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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
23 aprile 2010
Satira degli altri.

Rigorosamente vere, queste cose. Sì, loro sono più bravi.




Il Sindaco di Adro (Brescia) Signor Lancini:

“prima i nostri e poi anche gli altri”

Intervista al Sindaco di Cittadella (Padova) Signor Bitonci:

Giornalista: “Il Signor Mohed è cittadino italiano, come i suoi figli, è residente e lavora a Cittadella da 13 anni ma non ha ottenuto il punteggio per l’assegnazione della casa, questo grazie alle regole contro gli immigrati della sua amministrazione; se non aveste fatto queste nuove regole, questo cittadino italiano avrebbe la casa!”

Sindaco: “Può anche darsi, ma da noi funziona così; può tranquillamente prendere e andare in un altro comune dove ci sono regole per l’assegnazione delle case popolari più tolleranti delle nostre”.


Ex Assistente sociale del Comune di Adro:“…famiglie che non hanno pagato la mensa per problemi economici erano in passato aiutate col sostegno affitto ed il buono sociale per le famiglie numerose, a cui l’Amministrazione di Adro ha rinunciato perché vi potevano partecipare anche cittadini stranieri e così, più la gente sta male, più è costretta ad andare ad abitare in altri paesi”.

Giornalista: Lei è sicura di quel che dice?

Ass. Sociale: Sicurissima.

Sindaco di Adro: Se io vengo ad abitare a Roma e non mi trovo bene, non pretendo che Roma cambi…

Giornalista: Ma lei ha messo una taglia sugli immigrati irregolari!...

Sindaco: Non è una taglia! Era un fondo di produttività! Cinquecento euro a chi ne denuncia due…

(Dalla trasmissione “Annozero” del 23.IV.10)


“Da quando ti svegli e prepari il tuo caffè, il tuo Comune con i suoi servizi accompagna ogni momento della tua giornata; non importa quanti anni hai, non importa chi sei: per i Comuni italiani, ogni abitante è primo cittadino… immagina cosa sarebbe la tua vita senza il tuo comune! Comuni d’Italia: dove ogni abitante è primo cittadino”.

(Spot pubblicitario televisivo della ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani)


Chapeau.




permalink | inviato da internet il 23/4/2010 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
letteratura
2 aprile 2010
Riceviamo e pubblichiamo

 Ricevo da un amico (che nel rispetto della privacy chiamerò Sergio Quintiliano) l'ode seguente; mi pare nello stile degli indovinelli che andavano di moda tra gli enigmisti comunisti premedioevali (boves se pareba...) purtroppo quando si studiava quella roba lì avevo gli orecchioni e dunque non riesco a risolvere il quis. Pubblico l'ode perché chi tra voi quel giorno era in classe, tiri su la manina dicendo "io lo so! Lo so io!" e faccia la figura del secchione.
Per quanto ho capito, la risposta dell’indovinello non è “Garibaldi”. Però, con la nuova storiografia della pivetti, lì, germini, come si chiama, non si sa mai. (Io parlo sempre di Garibaldi perché mi ricordo solo lui, e Tullio Ostilio, ma sono sicuro che c'è dell'altro). Gelmini: ecco come si chiama. A voi l'ode.

Ode-indovinella di Sergio Quintiliano

Alla tramonto del cammin della sua vita,
si rimirava un vecchiettin nel di lui specchio.
Bastarda, la superficie rifletteva
l'evidenza di un'imago da por vecchio.
Sesterzi ei spendeva in giovinezza,
bei capelli, alti tacchi e siliconi,
ingollava ogni infuso e pasticconi
per issar anche il suo membro a certa altezza.
Prono a brevi e tardive eccitazioni,
pulzelle coltivava appen svezzate,
meretrici nel rosso talamo a milioni,
innevati amiconi avean pagate.
Giochi e lazzi per le turgide pulzelle
a tal guisa nella villa convenute
al Dio Saffo immolate a fior di pelle
che l'ospite ammirava assai godute.
Laddove cotal vizio patologico é iattura
all'Italico villano invece é assai gradito
ch'ei riceve subitanea investitura
seppur l'Eletto ritorni loro il medio dito. 




permalink | inviato da internet il 2/4/2010 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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