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satira, un punto di vista un po' storto
politica interna
30 ottobre 2014
Voglio più bene a...

La ministrina boschi è del piddì e, richiesta di chi preferisse tra le figure di Berlinguer e Fanfani ha avuto un momento di imbarazzo, perché i ragazzi voglion bene a tutto il mondo comprese le zanzare, ma poi ha profferito la logica risposta: “beh, Fanfani, perché era di Arezzo come me”.
Con quella bocca può dire... 
Ora, io che son pronipote della madrina di battesimo del Fanfani e considero ciò uno di quegli accidenti che fan complicata la storia delle famiglie, non ho mai inteso essere il luogo di nascita motivo di preferenza politica, almeno dopo Copernico, Giordano Bruno, Galileo e – con un poco di ritardo – Einstein. Che c’entrano queste figure, tra le quali non c’è manco un politico? C’entrano, direi, con lo sviluppo del pensiero logico; avrei potuto aggiungere qualche filosofo, ma i filosofi complicano le cose e la boschi non ha certo bisogno di complicazioni.
Ella vien considerata una donna la cui bellezza fisiognomica è tale da poter offuscare la percezione altrui della sua acuzie, ma ecco, io detesto dir male delle donne: non voglio proprio farlo, e so già che poi dovrò punirmi vergognosamente: lo farò.
Una “donna bella” è Claudia Gerini, per esempio, sexy come un sogno adolescente, e poi brillante, vivace, spiritosa; la ministrina glauca ha per converso la verve e la sensualità della moglie di Al Bano, risulta - come si dice a Roma - "caruccia", ma sorride a tutta birra ed è splendida nell’imitazione di quella del primo banco che vuol dare buona impressione di sé a colpi di crocefisso rabbuiandosi poi d'un colpo, manco fosse tedesca, quando cerca d'intimorire ministrosamente l'interlocutore. Rappresenta (lautamente pagata per questo) il sogno d’una nonna piccolo-borghese, mentre la mia, di nonna, avrebbe espresso su di lei una sibilante frustata toscana a ghigno spianato, ma purtroppo non c’è più, la nonnaccia, e pure Benigni non si sente tanto bene. Il sogno ci viene imposto; bisogna sognare a comando ed è qui che la società mostra d'aver tanto bisogno di Freud, il quale se n’è morto pure lui, col che appare chiaro di come appena uno muore, di lui ci si ricordi solo il nome e l’indirizzo.

Ma Fanfani; era un po' che non se ne sentiva parlare. Un crudele rimatore degli anni fanfànici scrisse:

“’mmàzzalo quant’è brutto ‘sto Fanfani:
basso, storto, ‘na ghigna avvelenata
c’ha ‘n riso fàrzo ch’è ‘na schioppettata;
Dio l’ha segnato ‘o ‘r marchio de li nàni”

Eh, l’ultima frase è davvero disgustosa, ma d’altronde si stava parlando di politica, mica di occhi azzurri, no?

politica interna
28 ottobre 2014
Noblesse oblige (les autres)

Sua Altezza Serenissima ha onorato di risposte gli inquisitori senza alcuna reticenza, ripetendo loro esaurienti, autorevoli ed illuminanti "non so, non ricordo". 
ECONOMIA
24 ottobre 2014
Era così semplice

Come tutti quelli che lavorano in proprio, anch’io nello svolgimento della mia attività ho una quantità di spese cui far fronte; non dico nulla di nuovo rendendo noto che “la crisi” mi ha quasi rovinato poiché ha più che dimezzato le entrate lasciando che i costi potessero levitare, cinguettando beffardamente.
Ma bisogna pagare; eppure bisogna pagare. Con pensierini così, la notte non ci si diverte. 
Ebbene: mai, mai avrei sperato che i miei problemi – ma che dico: i nostri problemi - svanissero così, per incanto, per una magia eseguita da un mago che nessuno avrebbe pensato di definire tale: nientepopodimeno che Lo Stato.
Grazie, grazie, o Lo Stato; adesso posso scrivere ai miei numerosissimi creditori una lettera così:

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Egregio fornitore

Rispondo al Suo ultimo accorato ma cortese sollecito di pagamento, informandoLa sulla conclusione della vertenza che ha visto contrapposti Lo Stato Italiano e 18 Cooperative Sociali vantanti verso di esso crediti per circa 10 milioni di Euro. 
La Procura di Roma, con potere di giudizio su questa vertenza, ha stabilito che:

“…nel caso di specie il mancato adempimento non può essere considerato come un intenzionale e indebito rifiuto di corrispondere quanto dovuto, essendo notorio il fatto che il progressivo deterioramento delle condizioni della finanza pubblica ha determinato negli ultimi anni una protratta e generalizzata condizione di insolvenza a carico di tutti gli enti erogatori di spesa, e tale criticità non può essere ascritta alla condotta attiva od omissiva di alcuno”.

Lei, egregio fornitore, può agevolmente sostituire le parole “finanza pubblica” con “finanza di ìnternet”, “tutti gli enti erogatori di spesa” con “ìnternet” e “alcuno” con “ìnternet”, ed il nostro contenzioso sarà immediatamente risolto con enorme risparmio di tempo, denaro ed altre inutili digitazioni.

Ed ora, prima di salutarLa cordialmente, vorrei permettermi di rivolgerLe un suggerimento: La invito a sostituire le parole suddette con il nome della Sua riverita azienda ed a inviare ai Suoi tanti fornitori il risultato di questo facile gioco di sostituzione, così come io ho fatto con Lei.

Personalmente trovo che tale azione costituisca un magico rimedio a tutte le nostre preoccupazioni finanziarie, ed il fatto che sia pure legale vi appone una insperata cornice rassicurante.

Lieto di aver così appianato ogni problematica nel corso dei nostri rapporti e di aver potuto renderLe servigio nella conduzione della Sua attività, in attesa di risentirLa per nuove ordinazioni, mi pregio inviarLe con la presente non certo i suoi quattrini, ma i migliori saluti sì.


Firmato
ìnternet

televisione
19 ottobre 2014
Orbi e botte

Tutti ci arrabbiamo, tutti sbagliamo, ma c'è chi vorrebbe capire e chi dovrebbe far capire; è per questo che ho scritto ai Duellanti le lettere qui riportate:


Egregio Marco Travaglio

Spesso l’ho osservata nei confronti con alcuni beceri intervenuti nella trasmissione di Santoro; in tali casi mi chiedevo: - ma come fa a sentirsi vituperare così ed a restare impassibile. 
Lei, sotto le peggiori contumelie, era sfìngico. Solo una appena percettibile contrazione dell’occhio tradiva la tensione violenta che le sballottava sottopelle; soffrivo per lei e convintamente pensavo che io non ce l’avrei fatta mai: avrei finito per azzannare alla Hannibal l’interlocutore per la gola, accettando poi con la massima serenità (vuoi mettere la soddisfazione, che strascico che ha) la condanna all’ergastolo. Ma lei invece, niente, nanca un plissé. Che forza, che super-io – dicevo io, così poco super, ed ammirato fino all’umiliazione.
Egregio Travaglio, la considero una persona che ragiona in modo assolutamente logico-consequenziale e, nel mio piccolo, cerco di farlo anch’io; per questo motivo non trovo quasi mai alcunché da eccepire alle sue analisi ed alle sue conclusioni; tanto mi trovo in linea con esse che talvolta m’è successo di esprimere sul mio piccolo blog, che tengo per gioco, concetti che trovavo poi da lei esposti sul quotidiano il giorno appresso. Insomma: qualche volta sono arrivato prima io, e naturalmente dico questo per sorriderne.
Lei spiega ampiamente la sua posizione sul contrasto avuto con Santoro durante lo svolgimento dell’ultima puntata; anche qui, trovo condivisibile ciò che lei dice a proposito del restare sull’obbiettivo; è evidente che la caciarata improvvisa, proprio quando si stava incidendo il bubbone, ha sviato dall’opera e tutto è rimasto inconcluso come un discorso che terminasse con:
- …e allora?
- e allora, boh.
Nel suo ultimo articolo su Il Fatto lei mette in guardia, quasi rabbiosamente, chiunque dal pensare che la sua reazione estrema sia stata causata da un crollo di nervi e la spiega come il risultato di un sacro sdegno fattosi insostenibile. Io le credo; credo cioè che lei provi effettivamente uno sdegno insostenibile; almeno per me, come le ho detto sopra.
Ma perbacco: pur se il vederla “umano” mi rende a lei ancor più concordemente prossimo, sento di dirle che non doveva: doveva tener botta.
Sì, lo so che è un po’ la richiesta di morire in croce per tutti noi, ma è colpa sua, Travaglio: è lei che ha mostrato quanto si può essere granitici di fronte ai caterpillar; che diamine: si alza e se ne va perché ha di fronte sciocchi e delinquenti? E che, ha mai avuto certame con gentiluomini da cappa e spada? Con veri e puri cavalieri templari?
Tremo un po’ a dirle così, qua dalla poltrona; facile farla facile – potrebbe rispondermi. Effettivamente mi piacerebbe esserle d’aiuto in modo più costruttivo di quello espresso dal mio insignificante impegno civile, ma non so come fare: non ho le sue armi e la sua valentìa; in prima linea non mi ci fanno arrivare.
Posso solo dirle dunque “armiamoci e parta”, Travaglio, e sia forte, non molli, resista; lei è un uomo spiritoso: sorrida.

Ed a proposito di “angeli del fango” e di umorismo un po’ nero, io sono stato, da ragazzotto, un “angelo del soccorso” ambulanziero. Studiavo medicina e volevo darmi una spinta pratica. Lì ho imparato che l’”angelo” lo si fa per sé, mica per gli altri; perché è vanitosamente bello far qualcosa che viene considerato utile. Quando c’era un “trasporto” (cioè il trasferimento di un malato da ospedale a casa o viceversa), infatti, tutti nicchiavano il turno e cercavano un sostituto temporaneo mentre in caso di “incidente”, l’allarme suonava più entusiastico che preoccupato: tutti volevano intervenire e, se invece che un ambulanza con equipaggio di tre persone si fosse potuto utilizzare un treno, sarebbero arrivati centinaia di volontari anche dai paesi contigui, perché l’”incidente” è uno spettacolo con protagonisti se stessi nei panni del Dottor Kildare.
Applaudirsi od essere applauditi è quasi lo stesso, per gli animi semplici. Gli stessi che, se vedono un politico che spala, dicono “ma che bravo!” anche se è lo stesso che ha provocato il disastro. Ma lei sa benissimo queste cose ed io gliele ripeto solo per informarla che le so anch’io.

Dài, Travaglio, lei non è solo, anche se è il solo di noi a prendere di quelle sberle. Ebbene, resista. Tanto poi risorgerà, pare.

Con stima


p.s.: di seguito, la lettera che ho inviato a Santoro per questo episodio. Come vede, anche a Santoro ho allegato la lettera che ho inviato a lei.


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Egregio Michele Santoro

Per quanto poco ciò possa essere rilevante, voglio dirle che qualche giorno fa lei mi ha reso felice.
Sapesse le volte che ho atteso di sentirla pronunciare quel comandamento: “questo è un luogo di discussione, non si offende la gente!” – quando seguivo la sua trasmissione e vi trovavo Ferrara (l’Intelligente per antonomasia, e chissà chi è questo Antonomasia che trova Ferrara intelligente), Sgarbi, Brunetta o il mefistofele de noantri, La Russa, e contestualmente mi chiedevo dov’era la novità di Servizio Pubblico rispetto alla struttura di, ad esempio, Samarcanda o Anno Zero. 
Durante il programma io vedevo quegli ospiti spadroneggiare sulla sua gestione ed offendere a ruota libera chi volevano. Così pensavo: - adesso glielo dice. Ora Santoro sbotta, gli spegne il microfono, poi si rivolge al pubblico e, con la sua gestuale eloquenza avverte: “questo è un luogo di discussione, non si offende la gente, perciò non ascolterete oltre i vituperi di questi esagitati i quali, se messi alla cinghia, sanno benissimo comportarsi da persone civili ancorché non lo siano, perché anche i bambini sanno fingere, figuriamoci loro”.
Però lei non lo diceva mai; io mi contorcevo in spasimi civili, la esortavo telepaticamente, ma lei, nulla: mi lasciava sempre lì come una vergine in attesa della prima volta.
Ora, finalmente, è successo. Ma, come spesso accade, la prima volta risulta deludente. E perché?
Per via della fretta, e della sciatteria; ma come: abbiamo delle accuse precise alle quali il Burlando di turno deve rispondere, e ci impantaniamo sul termine porcate che Travaglio, sotto la pressione di un vulcano di sdegno, ha incautamente usato? Non si accorge, lei, sempre accorto ed acuto, che così facendo si svolta improvvisamente dalla strada, come succede nei film americani quando bisogna seminare l’inseguitore?
Non mi permetto, con ciò, di insinuare una sua connivenza con l’accusato: io (sono ateo) me ne scampi; invece credo fermamente lei abbia commesso un errore. Un errore, prima che di forma, professionale: aveva la possibilità di chiarire a tutti il limite delle responsabilità di Burlando ed invece, così, nessuno di noi ha più capito – mi perdoni l’espressione, ma rende assai – un cazzo.
E lei fa questo lavoro bellissimo solo ed unicamente per far capire al suo pubblico come stanno le cose, no? Ed allora è stato un errore, stimato Santoro. 
Perciò io, che sono uno del pubblico e volevo capire le cose, mi aspetto che lei dica: “ho commesso un errore giornalistico; a causa di un malinteso senso di correttezza, sì, però ho perso una occasione e mi dispiace assai che voi stavolta non abbiate capito – perdonate l’espressione – un cazzo. Farò meglio la prossima volta”.

Io ci conto, perché so che lei è un bravo giornalista; so anche che tutti possiamo commettere errori, e credo di non sbagliarmi nel pensare che lei sia uomo da poter riconoscere i propri, nel contempo sapendo che le forme sono importanti solo quando accompagnano la sostanza. 
A rivederla dunque in una gestione più attenta.

Con stima e fiducia


p.s.: allego lettera inviata a Marco Travaglio sullo stesso argomento, informandola che del pari ho accluso alla lettera per Travaglio quella inviata a lei.


SPORT
15 ottobre 2014
Proviamo così

NON ESSENDO in tutta la vita mai riuscito a respirare sott’acqua infine me ne sono fatto una ragione ed ho frequentato un corso di apnea.
Da dove viene questo termine “apnea”, così strano? Sono certo che quando la mia maestra lo spiegava voi non c’eravate, e così vi passo gli appunti:
“Apnea” era un semidio greco che odiava il mare e mai vi s’era bagnato; ciò offese Nettuno che tosto gli inviò il Sacripante il quale pose al semidio tre indovinelli, ma Apnea lo mandò a cagare immantinente. Nettuno disse dunque al Bluberg di distruggergli quel che aveva di più caro ed il Bluberg obbedì finché Nettuno gridò: “ma non a me, cretino, a lui!…” – cosa ti fa, a volte, la sintassi. Finalmente Nettuno chiese alle sirene Euzinna, Eulecca ed Eugnocca di attirare Apnea in fondo al mare per annegarlo, ma il semidio, viste le sirene, prese una rincorsa della madonna dalla spiaggia e si gettò esultante tra i flutti, e sta ancora lì adesso, con quelle tre e tutte le loro amiche; in apnea, ovviamente.
L’apnea, in effetti, con una forte motivazione può essere divertente per quanto io, in piscina, più che qualche gelatinoso cispo di scaracchi non abbia mai visto; comunque, a penzoloni nell’acqua pisciata è sicuramente meglio stare in apnea ed in nessun posto lo svolgimento di un corso di apnea avrebbe avuto più senso che in quella piscina lì.
Fare apnea mi piace perché sono vestito come un ballerino; ho una tutina aderentissima che mi fa sembrare un ballerino incinto; poi ho una maschera nera come quella di Arlecchino, e i pesi per obbligarmi a stare sul fondo in apnea. Quando alla fine mi tirano su con il retino, sono paonazzo e felice.

L’apnea si fa così:
Ci avviciniamo al bordo della vasca; guardo i miei compagni, o meglio, li guarderei se vedessi qualcosa attraverso il vetro della maschera: esso s’appanna per obbligo contrattuale. Eppure ci avevo sputato dentro alcune scatarrate così ributtanti che per poco vomitavo mentre le spantegavo col dito medio, a realizzare una patina di moccio davanti agli occhi.
I miei compagni, come ombre di assassini, mi sono accanto. Sono assassini buffissimi e io gorgoglio di risate nel boccaglio da che li vedo snelliti, per quanto possibile, grazie alle tutine elastiche e gommose che indossano e li fanno apparire qualcosa di mezzo tra birilli sbilenchi e zombie spiritosi.
La riva, diciamo così, è fastidiosamente bagnata, e fredda e viscida da starci attenti per evitare di fracassarsi il naso sulle piastrelle di titanio in terra o, cadendo di culo, rimbalzare sulla tutina di gomma fino al soffitto irto di festoni a cui restare impiccati; ecco perché tutti noi ballerini camminiamo come portassimo un pannolone scacazzato, e non solo una maschera piena di moccio e le pinne ai piedi sozzi di chissà che. Ma tanto stiamo per saltare in un’acqua talmente abitata da stracciatella di oscure deiezioni, da condurre l’animo a un sano fatalismo.

L’istruttore sta parlando: è il briefing; nessuno lo sente, ma tutti lo ascoltano disciplinatamente. Nessuno lo sente perché:
  A) - nelle ultime due vasche c’è il corso di nuoto, che consiste essenzialmente nel berciare come porci scannati mentre si agita l’acqua così da formare vere onde anomale le quali, non frenate dalle mura opportunamente messe a barriera, travolgerebbero i passanti nella strada fuori.
  B) – tutti noi birilli abbiamo la capoccia serrata da una cuffia in caucciù deformante (deformante la capoccia) e la cinghia della maschera – che deve essere ben stretta – passa esattamente sul buco dell’orecchia con l’effetto insonorizzante di una parete di piombo.
  C) – già sappiamo cosa si deve fare (è la centesima volta che ce lo dice) ed in fondo ciò che dobbiamo fare è buttarci in acqua e trattenere il fiato. Questo è, il corso di apnea.
Uno dopo l’altro, marciando al passo dell’oca, ci lasciamo precipitare nel brodo di coltura. Ecco, siamo in acqua; stiamo facendo l’”apnea statica” ovvero, in posa da morto annegato, tratteniamo il fiato per due minuti. Qualcuno bara tirando brevi respiri dal boccaglio e fomentando così gelosie viscerali, altri dimenticano indosso la cintura dei pesi, per il che affondano tristemente agitando una mano e c’è chi, sereno, si addormenta. Io guardo il fondo della piscina e godo nell’inventariare, per forma natura ed originalità, i coacervi di schifezze che seguono la corrente; sorrido commosso dalla varietà dell’esistenza, poi piscio.
Nell’apnea statica, la parte più divertente è che viaggi. Misteriose correnti ti trasportano facendoti incontrare altri apneisti congesti che urti come palloncini, facendoli scomparire negli abissi; se hai animo da geometra invece, puoi divertirti a contare le piastrelle per misurare l’ampiezza della vasca od ancora, puoi tentare il calcolo della cubatura fino a ricavare, con uno sforzo, l’effettiva quantità di H2O sottraendo dal totale le sospensioni, la concentrazione di Cl2, i nitrati degli acidi urici, albumine, creatinina, potassio ed una varietà così sorprendente di microorganismi patogeni da farti restare senza fiato.

Un’altra cosa che impari, nel corso di apnea, è il recupero di un apneista sul fondo. Questa qui, ragazzi, oéh, è fon-da-men-ta-le.
Perché un apneista debba restare fermo sul fondo, è cosa comprensibile anche da un bambino: sta facendo apnea.
Perché debba essere recuperato, è la parte oscura del corso, ma, essendo tutti cattolici, obbediamo alla volontà dell’istruttore senza pretendere nemmeno la Prova Ontologica.
Ci avviciniamo dunque al nostro compagno che se la gode riverso a tre metri sott’acqua, lo ghermiamo per la testa e lo trasciniamo verso la superficie mentre lui finge (o, se si ha fortuna, non finge) di essere esanime, poi lo obblighiamo a respirare (e ciò mi appare in netto contrasto con la logica del corso), lo avviciniamo al bordo della piscina e quindi lo abbandoniamo al suo destino che, solitamente, è quello di riaffondare.
Durante il tragitto è prevista l’assistenza respiratoria che consiste, mentre nuoti tra i marosi avvinghiato ad un corpaccione molliccio e francamente repellente, di avere gana di baciarlo, ma ciò è scontatamente escluso, come chiunque può capire. Invece è divertente turargli il naso e mettergli la testa sott’acqua appena si azzarda a respirare o, mentre lo si trascina nuotando a rana, colpirlo ripetutamente col ginocchio nei testicoli per verificare l’integrità dell’arco riflesso.
Una volta espletata questa importante formalità del salvataggio, c’è la fase di rilassamento. Rilassamento da che? Boh. Ci disponiamo lungo il bordo della vasca, la testa fuor d’acqua, chiudiamo gli occhi e, finalmente, respiriamo. E ci rilassiamo pensando ai volti ormai lontani, all’infanzia tenera e veloce, ai mille e mille sogni da ragazzi, a ciò che poteva essere, e non è stato. I più piangono silenziosamente, alcuni predaci ne approfittano per sfilare i portafogli e poi ci sono i soliti burloni che fanno le bolle dal sedere e ridono.
Mentre tutto ciò accade, un coso che sembra un piccolo aspirapolvere si muove solenne sul fondo della piscina; è esso il pulizzante e deve garantire dell’acqua la nettezza azzurra e cristallina che tutti ci s’aspetta; se non che, l’azzurro è dato dal colore delle piastrelle, la nettezza è pari a quella urbana e la cristallinità ce la possiamo scordare, cosicché il piccolo robot starnuta, ansima e si ferma, non si sa se per sciopero o fatale exitus.
Rimontiamo la scaletta e lo salutiamo militarmente. Egli è l’eroe che s’immolò contro un nemico superiore nel numero e nella potenza, non certo nel valore.
Ci rivestiamo pensosi.


Curiosità e lessico degli sport subacquei

Anche nella apnea, come nella attività di immersione con bombole, si utilizzano i segni per comunicare sott’acqua, ma, se nel nuoto con le bombole l’immersione può durare più di mezz’ora, nell’apnea l’individuo si immerge solo per pochi minuti; l’interpretazione dei segni sarà dunque da contestualizzare ed essi dovranno essere sintetici, ma soprattutto frenetici.
Ad esempio, il segno ok fatto semplicemente con l’indice ed il pollice che si toccano, a seconda dei casi può voler dire:
- ok?
- ok!
- ok.
- va bene
- tutto bene
- tutto va bene
- sì
- ma sì, sì, uff, okay, d’accordo
- mi è di conforto comunicarti che, mentre son lieto di essere edotto sul tuo stato di attuale benessere, parimenti ti manifesto il mio eguale perché anche tu goda di esso siccome io faccio osservando il tuo segnale di ok.
- hai un buco nelle calze.

Se invece il vostro compagno seguita a fare il gesto ok a celenterati, anfiossi e telline, significa che è in narcosi oppure è un imbecille ed abbisogna di ossigeno oppure di uno scuffione sulla nuca.

Il compagno di immersione è, dopo l’orca marina ed il pescecane, la figura più importante per il subacqueo; egli vi accompagna per tutta la durata del percorso, condivide con voi le mirabolanti scoperte che fate e gioisce del vostro benessere, fingendo di soffrire dei vostri crampi; il compagno di immersione non deve mai essere abbandonato e lui non vi abbandonerà mai, nella buona e nella cattiva sorte. Questa straordinaria intesa tra compagni di immersione può indurre in alcuni delle errate aspettative ed è per questo che la maggior parte degli apneisti e dei subacquei portano legato al polpaccio un grosso coltello affilato. Per lo stesso motivo, i palombari preferiscono invece indossare un pesante scafandro d’acciaio a chiusura ermetica.

L’attrezzatura dell’apneista è semplice: un paio di braghini che lo coprano quel tanto che serve ad evitare di fare da esca ai barracuda, le pinne, la maschera e l’acqua. L’apnea ha comunque un primato tra le attività sportive: è l’unico sport che si possa fare, senza limite della prestazione, anche in assenza di tutte le parti della attrezzatura e financo della vita.

Concludiamo questa breve disamina degli sport subacquei con lefàc.


LEFÀC

Un subacqueo ed un apneista possono immergersi insieme?
Certamente. Il subacqueo con le sue bombole piene d’aria e l’apneista con quelle vuote, da apnea.

Quanto tempo si può restare immersi in apnea?
Ciò dipende da molti fattori: la dieta, lo stato di salute, l’allenamento, l’età e volgari trucchi da prestigiatore. Mediamente, se il lunedì non si rientra in ufficio questo può voler significare che si è entrati a pieno titolo nella fase di apnea perenne.

Quali particolari caratteristiche od abilità bisogna possedere per intraprendere un corso di apnea?
E’ imperativo essere in grado di trattenere il fiato.

In caso di sincope del compagno di immersione, quali manovre si attuano per garantirne la sicurezza?
Prima che sia morto?
Lo si mette in condizione di respirare con i mezzi più fantasiosi come, per esempio, riportandolo in superficie, Nel caso si tratti di un fanatico apneista che rifiuta di respirare in ogni occasione, lo si blandisce inizialmente con delle caramelle, poi si tenta di farlo sganasciare raccontandogli barzellette; se il metodo non sortisce effetto si passa al solletico, poi alle minacce, quindi ai cazzotti nello stomaco ed infine alle scariche elettriche sui genitali, ad oltranza finché accetta di riprendere a respirare, quello scemo.

L’apnea può essere dannosa per la salute?
L’ozono, è dannoso per la salute. Non respirando si evita di immettere ozono nelle vie aeree e dunque ci si preserva dall’avvelenamento da ozono e, nel caso l’aria fosse inquinata da diossina, dalla diossina. Stessa cosa per le fughe di gas.

L’apnea può essere considerata uno sport estremo?
Sì, se la si pratica nella Fossa delle Marianne allo scopo di procurarsi un kraken per la frittura.

Per praticare l’apnea occorre essere buoni nuotatori?
Assolutamente no. Un buon nuotatore, una volta cascato in acqua, cercherà immediatamente di raggiungere la riva restando a galla per nuotare e respirare. Un pessimo nuotatore invece andrà a fondo molto più facilmente e potrà dunque praticare meglio, gli piaccia o meno, l’apnea.

Quali sono i luoghi migliori per praticare l’apnea?
Gli edifici che stanno andando a fuoco, i campi di battaglia durante gli attacchi con gas nervino e gli autobus affollati.

C’è molta differenza tra l’apnea praticata in piscina e quella fatta al mare?
No. In mare, al lago, in piscina, nella vasca da bagno, in ascensore o prima di uno starnuto, si pratica l’apnea con la stessa efficienza.

Perché la pesca sportiva è permessa solo facendo apnea?
Per ragioni appunto sportive; sarebbe troppo facile praticarla con le bombole: il pesce non ha le bombole; avesse le bombole, e magari il fucile e la maschera, saremmo ad armi pari. Siccome però è impossibile prendere un pesce senza il fucile, e d’altra parte senza la maschera non vedremmo un cazzo, ecco che ci priviamo delle bombole che comunque a noi ci avanzano perché facciamo apnea. Logico, no?

Come dobbiamo comunicare al nostro compagno di immersione che siamo in difficoltà?
Sarebbe meglio telefonare, ma difficilmente si trova campo; abbiamo comunque una vasta scelta di segni i quali possono far intendere al compagno di immersione il nostro tipo di difficoltà. Naturalmente, se egli in quel momento ci sta guardando; in caso contrario si potrebbe provare ad attirare la sua attenzione, ad esempio pugnalandolo ad un polpaccio o, se è troppo distante e siamo sprovvisti di fucile, fissandogli intensamente la nuca. Non sempre però si riesce a mettersi in vera comunicazione telepatica con il compagno di immersione; in tale evenienza si attuerà una tecnica yoga che consiste nel focalizzare l’attenzione sul proprio ombelico, contrarre il plesso solare, richiamare l’energia orgonica dei chakra, e crepare serenamente.

I segni: quanti sono e cosa possono indicare?
I segni sono un numero imprecisato perché alcuni apneisti stronzi ne inventano ogni giorno di nuovi; mediamente bisogna fare attenzione a non considerare ogni gesto un segnale: se il subacqueo si gratta le natiche probabilmente sta solo indicando che gli prudono, una informazione di scarsa utilità. I segni convenzionali normalmente sono molto schematici, ma alcuni possono descrivere concetti complessi come nel famoso segnale: “scappa, c’è un dromedario!” che è uno scherzo rivolto ai neofiti. I migliori subacquei sono in grado di segnalare la presenza di uno squalo distinguendo un mako da un punte nere, azzannandovi in modo diverso una caviglia.

Che profondità si può raggiungere durante l’apnea?
Non c’è un vero limite; i capodogli – che fanno apnea come noi – raggiungono centinaia di metri mentre, per esempio, i colibrì non riescono a scendere neppure di un palmo; il canguro, al momento, non saprei. Vi sono poi indivdui che, barando un po’ tanto i pesci son muti, possono raccontarla su come gli pare e parlarvi di settimane passate a tremila metri sotto per recuperare l’anellino della moglie, che ve lo mostrerà subito come prova. Ognuno deve cercare il suo limite, iniziando col lavarsi la faccia in bagno per arrivare alla raccolta oceanica di pesci abissali. L’apnea è un mondo vasto ed ancora inesplorato.

Grazie.
Ma le pare.

2 ottobre 2014
Oplà, sparito

Fantastica, la trovata del TFR.
Il TFR (trattamento di fine rapporto) è la popolare "liquidazione", dei soldi cioè che fanno parte del compenso del lavoratore e che l'azienda datrice di lavoro accantona (o dovrebbe) per renderli al lavoratore quando questi se ne va.
Ora il governo rènzi, giovane e svelto, dice: invece che dare quei soldi al lavoratore quando questi se ne va, diàmoglieli insieme allo stipendio mensile, così li spende!

Ora, ci vuole una faccia stratosferica, per far passare come "aumento in busta paga" il carico in essa della liquidazione "così la spendi". Ma come: son soldi miei, intanto, e quindi non mi fai nessun "aumento"; e poi me li dai per farmeli spendere? Insomma perché io, rincoglionito dalla linea soave della nuova Duna, li bùtti nel cesso del mercato minchiata, così poi non li avrò più? Ma dico: sei scemo, o mi stai dando dello scemo?

Fatta muta ogni altra considerazione sull'opportunità di indebitare ancor più le imprese, la trovata del governo svelto, è proprio da governo svelto; i giocatori delle tre carte, sempre lì con quelle tre carte, sono dei bischeri, al confronto.
Insomma: votate altro, ragazzi, altro; che so: Cicciolina, il Partito dei Pensionati, lo Slovenska Skupnost, altro qualsiasi.
Ma questi, questi no, perdio.
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