.
Be' questo sì che è un modellino da grandi, ci voleva tutti questi anni, benedetta d'agostini; questo me lo compro anch'io, dico ben.

26 maggio 2014
Regolare le deroghe


 

Ho avuto un interessante scambio con i miei compagni di merende blogghistiche Marcoz e Giovanni sul sito di quest’ultimo. Parlando di scelte elettorali e di comunismo, siam finiti a sfiorare il difficile argomento del rispetto delle regole. 

Si può derogare alle regole? Forte di una logica robespierrica io sostenevo di no, perché altrimenti si avrebbe aperto spazio ad ogni deroga possibile in quanto non si può, per mantenere senso ai termini, “regolare le deroghe”.

È però evidente che le regole non si riescono a rendere tanto esaustive da poter essere applicate, in ogni caso, così come enunciate; vi possono essere infatti casi particolari che necessitano di una interpretazione parziale della regola ed è perciò opportuno prevederne delle varianti. Facciamo un esempio:

Regola 1: “Non si tocca il sedere alle signore in tram.

alla Regola 1 sono ammesse le seguenti deroghe: 

       -comma 1: “A meno che non sia la signora stessa a richiederlo, imbracciando uno strumento atto a offendere, scandendo la richiesta ad altissima voce e minacciando di morte gli astanti qualora l’operazione non fosse eseguita.

- comma 2: “Nel caso in cui il sedere della signora rappresenti l’unico appiglio possibile in grado di evitare, all’attore del gesto, di cadere con la faccia su un secchio colmo di nitroglicerina”

- comma 3: “In sogno”.

Ecco che si vede come in almeno due dei tre casi previsti dai commi, una interpretazione letterale della regola sarebbe stata di grave nocumento per gli attori della scena. Dunque talvolta serve derogare la regola.

Ma allora io mi sbagliavo.

Derogo a mia volta la mia regola per dire che non mi sbagliavo nel caso in cui le deroghe siano intese come arbitrarie, ovvero:

Regola ìnternet: “Non si derogano le regole”

Alla Regola ìnternet è ammessa le seguente deroga:

      - Comma 1: “A meno che le deroghe non siano comprese in un comma, messo lì appunto per prevedere i casi di deroga ammissibile”

        - Comma 1 bis: “La deroga ammessa e prevista in un comma non si intende come ‘deroga’, ovvero eccezione, ma come integrazione alla regola, cioè come estensione alla stessa, dunque sempre come ‘regola’”.

Però i commi possono essere molti e diversi. Qualche esempio:

     - Comma 2: “E’ prevista deroga nel caso la deroga sia richiesta con particolare insistenza da Pascquale ‘o Animalo, Ninì Scannaguaglioni o Ciccio Lupara”

     - Comma 3: “Si deroga in tutte le circostanze ove alla deroga della regola sia corrisposto un ammontare finanziario ad otto zeri depositato alle Isole Cayman

    - Comma 4: “E’ vivamente caldeggiata deroga quando essa venga soavemente esatta, con opportune manovre, da signorina diciottenne presente su molte copertine di rotocalchi naturistici.

E così via.

E il comunismo, che c’entra?

C’entra. Perché esso viene percepito come strumento (strumento di regolazione sociale) di cui si sia fatta esperienza fallimentare, cioè è considerato strumento noto per averlo comprovato.

Quando? Dove?

La risposta pare semplice: in Unione Sovietica e Paesi satelliti europei ed asiatici, per quasi tutto il novecento.

Era quello, il comunismo?

Sembra sciocca domanda: certo che lo era; diceva proprio di chiamarsi così.

Dunque, se io conosco uno che si chiama Gino, ed uno che si chiama Alfredo, ma chiamo Alfredo quello che si chiama Gino, vuol dire che Gino è Alfredo?

La risposta non è così scontata, pensando al blocco comunista del novecento ed alla teoria generale del comunismo come ideata da Marx ed Engels. Provate anche voi.

Dunque il rispetto delle regole, in questo caso, dovrebbe prevedere l’analisi del fatto che nell’applicazione pratica del comunismo, se ne abbiano rispettate le regole previste dai suoi ideatori. Lo si è fatto? Pare proprio di no. E allora, si è provato o no, questo cavolo di comunismo? E se no, come appare consequenziale, perché ci sembra di sì ed ognuno è pronto a giurare di averne contezza come di cosa arcinota e perciò facilissimamente giudicabile?

Una possibile risposta un po’ teatrale:

- Oratore: - Compagni! Spezziamo le catene che rendono milioni di uomini asserviti a pochi sfruttatori senza scrupoli! Basta con la reverenza porta in modo automatico ed acritico a chiunque si presenti gallonato di sola presunzione! Siamo tutti uomini, siamo tutti uguali, ognuno di noi deve sottoporre alla propria critica le azioni degli altri e deve essere sottoposto alla critica altrui! Abbiamo tutti eguali diritti, dobbiamo avere tutti la stessa possibilità e capacità di giudizio! Studiamo, pensiamo ed esprimiamoci da pari a pari!

- Pubblico: - Sìììì! Bravoo! Ha ragione! Come parla bene! Facciamo come dice lui!

- Oratore: - …Sì, ma, dicevo, compagni: ognuno pensi con la propria testa, non vogliamo più duci da seguire, non siamo buoi aggiogati, siamo cittadini!

- Pubblico (acclamando): - …Cittadini! È vero! Mica buoi, ognuno pensa con la sua testa, niente duci perché siamo cittadini, mica buoi! E poi com’era… ah sì: “aggiogati”! Bravooo!…

- Oratore: - …eee… però… sì, insomma: non è che il primo che si mette qua a dire due parole tutti poi gli dicono che ha ragione, facciamo un coso, un dibattito, facciamo autocritica, voglio dire, ognuno è criticabile e…

- Pubblico (in visibilio): - Sìììì!… Ecco! Proprio! “ognuno è criticabile”, bravo! Sei un genio! Finalmente sei nato! Conducici alla vittoria! Verrà l’alba finalmente! (le donne si spogliano offrendosi all’oratore, gli uomini gli si pongono a fianco in schiere guerresche)

- Oratore: - Compagni, compagni… signora, per favore, sto parlando… ma insomma, discutiamone… io esprimo solo quello che… ma signora, la prego, abbia pazienza… vorrei anche sentire qualcuno di voi… io ho solo…

- Pubblico: - Giusto! Vero! La signora deve aver pazienza e lui vuole sentire qualcuno di noi! Ha ragione! Lui ha solo! Lui esprime solo quello che! Nessuno potrebbe dirlo meglio! Sei un grandee! Sei la nostra guida!

- Oratore (estenuato): - Compagni… siete una manica di imbecilli; andate a cagare, vah, io me ne vado sennò mi suicido.

Pubblico: - "Siamo una manica di imbecilli e dobbiamo andare a cagare"! Una frase geniale, l'ha detta lui! Scriviamola sugli striscioni! Lui è un maestro! Ci darà la luce! Seguiamolo! Aspettaci o maestro, se ti suicidi lo facciamo anche noi! (l'oratore fugge con altissime grida d'angoscia, tutti lo seguono acclamando).


26 marzo 2014
Arrivo io

Ho avuto una grande idea commerciale e pure industriale, una idea da definire senza dubbio "geniale" e che è pure semplice, in linea con la genialità la quale fa apparire inutili le complicazioni, così come il centro di un bersaglio trasforma ogni sua periferia in uno spazio irrilevante.

Ed ecco la mia fantastica idea commerciale, e pure industriale: fare fortuna.

Faremo fortuna. Ne faremo tanta, e poi la venderemo. Pensa il bisogno di fortuna che c'è in giro, e la quantità di sfigati! E' un articolo richiestissimo! Moolto più dei prodotti Microsoft!
E dunque oggi, con questa mia, ho contribuito a costruire un Mondo più felìce dove sarà possibile programmare la fortuna come - che so - l'acquisto del dentifricio; avremo linee di produzione di vari tipi di fortuna e, per i nostalgici, potremo anche prevedere minikit di sfiga purissima con un gusto così retrò e dunque ricco di fascino.
In un Mondo davvero migliore e privo di crisi (a meno che uno la voglia: avremo presto in catalogo anche la crisi) noi saremo i più ricchi, belli, giovani, nobili e molto corteggiati dalle fotomodelle ventenni. E che diavolo ci voleva.

Prima che lo dica qualcun altro però, lo ammetto da solo: è vero, l'idea non è tutta mia. Mi sono ispirato ai discorsi pubblici di quello lì, come si chiama, il ragazzo... coso... rènzi. E di quello brutto prima.
politica interna
19 gennaio 2014
Piesse


C'era una vecchia trasmissione di Arbore che si chiamava "Indietro Tutta". Tra le sue mille scenette divertenti, ricordo il tormentone goliardico del "piesse", consistente in una interferenza radio che avveniva ogni qual volta i conduttori Arbore e Frassica dicevano la parola "piesse" ed evocavano così involontariamente  un dialogo tra volanti della polizia impegnate in deliranti operazioni di servizio: 
- "volante uno a volante due, volante uno a volante due, stiamo inseguendo un toro sulla via Nomentana..."
Arbore allora tentava di avvisare i poliziotti che le loro comunicazioni stavano interferendo con una trasmissione RAI, ma questi lo appellavano così:
- "maresciallo, il toro è fermo sotto l'Esquilino e piange. Cosa dobbiamo fare?"
Nessuno sforzo dei conduttori riusciva a fare intendere agli agenti l'equivoco, ragion per cui Arbore si rassegnava al ruolo del "maresciallo" e cercava di dar consigli alle volanti, affrontando di volta in volta i più strani casi che si possano immaginare dopo adeguata droga. E la trasmissione non andava più avanti.

Cambiate mutande, è più o meno quello che succede col piddì; piddì invece che piesse, ma è lo stesso. Ogni volta che berlusconi pare morire, trac: "piddì"! - e la trasmissione non va avanti più.
Adesso è rrènzi, a trovarsi in "profonda sintonìa" con un truffatore pluripregiudicato contiguo a mafiosi e forse corruttore di minori.

E bravo rrènzi, bravo: profonda sintonìa, ragazzi, con quello, il piddì. 
Chi altri con chi altro, d'altronde? - direbbe un politologo, o un criminologo, ormai laurea unica.

Salve, o famosa base; mi spiegheresti ora la differenza tra "appartenente alla base" e "basista"?


27 dicembre 2013
Prove ontologiche a bizzeffe

Piergiorgio Odifreddi è stato ospite alla trasmissione "Porta a porta" di Vespa; era intervistato a proposito della lettera che il "Papa emerito" Ratzinger gli aveva scritto come risposta al libro "Caro Papa ti scrivo" dove - ovviamente - il Professore è stato molto critico con la religione e soprattutto con la sua pratica.
Odifreddi è un combattente cordiale; il suo sorriso non è mai di scherno verso l'interlocutore, qualunque matterìa l'interlocutore possa dire e perfino quando esprime solo disprezzo arrogante evitando ogni argomentazione strutturata. A vedere il matematico-filosofo in certame con individui incredibilmente autori della pubblica stampa (incredibilmente - dico - nel vedere la nulla capacità di dialogo che manifestano in un confronto importante proprio perché attuato con un saldo avversario) viene da chiedersi quanta santa pazienza bisogna mai possedere, da laici, per non sbottare in un gigantesco mavaffàn.
Nello specifico della trasmissione (vi metto lì due lìnchi - in italiano: due collegamenti - perché possiate disgustarvi anche voi come dio comanda), era presente Vittorio Messori con le veci di controparte esorcistica davanti a tanto demonio di scienziato.
Vittorio Messori è un giornalista e storico di formazione laica con fede addirittura risorgimentale il quale, un bel giorno, raccontò di essere stato investito da "una forza" che lo rese cattolico. Da allora, deve aver fatto bene attenzione ad attraversare le strade della vita, perché nessuna altra forza mostra di averlo più nemmeno sfiorato.
Forte di tutta quella forza, in compenso, scrive assai e sempre su argomenti religiosi, difende l'Opus Dei (chissà se per Amorth questo non potrebbe essere segno di possessione) e parla parla di pastorelle intime della Madonna con una sicurezza che, cambiando la Madonna con - per esempio - un UFO, lascerebbe spazio ai più clinici pensieri.

La trasmissione (l'ho vista in spezzoni su you tube: non ho la forza di guardare quel canale tivvù) prosegue con le interruzione ciarliere di Vespa al calmo argomentare di Odifreddi, finché non è il turno di Messori; e qui notate un particolare: l'espressione del volto.
Il giornalista santo mima quello stato d'animo che un adulto ha di fronte a un ragazzaccio: la palpebra calata, la fissità del volto, una certa impazienza nervosa nel tono; l'uomo si sta misurando - così vuole manifestamente esibire - con un minore. 
Così, a partire dalla mimica, si potrebbe dire: "ed ora chissà che levatura di argomenti, se la convinzione che gli viene da quelli sale al al suo volto con una tale espressione di superiorità!" - Messori, il giornalista, subito mostra di quali argomenti sia ricco: enumera dito su dito il curriculum scolastico di Odifreddi. Non quello accademico, bensì della scuola dell'obbligo, facendo notare che il matematico ha studiato dai salesiani. Ma questa non è che la presentazione, la carta civetta; ora cala l'asso: - "...e poi ti sei diplomato geometra!"
"...E dunque?..." - fa lo scienziato, ingenuamente logico come tutti gli scienziati.
E' il momento: Messori spiega a lui ed all'inclito Mondo: "e dunque come fai a parlare di filosofia e teologia: sono cose che non sai, non le hai studiate, sei un geometra!"

Ora, non si può dubitare che Messori - il quale ha fatto il classico - non abbia studiato bene filosofia; secondo me, ha fatto benissimo i Presocratici; poi, non so. Lo scienziato, comunque, sorride socievolemente e pure gli risponde, dice: "sarebbe come dirti che tu ti sei diplomato alle elementari, ma uno studia anche dopo, no?" - ingenuo matematico: hai di fronte una bocca sapienziale e ti fermi alla logica; infatti il classicista, che sa quando le cose significano qualcosa, risponde: "e cosa vuol dire!". E tant'è. La trasmissione può addirittura continuare.

Io invece mi fermo qui: per certe cose non ho più l'età; non ho più dodici anni, voglio dire, che è l'età giusta per un dibattito così. Un penso doloroso ed accorato per Odifreddi, che mi vien voglia di strattonare via per la manica e dirgli, dandogli in malo modo del tu: "ma con che gente ti metti? Tu, così colto, non conosci gli aforismi di Wilde? - non metterti mai a discutere con uno sciocco, la gente potrebbe non notare la differenza -! Vieni via subito, e non lo fare mai più: giura sul Dialogo dei Massimi Sistemi!"

Che disperazione; son cose che fanno male. E infatti, proprio perché sono crudele, eccovi i lìnchi (in italiano: i collegamenti). Godetevi la prova ontologica alla fine del secondo, resa da una anziana pastorella.
E che Dio li perdoni. 

http://www.youtube.com/watch?v=oTc-uEWg -I

http://www.youtube.com/watch?v=oqVGlbBv4Kw



politica interna
4 novembre 2013
E dire che è una parte semplice

La Ministra attacca; non è più la nonna d'Italia, come dicevano quegli immaginifici che scrivono per davvero, e ora sembra la Santanché, un'anaconda, dopo il pasto.
"Non si farà intimidire" - dice; e l'immagino che sòrte fuori dalla trincea, pugnal tra i denti e bombe a mano, avanzando indomita sulla linea del fuoco; non si fa mica intimidire, dice, oéh.

Ora, vabbene che la faccia tosta è talvolta segno di una personalità interessante (non ho detto onesta e civile, vero, ho detto solo interessante) e perciò, di quando in quando, si possa pure sbandierare un po', ma intanto bisogna averci anche il fisico del ruolo: la Santanché ce l'ha, sembra la strega cattiva della Carica dei 101, ce l'ha, tutti si aspettano che sia diabolica e geniale, e ci stiamo proprio chiedendo, ormai da un pezzo, quando arriva la conclusione delle aspettative. Ma cominciamo a disperare di esserci sbagliati.
Anche le altre donne del PDL normalmente c'hanno il fisico del ruolo, sono "in parte"; spesso carucce, ma con un lato respingente: una torvosità improvvisa, i modi da ragazzotto, aria stantìa intorno, e si cambia canale con immediato sollievo, come se cambiar canale potesse cambiare Mondo. E' ingenuo sì, ma un uomo (e pure una donna) vuole vedere nelle persone i canoni che natura e raggiunta civiltà impongono, sennò s'inconfusisce e soffre e s'angustia e sbuffa e non sa perché.
Ma la Ministra Cancellieri mi consenta, giacché vuole somigliare a quelle, mi consenta: pur con una acconciatura da Gelmini (occhialetti da preside ottocentesca e relativa espressione schifata, parrucca con crocchia d'ordinanza, sguardo a tapparella) non rende, non è in parte. Margaret Thatcher, per esempio, lo era invece; quella donna era odiabile con tutto il cuore, metteva l'orticaria alle statue dei Santi; solo a vederla, ci si disperava all'idea di non essere irlandesi.
Ma la ministrona nostra, no. E dunque non faccia così, Signora, cosa si mette a far quei versi, su: a lei non sta bene.
Prenda scuola dalla Elsa, la Fornero: quando si è combinato un guaio (o lo si sta per combinare) si piange; le donne questo fanno e qualsiasi donna lo può fare senza mancare la parte; lo faccia dunque anche lei, pur se pensa di aver ragione (e ci vuole una bella faccia, vero, oppure una bella testa) e non si faccia ingannare dai cattivi consigli; guardi che è peggio, sa? - ringhiare in faccia alla gente in quel modo. Non si fa, non è da "nonna degli italiani", e neppure da Signora.
In questo discorso registico, come si è visto, lasciamo perdere i concetti di civiltà e rispetto, di coscienza del ruolo di Ministro (cioè di persona a servizio, remunerato, della collettività) e tante altre cose molto, molto, molto difficili e stiamo terra-terra: la presenza scenica, la credibilità della parte, roba di belletti, trucchi cerone e copione, cose facili facili per tutti:

Ebbene, Signora: lei non è in parte. Insomma, non sa manco recitare. Che la paghiamo a fare?

SOCIETA'
2 luglio 2012
Fare la faccina
           

  

Recentemente bighellonando, ho  scoperto un blog molto dinamico che tra le sue qualità ha quella di detestare le faccine fatte coi segni d’interpunzione.

Accade quando siamo chiusi in macchina, e accade uguale quando siamo chiusi dietro il computer: anche scrivendo su internet ci siamo abituati presto ad escludere la cortesia formale; internet è impersonale, siamo protetti da uno pseudonimo (scioccamente detto nickname pure dagli italiani) e dunque possiamo essere balordi quanto la capacità mimetica del nostro pseudonimo e la nostra incapacità di vergogna ci consentono.

Scriviamo a sconosciuti, verso i quali sarebbe d’obbligo un garbo di maniera, eppure, appena finita una frase, ecco che mettiamo la faccina per far capire qual sia il tono di quella frase; mai che il lettore se la debba sbrigare da solo a capirlo, rischiando magari un’ernia.

Ma è un po’ offensivo, no, cacchio, questo sottolineare con la faccina! Ma cos’è, mi dài i suggerimenti? Pensi che non ci arrivo? Fai lo spiritoso e mi metti la faccina perché hai dubbi che io capisca la tua battuta? Intanto, la battuta l’ho capita benissimo, e non è un gran che, ma poi, tu stesso: sei capace di render chiaro il tono della frase senza far disegni come un valcamuno? E accòcchia le paroline acconce, porco mondo: stai parlando la tua lingua, no, bischerone?

Ma scassiamo pure il fegato, non c’è che fare: anche i profondamente acculturati ormai piazzano la faccina nelle loro letterine; è troppo forte la tentazione: dài, i segnetti sono lì a portata, c’è tutto, come si fa, come si fa a non fare un disegnino!

Mbè, è vero: i segni d’interpunzione sono combinabili a fare i disegnini. E allora facciamo anche noi, dài, nell’ordine:

 

 

Un riccio riccio

 

   .  ’’’’’’’’'''

<  ,          )             

 

 

 

Un’istrice (o un riccio stupito)

 

      I///////

   .              _

<   ,          )            

 

 

 

Un dromedario

 

2   T   _

  /I   /I

 

 

 

Una faccina, però da culo

  ..

( (

 

 

 

Un africano perplesso

 

§ I:(/)

 

 

 

Un cinese gigante seminascosto

 

 (‘

 (‘

 

 

Zorro (solo il segno, la volpe è imprendibile)

 

Z

 

 

La stella cometa (molto lontana, lo so, ma d’altronde è una stella)

 

*<

 

 

Una cacca mimetizzata su un prato (attenzione, è proprio lì)

 

\/v£°%/vi\I@vviI/v%v°\/vJ/

 

 

 

Uno stormo di uccelli migratori (o, se capovolgete, un albero di Natale)

 

   VvVvvV 

     vVvv   

---    vV  --

        v   -

 

 

Una balena (vabbè, scherzavo: una chiocciola)

 

//_@_   

 

 

 

Dracula

 

~~~

O O

____

V   v 

 

 

oppure Gesù, così:  

          

   Q

 / . .\

  o  \    L

    vv

 

 

Un tizio che legge (e fuma la pipa)

 

             \\\\

?__       %

      "   ~

      M<

 

 

Il prossimo modello FIAT (mi pare la Gnàrfa)

 

  _ / H \_

  O ----- o

 

 

Cane e padrone (e Thomas Mann? – beh, ora non esageriamo)

 

                 ~

? - ¬ °     .\

     ~     <_

/           (_

              /

 

 

 

Dice: “sì vabbè, ma ‘sta roba a che serve? Io metto le faccine per dare delle emòticonz, mica per fare i disegnini”.

Allora è peggio – dico io; per dare delle emòticonz fai una rapina, vai in Piazza e regala il tuo conto in banca al primo che passa, accoppiati con un ornitorinco di fronte al guardiano dello zoo (che grida in lacrime “Maria, no, perché!...”), buttati dalla finestra dell’ufficio sul Porsche nuovo del tuo capo, tagliati un’arteria e spruzza di sangue il mercato rionale. Ma come pensi che quei segnetti possano dare delle emozioni? Sono segnetti. Ti sei emozionato quando li ho fatti io? È stato bello? Vogliamo accenderci una sigaretta?

Come non fumi: dopo tutto questo? Ma che razza di conformista sei?

 

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