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satira, un punto di vista un po' storto
letteratura
11 novembre 2013
Credenze popolari

Quattro passi nel delirio, ma non il mio.


Caro popolo, parecchi anni fa nabbe in Galilea, o in Palestina non s’è mai capito bene, un figlio di Dio che si putatì d’un tal Giuseppe falegname come pochi altri, come nessun altro in una terra dove non ci sono gli alberi.
Egli, appena nato, frignò in aramaico delle frasi tipo io io io sono la carne e il vino, traversa me e sarai salvo, il regno dei cieli non è per terra, amati te come me e lui, e tu l’hai detto quello che dico io.
Giuseppe, preoccupato, fonò il pediatra. Egli (il pediatra) profferì: - Questo bambino è strano forte, sei sicuro che quel biondone che l’altr’anno girava da queste parti qua non fosse un arcangelo, o Giuseppe? – Giuseppe restò lì senza dir parola, ma si vedeva che penava; il pediatra se ne andò.
La moglie di Giuseppe era la madre del piccino (che dalla greppia continuava a far miracoli trasformando il bove nell’asino e viceversa) e assicurava che lei (la Vergine) era vergine, del che Giuseppe non si dava ragione perché erano sposati da un po’ e la rivelazione gli suonava un tantino offensiva; ella raccontava una assai curiosa storia:
-Un bel giorno – diceva – che tu, o Peppe, eri al lavoro nella tua bottega, proprio il giorno che ti sei piallato il pollice, entrava nella nostra casa una grande luce e un arcangelo, almeno così ha detto, che mi annunciò l’imminente nascita di nostro (mio e non ho capito di chi) figlio di dio (dimenticavo, c’era anche dio, che guardava) e poi non ricordo più niente che è meglio.
Giuseppe era un uomo semplice, e sbottò in una serie di banali recriminazioni sulla madonna, che ancora nessuno sapeva chi fosse, poi andò in bottega a costruire croci.
Dopo alcuni tempi biblici, il Gesù Bambino diventò un Gesù Grosso e conobbe Maddalena, che faceva la battona sul biblico tra Nablus e Gesùralemme; ‘sta donna, per ringraziarlo che ne aveva ostacolato la lapidazione per battoneria, lo seguì, e molti altri seguirono lei, così alla fine Gesù si trovò con un bel codazzo.
Non sapendo che fare ma non volendo deludere il pubblico, Geissì - come lo chiamavano confidenzialmente gli americani - guarì un cieco, che chiedeva la carità in Filistìa, e questi quando lo vide disse:
- Ma cosa t’impicci, io c’avevo tutto il mio giro d’affari da cieco, cosa vieni a scassarmi l'azienda, ma vai via, porco di un... – Gesù capì e subito andò.
Resuscitò un morto, poi dovette riammazzarlo subito perché non era il morto da resuscitare, ma un morto che doveva proprio morire.
Sanò un paralitico, ma questi appena sanàto lo menò duramente e lo derubò, perché da sano era un brigante, era.
Giuseppe, sconsolato, sparì dalla circolazione.
La Madonna, invece, no.
Allora Caifa – un sacerdote ante litteram, perché la religione coi sacerdoti non c’era ancora, ma lui se ne fotteva e faceva il sacerdote lo stesso – se ne ebbe a male non si sa bene perché e prese provvedimenti: prima maledisse, poi porconò, quindi acchiappò Gesù e lo fece conciare per le feste, di Pasqua, perché ormai era Pasqua.
Anche Anna – che non era una bella gnocca ma un sacerdote pure lui, e non si sa quanto ricchione – s’incazzò da maledetti; chissà cosa gli passava in quella capoccia da prete, e fece frustare Gesù.
Gesù, poveraccio, séguitava a dire: - sono il figlio di dio, e sono il figlio di dio! – ma quelli: “ma bene!” e giù botte.
Lo portarono a calci in culo dal Governatore della regione, che si chiamava Pilato.
Pilato profferì: - …‘Rtacci, stavo a magna’…
- Crucifige! – gridarono gli astanti.
- Eh? – chiese Pilato, che era diventato Governatore solo grazie alla cugina della zia di sua moglie che era compagna di classe della figlia naturale del prevosto amico di un segretario del capo stalliere della villa di Arcores, e non aveva studiato il latino.
- Faje er culo! – tradusse la folla.
- Ah – disse Pilato
- Dàje, Pila’! – riprese la folla.
- E vabbè - disse Pilato e, andandosene, se ne andò.
Gesù venne quindi crocefisso secondo le regole, nulla da eccepire, roba romana, precisa, pulita, lineare, anzi: cruciforme, ma bellina proprio, la targa sopra, tutto; ma Gesù ebbe a ridire, e risorse. Risorse parecchio, inizialmente a intervalli, poi più rapido, infine non fece che quello, diventando un’ossessione tipo la falegnameria per Giuseppe o gli arcangeli per la madonna.
Lo spirito santo, di cui non avevamo ancora parlato, si manifestò come una colomba, e invece era lo spirito santo; nessuno ci capì un bel cazzo e ci furono alcuni tiri a vuoto perché la colomba, sapeva volare. Gli apostoli, che erano della gente varia ma cocciuta – rimangono famosi i pescatori del lago di Tiberiade che tiravano su le reti per miracolo e dentro, invece dei miracoli, c’era il pesce, pensa – gli apostoli dissero: non è morto.
E chi se ne frega – dissero altri; ma questi, cocciuti, ripetevano e dai e dai: non è morto, non è morto, non è morto.
Ma chi? – chiesero alcuni.
In fondo, non saprei – risposero gl’apostoli.
Intanto Cesare Ottaviano non era certo lì per queste sciocchezze, e faceva la guerra agli Ittiti schiacciando Ittita per Ittita com’era costume dei Romani; l’impero si espandeva e il culo dell’arcante si faceva sempre più grosso per sedersi su un impero altrettanto grosso. L’imperatore ne era capace.
Il mondo allora era diverso; avete presente i dinosauri? I dinosauri non c’erano; forse non c’erano più neanche gli smilodonti, comunque però il mondo era diverso. Per andare da Iaiafat, mettiamo, a Cafarnese, si doveva prender su le scarpe e ohòp ohòp, ci mettevi due mesi; non dico arrivare a Brindisi che non ti bastava la giovinezza; e poi c’erano i banditi sulla strada e tanta altra brutta gente: - I banditi! Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Uccidili tutti! No, no! –
E andar per mare non ti facilitava le cose: - I pirati! Mani in alto, ricchi stranieri, fuori i soldi! Annegali tutti! No, no! – Tutti i giorni così.
Insomma non era un bel mondo. E perciò nabbe Gesù, un uomo buono e compassionevole che, tanto per cominciare, odiava i Filistei; chissà perché; i Filistei gli stavano proprio sui coglioni; chissà: forse da bambino un filisteo cazzone gli aveva ciulato la prima morosa; o magari un filisteone grosso così gli fregava la merenda di corteccia di cedro con su la segatura che suo padre gli metteva nella cartella di legno, la mattina. O che altro può essere successo, solo dio lo sa, e dio era un altro che c’aveva le sue antipatie e le sue simpatie e tutto sommato era meglio essergli antipatico che essergli caro come Giobbe o Abramo. Perciò i Filistei non se la passavano poi tanto male, ridevano, giocavano al whist, applaudivano gli spettacoli di Gesù e andavano a letto.
Intanto l’Imperatore Tiberio era un tipo con cui mica tanto scherzare; aveva già inculato i tessalonicesi e si apprestava a far pisciare la guarnigione nel lago di Tiberiade, se solo Gerusalemme avesse avuto da dire sulle decime. I centurioni calcavano con le caligae le dure pietre di Galilea, e ogni tanto si azzoppavano; non pioveva da sedici secoli; la stella cometa aveva fatto stremire fin le palme da dattero che non facevano più gli stronzoli dolci, come si diceva in aramaico, e le locuste si erano attendate appena fuori le mura, in vista del prossimo raccolto di quattro graspi secchi. Non erano tempi belli, e perciò nabbe Gesù. E poi morì.
Finalmente morto che ebbe, Gesù divenne famoso. Tutti dicevano: era qui poco fa, urca ha appena girato l’angolo sennò lo vedevi, eccolo là eccolo là accidenti peccato è cascato nel tombino sennò lo vedevi, era là adesso ma adesso non c'è più. Tutti lo vedevano, ma tutti gli altri no; quelli che non lo vedevano però ci credevano, dicevano: l’ho quasi visto, diobòno, se non era per la nebbia… poi, seguitando la storia, tutti dissero semplicemente: eccolo qua, e indicavano una statuetta. Bisogna capirli: Gesù sembrava lo facesse apposta, faceva: cucù! E con una pernacchia, svaniva; allora i guardoni, delusi, lo sbignavano in effige, in legno o ferro assortiti, e poi più tardi in plastica e così gli andavano in culo a lui e i suoi scherzi.
Però la statuetta non si muoveva mai e le turbe anelavano (la turba, sappiate, "anela") una statuetta un po' più attiva, e così nacque il papa. Il papa – cari alunni – era il vicario di cristo sulla terra, e se non sapete cosa vuol dire “il vicario”, andate a vedere sul dizionario. Se non sapete cosa vuol dire “sulla terra”, gettatevi a mare. Il papa comunque non si chiamava “vicario” e nemmeno “di cristo”, ma si chiamava il papa e basta. E avanza. Il papa dava l’ostia dicendo: - questo è il corpo di cristo - e gli altri gli dicevano: - ma no guarda, questa è un’ostia - e allora il papa si arrabbiava le vesti stracciandosi i capelli, diventava rubizzo e gridava come un porco scannato, tanto che gli altri subito dicevano – va bene va bene, è il corpo di Evaristo, stai calmo, due grammi di domperignone in siringa subito, buono buono, siediti e respira lungo, voi laggiù pronti col defibrillatore, ma guarda che caso -.
Tanta gente si assiepava a guardare tutto quel trambusto con il papa, era dai tempi di Maria Maddalena che non si vedeva una folla così a guardare; qualcuno cominciava già a organizzarsi con qualcosa da vendere.
E così vedendo ciò che capitava, anche la Chiesa si organizzò con qualcosa da vendere e per primis si mise a vendere il papa. “Papa, veduta in vendita” era lo slogan di quei e di questi qui tempi; per vedere il papa – caro popolo – da quel dì bisogna pagare.
Non solo, te lo fanno pure sudare; devi siringarti un pellegrinaggio da là a qua, ma a piedi veh, torpedone solo per moribondi che vengono a cercar la grazia (cioè pagano, e lo pigliano nel culo); gli altri pistonare a caligae, e schiaffeggiarsi un pochettino per penitenza. Ma io non ho fatto niente! - Penitenza lo stesso, bastardo peccatore bugiardo e un po’ stronzo, tiè, tiè! – (botte emendanti).
Quando che arrivi a Vaticanopoli: due giorni seduto in terra senza bere né mangiare, sennò va a finire che ci scagazzi tutta la piazza; poi all’improvviso: zac, Sua Eminenza si affaccicchia da una finestrina piccola, ma piccola, lassù lassù, in mezzo a tante altre finestrine che sembra di cercare la tessera del puzzle, e zazac, scompare. L’hai visto? Io no e tu? Boh, mi era sembrato. Ma no, era un uccello. Ma no era un aereo. Ma no era il papa.
“Torniamocene a casa” – dicono turbate le turbe togliendo il disturbo.
Ma dio è ovunque, pure là.
Che siete venuti a fare dunque, qua.

politica interna
6 novembre 2013
(ci ricasco): - Administra

Spettabile Ministra

E' sempre buona cosa vedere qualcuno uscir dalle grane; mi unisco dunque alla felicitazione che il Parlamento le ha tributato addirittura con una standing ovation (ovazione all'impiedi) cui ha dato le mosse - e son soddisfazioni - il preclaro Formigoni. 
Noi non ci conosciamo, Signora Ministra, ma per conoscersi basta presentarsi, e questo anonimato di gioco, che utilizzo qui per giocare, potrebbe immediatamente venire abbandonato nel caso Ella volesse gentilmente invitarmi per un caffè al suo dicastero.

Perché le scrivo? Perché non ho il suo telefono, ed ho preso una multa. 
E' vero, andavo troppo veloce, ma la strada era diritta e larga, sgombra di traffico, la visibilità era eccellente ed ero stato appena superato da alcuni mezzi semoventi, tra cui un'auto dei Vigili Urbani (o - come si dice ora per accontentare i Leghisti: "Polizia Locale") di altro Comune. Purtroppo c'era il congegno elettronico misuratore di velocità (perdoni, ma al momento non ricordo la denominazione inglese) appostato in mezzo alle fratte sul bordo via.
E mi hanno beccato. Sessantasei-sessantasette Euro, che - come dice il Signor Capatonda e certo anche Lei comprenderà - sossòldi.
Io faccio molto affidamento su di Lei, Signora Ministra; Lei, per sua (non esagero con le maiuscole, mi consenta) stessa conferma, s'interessa giorno per giorno degli italiani che hanno incontro con la giustizia e ne patiscono la ferrea liturgia la quale dispone e pretende l'esecuzione della pena. Come nel Medioevo, aggiungo io, stimandomi in accordo con Lei. Ho molto apprezzato la frase: "non è giusto, c'è modo e modo" che Lei ha rivolto a dei suoi conoscenti in un caso che definire analogo mi pare improprio, e me ne rallegro, perché trovo che questa differenza giochi a mio vantaggio.

Infatti, se "non è giusto" che la Giustizia si occupi di incarcerare truffatori incalliti, è di tutta evidenza sia ancora meno giusto che faccia pagare una multa a me che sono incensurato, contribuente, lavoratore, elettore, democratico, e pure bello.
Ne converrà con me, allora, che il suo interessamento nella questione, viene di conseguenza; in effetti io mi permetto di sollecitarla solo per il fatto che dubito Lei sappia della mia multa e fors'anche della mia esistenza, ma le assicuro, Signora Ministra - ed ho dei testimoni - che entrambe le questioni sono certe.

Sono quindi a salutarla attendendo la sua cortese e doverosa convocazione, volta a discutere nei dettagli la risoluzione del mio caso. 
Giusto per precisare, la informo che al suo invito potrei non rispondere solo io: alcuni altri cittadini, alcuni milioni, che - come il sottoscritto - hanno subito l'ingiustizia della Giustizia (mi consenta l'ossimoro scampanante) infatti, hanno giustamente il mio stesso diritto di veder riconosciuta la propria discolpa dalla colpa (mi rincresce per la sintassi, ma è l'argomento che è strano). In ogni caso, credo non ci siano problemi: basta aggiungere la giusta quantità di sedie e di caffè.

Se invece Ella preferisse trattare il caso telefonicamente, abbia la compiacenza di fornire il suo recapito, oppure mi scriva: sarò lietissimo di comunicarle ogni mio dato personale così da metterla nella miglior condizione per contattarmi. Come avrà capito, l'importante, per me come per gli altri, conoscenti e sconosciuti, è sfangarla.

Con osservanza.

politica interna
4 novembre 2013
E dire che è una parte semplice

La Ministra attacca; non è più la nonna d'Italia, come dicevano quegli immaginifici che scrivono per davvero, e ora sembra la Santanché, un'anaconda, dopo il pasto.
"Non si farà intimidire" - dice; e l'immagino che sòrte fuori dalla trincea, pugnal tra i denti e bombe a mano, avanzando indomita sulla linea del fuoco; non si fa mica intimidire, dice, oéh.

Ora, vabbene che la faccia tosta è talvolta segno di una personalità interessante (non ho detto onesta e civile, vero, ho detto solo interessante) e perciò, di quando in quando, si possa pure sbandierare un po', ma intanto bisogna averci anche il fisico del ruolo: la Santanché ce l'ha, sembra la strega cattiva della Carica dei 101, ce l'ha, tutti si aspettano che sia diabolica e geniale, e ci stiamo proprio chiedendo, ormai da un pezzo, quando arriva la conclusione delle aspettative. Ma cominciamo a disperare di esserci sbagliati.
Anche le altre donne del PDL normalmente c'hanno il fisico del ruolo, sono "in parte"; spesso carucce, ma con un lato respingente: una torvosità improvvisa, i modi da ragazzotto, aria stantìa intorno, e si cambia canale con immediato sollievo, come se cambiar canale potesse cambiare Mondo. E' ingenuo sì, ma un uomo (e pure una donna) vuole vedere nelle persone i canoni che natura e raggiunta civiltà impongono, sennò s'inconfusisce e soffre e s'angustia e sbuffa e non sa perché.
Ma la Ministra Cancellieri mi consenta, giacché vuole somigliare a quelle, mi consenta: pur con una acconciatura da Gelmini (occhialetti da preside ottocentesca e relativa espressione schifata, parrucca con crocchia d'ordinanza, sguardo a tapparella) non rende, non è in parte. Margaret Thatcher, per esempio, lo era invece; quella donna era odiabile con tutto il cuore, metteva l'orticaria alle statue dei Santi; solo a vederla, ci si disperava all'idea di non essere irlandesi.
Ma la ministrona nostra, no. E dunque non faccia così, Signora, cosa si mette a far quei versi, su: a lei non sta bene.
Prenda scuola dalla Elsa, la Fornero: quando si è combinato un guaio (o lo si sta per combinare) si piange; le donne questo fanno e qualsiasi donna lo può fare senza mancare la parte; lo faccia dunque anche lei, pur se pensa di aver ragione (e ci vuole una bella faccia, vero, oppure una bella testa) e non si faccia ingannare dai cattivi consigli; guardi che è peggio, sa? - ringhiare in faccia alla gente in quel modo. Non si fa, non è da "nonna degli italiani", e neppure da Signora.
In questo discorso registico, come si è visto, lasciamo perdere i concetti di civiltà e rispetto, di coscienza del ruolo di Ministro (cioè di persona a servizio, remunerato, della collettività) e tante altre cose molto, molto, molto difficili e stiamo terra-terra: la presenza scenica, la credibilità della parte, roba di belletti, trucchi cerone e copione, cose facili facili per tutti:

Ebbene, Signora: lei non è in parte. Insomma, non sa manco recitare. Che la paghiamo a fare?

sentimenti
4 novembre 2013
Drìm dìfferent

Nell’impervia Valle Argentina, arrampicata sulla Liguria dell’ovest, i monti che si accatastano restringono gli angusti spazi aerei in gole intricate; sotto, chissà dove, scorre il torrente che nomina quel luogo ed è poco più che un rivolo finché le piogge, il caso o le streghe di laggiù non lo càricano di furia e di acqua, e rami, e pietre, e cattiveria.
Quei boschi sterpugliosi ricchi di castagni e di cinghiali, di lontano sembrano un muschio livellato, tanto impedito è ad ognuno di quegli alberi di erigersi oltre le cime degli altri, e le vette di roccia pure sono pari cosicché, per respirare, semplicemente si discostano a lato le une delle altre e paiono le sedie di un teatro rivolte verso il mare.
La valle del torrente Argentina non ha mai dato molto a chi ha scelto di abitarla; impossibile porre colture su quei versanti spigolosi, erti e diseguali; chi poi volesse dedicarsi all’allevamento di animali e non volesse vederli precipitar dabbasso, avrebbe da sceglier solo gli uccelli, e poi legargli chilometri di spago alle zampette, così da permetter loro il pascolo e nel contempo esser certo di poterli la sera ricondurre a casa. E se vi fosse chi pon mente alla vigna, sappia costui che anch'essa, tosta com’è, sfiorirebbe, per l’ombra frequente tra quelle quinte scanalate e per la terra grama, che riesce a dar vita solo ad un bosco più grande sotto, che sopra di essa.
Insomma: viver lì è difficile per tutti.
Ma, siccome invece i sogni sono uguali per ognuno, un ignoto abitante della valle ha lasciato traccia dei suoi su un muro, al largo dei bastioni di Triora; il grido che ha tracciato somiglia ai nostri perché le speranze della vita sono sempre le stesse.

O be', "sempre": diciamo meglio: "spesso"; considerato come, talvolta, causa una forza maggiore, il grido verso gli dèi abbia da esser modulato in altro suono.

Ed infatti l'uomo della Valle Argentina l’ha adattato al luogo. Come non capirlo, questo nostro fratello.





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