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satira, un punto di vista un po' storto
politica interna
29 dicembre 2009
Hic manebunt optime

Dunque la banda della Magliana aveva prestato soldi al Vaticano per la causa di Solidarnosc, ma il Presidente dello IOR, Marcinkus, non aveva mai restituito la somma ed allora la Banda aveva rapito Emanuela Orlandi, figlia di un impiegato vaticano, per utilizzarla a mo’ di cambiale a scadenza e tornare in possesso del credito.

Ma il Vaticano nicchia; tira molla, tira molla, non si arriva mica alla fine della storia, la restituzione cioè di quei benedetti soldini, e la Banda ne soffre, soprattutto sul punto dell’onore ferito, immagino: farsi fregare il bottino dal primo prevosto che passa non è roba che si possa raccontare in giro, da parte di una organizzazione criminale. Passa il tempo da galantuomo, ed il rapitore materiale della ragazza, sparita ormai indefettibilmente, sparisce sparato come da usanza, ma guarda un po’ non finisce in una discarica e viene invece sepolto frugalmente nella Basilica di Sant’Apollinare, a Roma, in compagnia di un incolpevole compositore secentesco di musica barocca e di uno sconosciuto ecclesiastico dell’età dei lumi.

E il buon Marcinkus? – mi chiederete. Tanto per far memoria, il buon Marcinkus (che rappresentava la parte debitrice) è così affranto dagli accadimenti che decide di farsi prete e si ritira nell'Illinois a giocare a golf, quindi defunge, lasciandoci orfani della sua alta figura morale e della sua poliedrica personalità: egli infatti, con il simpatico nomigliolo di “Marpa”, pare appartenesse pure alla massoneria (matricola 43/649), insieme ad altri suoi insigni colleghi di basilica.

Non può parlare, dunque; peccato: in questi giorni natalizi, la voce di una guida spirituale, lo sa Dio quanto sarebbe gradita. Ma non può, Monsignore è mancato all’affetto dei colleghi ormai da tre anni, nella ridente cittadina di Sun City - nomen omen, naturally - laggiù nell'Arizona.

Intanto Solidarnosc, così ben finanziata, rovescia l’orrido regime comunista del Generale Jaruzelskj e conquista il traguardo della civiltà democratica di tipo occidentale, come è stato evidente durante il governo dei gemelli Kaczynski.

E tutti quelli vivi, vissero così felici e contenti.

 

Bene: ora, ovviamente, questa è satira e non c’è nulla di vero; ci mancherebbe: e chi potrebbe accettare che la Chiesa riceva soldi dalle mafie per agire loscamente sugli scacchieri internazionali, tra delinquenti ed assassini? Ho detto “accettare”? Ho sbagliato. E chi potrebbe crederlo, volevo dire? Come sapete tutti benissimo, la Chiesa riceve molto più di quel miserevole obolo dell'otto per mille, per fortuna (e se volete divertirvi, potete consultare per esempio all’indirizzo:  http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/soldi-del-vescovo/soldi-del-vescovo.html) vorrei dunque vedere se il Vaticano avrebbe bisogno di qualche miliarduccio sozzo per buttare all’aria un regime ateo, materialista e fesso come quello retto da militari. Se Santa Madre Chiesa avesse voluto, ad esempio, quanto avrebbe impiegato a impallinare il regime ateo, materialista, assassino e fesso del Cile di Pinochet? Sarebbe bastata una visita del Papa (uno qualunque) e quel generalicchio atticciato si sarebbe trovato come Attila di fronte a Leone I, come il lupo di fronte a Francesco, come l’Innominato davanti al cardinal Borromeo: messo di buon umore da un prete.

Non bisogna dunque credere che la mafia presti soldi alla Chiesa per opere inconfessabili; che diamine, alla Chiesa i soldi non si prestano. Casomai si donano. Ma che cacchio voleva la banda della Magliana dal Vaticano, allora?

E' satira, è satira certamente.

 

 




permalink | inviato da internet il 29/12/2009 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
22 dicembre 2009
Ora diche, une poesie.



E' comincia la Vacanza, ma però io quella stronza
sarann’anni che l'aspetto, con i fiori, qua di sotto;

le telèfono ogni giorno, dall'ufficio e quando torno,
poi l'anello col pietrisco, serenate non riesco

ma ci provo, e col trombone canto, sotto il suo balcone;
l'ho 'nvitata pure a danza:
non mi caga, la Vacanza.

Diglie tu che son perbene, ciò un lavoro che mantiene,
ciò la macchina col turbo, poi non sporco e non disturbo

c'ho i princìpi tutti in fila, son del Nord non della Sila,
non son brutto, ò un po' di panza... me mi serve, una Vacanza!

Quando cerchi quella cosa, che si vede non c'hai posa
c'hai la faccia del bisogno, te la danno solo in sogno;

che se invece ce l'hai già, tutti te la vonno da'
e t'insegue per la via coll'offerta, l'Agenzia.

Quando stavo bello a Monza, quant'ho fatto di Vacanza!
Ero giovane e spiantato, fannullone, squattrinato,

e studiavo medicina due minuti la mattina
poi con grande spaparanza mi mettevo già in Vacanza.

Era semplice. Perché più non mi riesce, a me?
Che mi manca, ora che posso? cheè 'sto fato che c'ho addosso?

Cari amici, gli anni conto: siam sul viale col tramonto,
del lavoro mai abbastanza, e col cazzo vai in Vacanza.



politica interna
15 dicembre 2009
Atto di dolore milanese

La mia mamma, e don Alfio, mi avevano detto che, col battesimo, io stavo a posto.

Da piccino – mi dicono – io ho strillato assai quando il pretone mi ha agguantato a mezzo busto rovesciandomi nell’acquasantiera; non ho gradito. Una foto dell’episodio riporta l’immagine di un involto dal quale fuoriesce la testa tutta bocca d’un infante tradito nelle sue comprensibili aspettative di dolcezza, d’una giovane donna dal sembiante sgranato come per una sottile angoscia e di un figuro che forse era un bandito il quale, inseguito come certo meritava, s’era infilato di soppiatto in quella chiesa e, sconfitto il prete facilmente, come quello s’era bardato, occupandosi poi di me per mimési mentre gli agenti inutilmente lo cercavano tra le panche della navata.

Anni più tardi, col catechismo, capii; ero – mi dissero – un soldato di Cristo. ‘Sto fatto del soldato m’inorgogliva molto; a carnevale, con due pistole a fianco, speravo d’incontrare Satana per fargliela vedere io, mai però m’accadde di riconoscerlo tra i passanti, ché forse si era mascherato meglio di me. Io comunque capii in quel tempo che nel giorno che passai in braccio al bandito non m’era stato fatto un torto crudele, bensì la mamma, il babbo, i nonni ed il figuro da spavento così avevano agito per darmi nientemeno che la Felicità Eterna.

(Fino adesso: bah, insomma; ma dunque spero nel futuro).

Il pretigno secco che c’indottrinava, me e gli altri disgraziati minorenni nel tempo che impari l’Atto di dolore (voglio proprio vedere chi se lo ricorda, avanti) disse che il battesimo ci aveva salvato dal ‘peccato originale’ ed a quelle parole ognuno di noi, nel suo segreto, fremette pensando: “orca, mi ha visto!” - ma quell’esile canna di prete ci disse che le nostre marachelle erano veniali rispetto al mangiare una tal mela che doveva rimanere là a marcire intonsa; quella mela – spiegò il reverendo quasi piangente e coronato da noi pargoli a bocca aperta – fu foriera della più grande incazzatura dell’universo e della dannazione del genere umano.

Non capimmo, ma ci adeguammo.

Negli anni a venire, la vita proseguì e tanto si mosse lungo sentieri diramati al punto che ora don Alfio più non ci racconta le trame di quei romanzi del terrore da chissà quanto tempo, ma in me era rimasta fino ad oggi almeno una certezza: ero salvo; il peccato originale non mi riguardava più, in modo assoluto: con quella doccia infantile benedetta avevo preso le lunghe dal gesto sconsiderato di quel fesso d’Adamo e di quella sua moglie sventatella; ero a posto, ero, nei secoli dei secoli.

Chi m’ammazza a me – mi dicevo soddisfatto – sto in una botte di ferro – e passeggiavo felice per la mia città, salutando i conoscenti sulla via, guardando le vetrine che espongono scintillanti carburatori, corteggiando con fiori le belle donne, guardando le rondini dicembrine che imbeccano il loro pulcini sotto le grondaie e in fondo ringraziando in cuor mio quel tetro figuro di tanti anni fa, che forse poi così bandito non era veramente, ma al contrario il mio angelo custode, brutto come un pugile menato, e dal cuore grande così.

Questo fino ad oggi.

Ma oggi vivo nel terrore.

Ed è colpa mia.

Così sento dire, e ci credo perché questa Gente Importante e di grande responsabilità, che pensa solo al bene del Paese, anzi: “di Questo Nostro Grande Paese” non sa mentire, ohibò, cosa andiamo pensando. Essi Importanti ci dicono che il nostro amato Presidente, che Dio l’abbia in Gloria senza indugio, è stato ferito non già da un uomo sfortunato e triste al quale il consueto giramento di testa aveva provocato un momentaneo giramento di balle, ma da tutti noi.

Dice: - “màsse io quel giorno non ero nemmeno a Milano!”

Non fa differenza. Anche tu, benevolo lettore, tu che ti reputi un mansueto e civile amante del dialogo, sappi ch’è in realtà il diavolo al quale ti modelli! Si trattava d’un banale refuso di stampa.

Ed anche tu, e tu, e tu, e tu lettore (mi sa che sto esagerando, forse siete di meno) sappiatevi egualmente colpevoli! E se vi chiedete ma perché cacchio vi do del tu, guardate l’indice ammonitore: non è il mio, modesto, ma quello – nientemeno – di cicchitto!

Oggi, in questo infausto giorno, siamo tutti colpevoli. Il sangue che corre dalle ferite del nostro amato Premier, rimàcchia la nostra anima in tale guisa che alcun detersivo contro le macchie più ostinate può nulla: siamo dannati; stracciatevi le vesti, digrignate i denti, o incauti! Se mai avete pensato di far male ad alcuno, nemico che fosse, se vi ritenete portatori di pace, se mai alzereste il vostro palmo a sberlare la cocuzza manco d’un mafioso conclamato, ebbene guardatevi ora quel palmo: esso è lordo della colpa e del misfatto, e bruno del sangue raggrumato di quel delitto milanese. Vergogna, vergogna a noi, miseri infelici: Cristo ha lavorato per nulla, lì sulla croce del suo supplizio; gli tocca di rifare tutto da capo.

Insieme alla Digos.

 

 




permalink | inviato da internet il 15/12/2009 alle 20:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
8 dicembre 2009
Allegorie al galoppo


Ecco un altro ospite in ufficio; potrebbe anche essere l'affare del secolo, se non che...



Come ha detto una volta - mi pare - Garibaldi, negli uffici gira tanta gente e dunque ogni tanto càpita nel mucchio un visitatore inatteso. Questo però era atteso, no? Se avete finito le favole di Natale per i vostri bimbi, provate a raccontargli questa; quando diventeranno grandi, capiranno che non è una favola. Buone feste.

 

Babbo Natale: - Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

Io (ironico, distrattamente, lavorando alla scrivania): - ma chi è, babbo natale?

B.N.: - in persona, oh! Oh! Oh!

Io (scetticamente ironico): - ma guarda un po’: che ci fai qua? Abbi pazienza: ma non eri una leggenda?

B.N.: - una leggenda ‘sto cazzo! Oh! Oh! Oh!

Io: - ah, ecco. (professionale) Va bene, ora mi dica: cosa posso fare per lei?

B.N.: - ma piccolo mio, tra poco è natale! Oh! Oh! Oh!

Io: - e con ciò?

B.N.: - tu sei un bambino buono?

Io (tra me): - ma questo è scemo.

B.N.: - se sei stato tanto tanto tanto buono buono, ho i regali per te!

Io: - guardi, io ho proprio da fare, faccia il piacere…

B.N.: - va bene un miliardo di Euro?

Io: - …che cosa?…

B.N.: - ho qui la tua letterina, tu sei il piccolo Internet, no? Parlo col piccolo Internet, no?

Io: - il piccolo che?…

B.N.: - bè, sei cresciuto.

Io: - …un miliardo di Euro??!

B.N.: - eccola qua la letterina!… te la ricordi? “Caro Babbo Natale, sono un bambino buono buono, quando non mi fanno girare i coglioni, e perciò ti chiedo la pista Policar modello sport con le curve sopraelevate come fanno vedere nella pubblicità con Paola Pitagora, bella gnocca, per inciso. Ti aspetto a Natale, anche se non c’ho il camino e ti toccherà suonare parecchio alla porta, come il papà quando litiga con la mamma. Ti saluto con la manina, il piccolo Internet”. Che carino. L’ho un po’ corretta perché avevi fatto qualche errorino di ortografia, eh!…

Io: - maccheccazz…

B.N.: - …bollo, spedizione, eccetera eccetera, natale 1968!

Io: - 1968?

B.N.: - 1968!

Io: - ma chi cazzo è lei?!

B.N.: - ma come chi cazzo sono; te l’ho detto prima! E poi, dài, pensi che siano in tanti a girare per aria con le renne, vestiti a ‘sta maniera? Sono Babbo Natale no? Santa Klaus, Pére Noël, Daddy Christmas, Cin Ciun Cian…

Io: - io telefono alla polizia.

B.N.: - allora, sei stato buono buono davvero?

Io: - ma io telefono alla polizia.

B.N.: - allora dammi la manina e chiudi gli occhietti!

Io: - ma cosa vuole lei? Ma si rende conto? Viene qui a parlare di miliardi di Euro a me che ho appena versato l’IVA? Vuole farmi venire un’ulcera? Vada fuori di qui!

B.N.: - bè, le piste Policar non le fanno più e dopo quarant’anni, gli interessi composti, la mora, le sanzioni, la sanatoria, il capital remainding, la scala mobile, le versazioni cartolarizzanti…

Io: - ma che cazzo va dicendo?…

B.N.: - …l’insider trading, il compound resource, il pil il pool e il pampoos, il conflitto di attribuzione, la tassa sull’insoluto, quella sullo smarrimento…

Io: - ma cosa dice!

B.N.: - insomma, totale: un miliardo di Euro, se Kurtz non mi ha sbagliato i conti.

Io: - e chi è Kurtz?

B.N.: - il folletto ragioniere; d’altronde era lui che si era perso la letterina.

Io: - oh sacramento, mi gira la testa.

B.N.: - beh, ti compri l’Allegro chirurgo e ti fai la medicina, piccolo.

Io: - …la Bayer mi compro… costa più di un miliardo di Euro…

B.N.: - ehi bambino, vorrai mica fare il commerciante da grande?…

Io: - ma chi è che sei, TU?

B.N.: - oh beata Santa Klaudia: sei stato bocciato a scuola quest’anno?… io sono Bàb-bò-nà-tà-lé! Guarda il labiale! Bàb-bò…

Io: - non posso crederci!…

B.N.: - ti faccio un disegno?

Io: - non ci credevo manco da bambino…

B.N.: - …vedi il sacco coi giocattoli, le renne… Babbo Natale, Babbo Nataalee… eh?

Io: - Babbo Natale qui… dopo quarant’anni…

B.N.: - sei commosso, piccolino… lo so, sei contento di vedermi!…

Io: - e ti eri perso la mia letterina, eh?

B.N.: - ehm, bè, veramente…

Io (trasognato): - la Policar: figata!… otto macchinine otto, le sopraelevate, i box, le bandierine…

B.N.: - su, dammi la manina, chiudi gli occhiett…

Io: - ma vaffanculo, va’! lo sai cosa m’avevano regalato quella volta lì? Il piccolo chimico!

B.N.: - ehm, sì, mi rendo conto, ma sai…

Io: - mi sono fatto un’ustione di secondo grado con la limatura di ferro! Mancava anche il bisolfato di sodio! Non si poteva fare un corno con la versione base! Ho avvelenato il canarino coi vapori di metile, l’unica cosa che sono riuscito a fare!

B.N.: - un increscioso incidente…

Io: - e ho incendiato il tavolo della cucina con il tetraetano di zolfo! Poi ho buttato tutto nella spazzatura e alla portinaia è venuta l'orticaria!

B.N.: - accipicchia…

Io: - bene, fuori la Policar.

B.N.: - ehm, bambino, ascolta…

Io: - ehi, voglio la Policar! L’ho aspettata quarant’anni!

B.N.: - vorrei tanto dartela, ma capiscimi: non la fanno più!

Io: - e io voglio la Policaarrr! Ma che cazzo di Babbo Natale sei! Gesù Bambino è più figo: non ti caga nemmeno lui, ma almeno è un neonato, cosa vuoi che capisca! Alla tua età invece, tu non sei manco capace di trovare una Policar! Dopo quarant’anni! Sei un fallito, sei!

B.N.: - un miliardo di Eu…

Io: - un miliardo di vaffanculo! Mi hai preso per Calisto Tanzi? Io volevo il piccolo chimico, cioè no…

B.N.: - povero piccino, guarda, ti do pure una renna di pelouche…

Io (piagnucolando): - ma che me ne faccio di una renna di pelouche!…

B.N.: - ma è fatata, vedi: mangia del fieno di pelouche e caga questi piccoli stronzi di pelouche; carina eh?

Io: - (piango)

B.N.: - tanti dispiaceri, alla tua età?…

Io: - la Policar… quanto mi piaceva… e anche Paola Pitagora ohé, potevi portarmi almeno lei quarant’anni fa… e poi, un miliardo di Euro: solo di IVA son duecento milioni, poi le tasse… - (digitando sulla calcolatrice) – mmm… ammazza!

B.N.: - pensa quanti giocattoli ti potrai comprare!

Io: - sì, giocattoli… mi compro la Lombardia e faccio impalare Calderoli, io!

B.N.: - ah ah ah… sei sempre stato un bambino simpatico… invece potrai giocare con tutti i giocattoli che vorrai, pensa: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…

Io: - eh, domani, penso giusto a giocare io… - (tra me) – potrei comprare la villa di Arcore, lì, Villa Badalamenti, come si chiama, e al pelato fargli fare il giardiniere: mafioso è mafioso…

B.N.: - ma cosa stai dicendo, Internettino?

Io: - cià, cià, tira fuori il miliardo, che ci ho un sacco di cose da comprare: il mutuo, il leasing, un aereo, i panettoni per Natale, tre o quattro politici…

B.N.: - i giocattoli, Internettìno, i giocattoli.

Io: - ma che me ne fotte dei giocattoli…

B.N.: - ma su, lo sai, no? Potrai comprarti solo giocattoli, tutti i giocattoli che vuoi: Mazinga, Godzilla, Barbie, Ken…

Io: - come: solo giocattoli?!!

B.N.: - ma piccolo mio: sono Babbo Natale, io! Giocattoli certo, e per uso personale!

Io: - (senza parole)

B.N.(giulivo): - allora, sei contento? Hai aspettato un po’, ma adesso sì che potrai divertirti! Allora, cosa dici a Babbo Natale?

 

Le luci si spengono sull’assassinio di Babbo Natale, perpetrato a bancalate.


 

 

letteratura
3 dicembre 2009
Sans papier


Ho recente resevù, da un amico, qua in ufficio, un plico; era fermato su un risvolto in modo che non se ne potesse specolare il contenuto senza romperne l’involto, ma lì dentro pareva esserci null’altro che una carta ripiegata sulla quale, ponendo il tutto in controluce, si scorgevano diafani degli sgorbi simili a caratteri runici aggruppati in svolazzi, frammisti di pause puntate e conchiusi da un arabesco in calce. Dopo aver a lungo annusato e soppesato l’oggetto, reprimo l’istinto d’abbaiargli contro e, mantenendolo sorvegliato, telefono all’amico: Chemmaimandàto? – gli chiedo; una lettera – mi risponde.

La mia collega è nella scrivania di fronte; lei è atea, e troppo giovane per discorrere di antichi miti; ha corrugato le belle sopracciglia e m’ha guardato con una diffidenza nuova. Le ho sorriso rassicurante dandole poi di quella cosa ora svelata ragioni tante, e con tal passione che’ella a momenti ne piange (è ‘na donna). La bella commossa, allora, ha preso il cimelio con dita lunghe così delicate e l'ha osservato d'un sorriso tale che, a guardarla, per poco m’innamoro. Ma i sentimenti delle donne son saldi come le nuvole di fine temporale e lei improvvisa muta e si trasforma in un esercito schierato a battaglia perché ora è risentita del non esser parte in causa nel destinatario. Io l'ho rabbonita sostenendo che la causa non era causata e dunque le ragioni del suo risentimento erano causidiche. M'è parsa convinta.
Ed io? Da quanto tempo non ricevevo una lettera? Una lettera scritta con mano armata di calamo e, forse, calamaio, sul tavolo, o magari ancora sul talamo, di presta mattina? “Orsù, alla penna, alla penna!” - cridava il conte, sguinzagliati i veltri appresso il volatile – “Ecco, Maestà” - disse a voce piana il camerlengo, e porse al Delfino il finissimo papiro e un calamo bianco come il volto della marchesina – “Puttana schifa, mi sono macchiato la blusa nuova appena rubata!” - s'udì dire il Franti nel suo angolo di punizione e subito la Maestrina gli die’ la sua penna azzurra, per il che restò pudicamente nuda – “Ventinove... e trenta; ecco la sua ricevuta, arrivederci” - profferì l'Iscariota a Caifa dopo l'infame baratto.
E quante altre se ne potrebbero dire!
Non leggevo un corsivo vergato a mano, coi svolazzi, da immemore tempo; credo fosse l'autunno del sessantanove, o era l'ottantuno? C'era la guerra...
-La guerra era nel settantasei, nell'ottantuno c'erano i comunisti!
-Ma che dici! Nell'ottanta ancora andavamo cantando "siam cazzoni e sì ci piace"! I comunisti son venuti su dalla Val Dellèra che era appena morto il Passoni... sarà stato il novanta, il novantuno...
-No, il Passoni sono io; è morto il Gianci, quello cionco di una chiappa per via della bomba di Via Arenaria...
-Io?!
-Ma no tu, Grimaldi, sto parlando col De Nunzio qui, dormi tranquillo...
-Sono io il De Nunzio!
-E allora il Grimaldi dov'è?
-Ma sei tu, il Grimaldi!
-Io? Ma allora dovrei essere morto! (muore)
-(tutti): Un'altra vittima di Via Arenaria!

Eh sì: le lettere hanno un sapore così antico; ci immagino presto ospìzi, a scambiarci lettere tremolanti tra vicini di barella, le lenzuola gonfie di pannolone, memorando i bei tempi che fu
-Ma quali bei tempi? C'era berlusconi!
-Già perché adesso...
-Perché c'è ancora adesso?
-Guardalo qua (mostra il giornale)
-Ma è un giornale del 1998!
-Perché, è cambiato qualcosa?
-Mah, cambiassero il catetere, almeno...
-Io l'ho chiamato berlusconi
-Cosa, il catetere?
-No, l'uccello; spero che faccia la stessa fine
-Cosa, l'uccello?
-No, berlusconi.

Eh sì, le lettere fanno pensare a tempi lontani; magari futuri; pensate se un bel dì si smorza il petrolio: ci alziamo la mattina, belli vecchi, e non s'appiccia il gas, la luce, il beghelli; è finito il petrolio.
-Usiamo le energie alternative!
-Tu sei scemo, a me piacciono ancora le donne!
-Ma no, dicevo prendi l'idrogeno e vai sul tetto a montare il pannello eolico poi prendi il sole e lo porti giù!
-Ma che cazzo di medicine stai prendendo?
-Ma che cazzo ne so, non c'è la luce!
-Le candele! Accendiamo le candele!
-Ma pensa questo... son cinquant'anni che c'è l'accensione elettronica, twin sparks, common rail!...
-Bravo: e se manca la corrente?
-Ah già, cristo.
-Attacchiamo il frigo alla cyclette?
-Sì, però poi pedali tu che io c'ho centocinquanta
-Di pensione?
-No, di pressione; vuoi farmi morire?
-Morire, morire... beh, potremmo fare delle candele!
-E venderle!
-Ehi ragazzi, state scherzando vero? Non fate gli stronzi dài, ehi, già è buio, possiamo inciampare, non facciamo gli...

Lettere, lettere: Montanelli cian fatto due palle così che dice che scriveva con la Lettera 22, ma essa era già una lettera automatica; anche Günther Grass ce l’aveva; e chi se ne frega. E invece Rosolino Pilo, Garibaldi, Tullio Ostilio?
Omero invece sì che scriveva a mano. E come faceva, che era orbo?
Eèzziomauro?

E Scalfari?
E Scalfaro?
E Scalfare?
E Scalfaru?

Vedete, se l’avessi scritta a mano questa lettera non conterrebbe tanti refusi insensati; questo perché l’inchiostro non ha i virus che ti fanno sbagliare. Certo, in caso di calamaio scaracchiato… ma qui il discorso si fa tecnico e non ho ancora aperto la sezione: “Una risposta qualsiasi per tutto”.

Ma la farò, la farò.

 


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