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Il saluto di Akhenaton


Ho seguito il Saluto fino in fine (sono un coraggioso) e poi mi sono ricordato di quella visita al museo egizio; nelle pergamente esposte, il segreto dell'immortalità: è il nulla. Il nulla è immortale. Il nulla con fregatura, invece, è proprio da Dio.



Egregi amici: durante le mie quotidiane rilassanti letture di geroglifico, ho scoperto un interessante cartiglio nel quale il Faraone Amhenotep IV, alias Amenofi IV, alias Akhenaton (il Faraone cambiò spesso nella sua vita nome e fede, in una evoluzione costante ed inarrestabile) àugura al suo popolo ogni bene per il nuovo anno solare; era questa una tradizione molto seguita – come certo non vi sarà sfuggito – dai sovrani del Nuovo Regno. Ora, alcuni considerano Akhenaton un sovrano “eretico” perché mutò a capocchia certe regole di convivenza molto importanti, portando con ciò lo scompiglio nei suoi territori, ma io sono seguace della nuova ricerca storiografica contemporanea, che considera Lo Scompiglio una azione indispensabile per portare una ventata di dinamismo nella sclerotica condizione sociale di un Paese legato da un insieme di regole e leggi immobilizzanti. Insomma, un po’ come accade quando si prepara la maionese.

Sono felice dunque di presentarvi una traduzione abbastanza fedele dello scritto del Faraone, perché credo che le sue parole ed i suoi antichi programmi rivoluzionari possano aiutarci ancor oggi ad essere ottimisti riguardo ai tempi che ci attendono. La maledizione dei Faraoni è infatti una leggenda destituita di ogni veridicità: i Faraoni portano invece un culo incredibile, se ben tradotti. Auguri e scongiuri, abbiate fede.

 

 

“Egiziane ed egiziani, cari fratelli: sono uscito dal mio sacro sepolcro allo scopo di porgervi un regale saluto e l’augurio che il nuovo anno solare vi porti pace, prosperità, salute, contentezza, luce, amore, concordia, operosità, conoscenza, benessere, serenità, un buon clima, e credo di non aver dimenticato niente.

Cari egiziane ed egiziani: nella stagione trascorsa, ho avvertito – malgrado tutte queste bende – la preoccupazione che ha agitato molti di voi a proposito della passata siccità; ora io, Akhenaton, vostro Faraone, voglio dirvi due cose: innanzitutto siamo nel deserto, quindi la siccità è giustissima; e poi, sudditi miei, non dovete preoccuparvi del futuro: i regni stranieri, dalla Nubia all’Eufrate, a cui il nostro Paese si è saldamente ancorato, apprezzano moltissimo gli sforzi che abbiamo fatto per assicurare chissà che cosa a chi, e quando: purtroppo, in questa era, la storiografia è di là da venire e quindi accontentatevi di parole vaghe. Dobbiamo comunque impegnarci ancora più a fondo perché questo nostro paese d’Egitto possa e debba uscire dalla siccità ricco di maggior forza, coraggio, volontà, zenzero, cannella… no, scusate, ehm… allora dicevo… volontà… ah sì, ecco! Il tutto in nome dei sacri valori: “unità, unitarietà, unitontarietà”. E vài.

Ma la volontà, l’unità, le altre cose là, non bastano: ci vogliono le riforme. Adesso la butto lì così la storia delle riforme vi si infila nell’orecchio, e poi pian piano ve la faccio digerire.

Lasciatemi fare qualche digressione, così non capite subito dove voglio andare a parare; è mia intenzione rivolgermi ora ai giovani egizi: 

egiziuncoli! Mica vi scoraggerete solo perché gli Ittiti ci stanno fregando i territori dell’Asia Minore, con grave danno economico per il nostro regno – come dice qualche disfattista? Ah, ragazzi miei, così deludete il vostro Faraone; ricordate che noi Egizi siamo dèi, navigatori e matematici e dunque conosciamo bene le proporzioni delle cose; l’Asia Minore la lasciamo agli Ittiti appunto perché è minore, e noi vogliamo fare solo cose grandi, per le quali basteranno la vostra volontà, la vostra motivazione, il vostro impegno, il vostro coraggio e insomma parecchia roba vostra.

Adesso dico un’altra volta “riforme”, così vi preparate alla novità senza manco accorgervene.

Parlavo l’altro ieri con il Sole, si chiacchierava e si rideva davanti a un buon bicchiere di nettare, quando lui di botto mi fa: “uéh, Akhenaton: e le riforme?!...” – “Per la tomba di mio nonno!” – dico io dandomi una manata in testa che quasi mi faccio monco – “a momenti me ne scordavo!”.

Ecco, o egizi, come dice il Sole, le riforme non sono più procrastinabili. Quella più importante ora faccio finta che sia la riforma sui calzari bucati, ma a me ed al Sole interessa assai una riforma ben più strutturale perché vedete, o Egizi, voi finora avete creduto in troppi dèi: e c’era quello che vi prometteva tanto papiro, e c’era quello che vi assicurava la salute, e c’era quell’altro bravo a tenere lontani i coccodrilli (esseri che invece, personalmente, adoro), ma vedete, Egizi, quante energie perse e quanta discordia tra i fautori dell’uno e dell’altro dio?

Ora, la soluzione proposta dal Faraone è semplice e divina: teniamoci un dio solo! Ottimizziamo così i rapporti, risparmiamo le preghiere eppòi pensa a tutto lui; forte, eh? Ne ho conosciuto recentemente uno simpaticissimo: si chiama Aton e racconta di quelle storielle su Iside e Osiride da farti sganasciare dalle risate; inoltre è un dio potentissimo che controlla l’intero universo, mica quelle quattro carabattole di giorno, notte, stagioni e raccolti come Râ, Anubi e tutti gli altri; non occorrerà che modificare, insomma riformare, il nostro sacro ordinamento intangibile sul quale sta in equilibrio precario la nostra intera struttura sociale, ed è fatta: non dovremo più preoccuparci di nulla; ah che bellezza, eh?

Pensate, cari Egizi: con la penuria di dèi liberi che c’è in giro, il nostro Aton è subito disponibile e dispostissimo ad essere adorato; una vera fortuna incredibile. Basterà quindi dargli via libera e dimenticarsi alcune trascurabili alluvioni, carestie, terremoti, pestilenze ed invasioni di cavallette che in gioventù Egli possa aver provocato (chi di voi non è stato un po’ esuberante da bimbo?) e via: da quel beato momento in poi, si prega sicuro!

E adesso continuo il mio pistolotto soave nel quale ho infarcito la bella novità: egizie ed egizi, egizini: siate sempre buoni e caritatevoli con gli assiri, con i caldei, con i nubiani e con i marziani, perché l’Egitto è un regno accogliente e aperto; come facciamo i sacrifici umani noi, non li fa nessuno; la nostra avanzatissima tecnica di mummificazione da vivi, poi, permette – come potete vedere – al Faraone ed ai suoi dignitari di seguitare ad occuparsi del vostro benessere per millenni; siate dunque lieti e fiduciosi, felici e festanti, forti e fatui, perché solo la speranza e la serenità che voglio trasmettervi permetterà all’Egitto di… grazie, o sudditi miei, scusate, ma mi sto addormentando; prima di riprendere il mio sacro sonno, vi auguro dunque un anno che…" (il cartiglio si interrompe).

 

Pubblicato il 4/1/2010 alle 12.40 nella rubrica Teatrino politico.

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