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Grossa Grisi

 

Dice: "c'è la crisi". Dice: "me n'ero accorto".
L'altra sera, a messa, ho pure chiesto aiuto al signore, ma quello mi fa: "guardi che io a lei non la conosco" - avevo chiesto ad un signore che non c'entrava. E che ne so io qual'è il signore giusto.

Vado su internet a vedere se c'è la crisi anche lì e non faccio in tempo a connettermi che subito mi salta in faccia la notizia; si vede una donna che piange e il titolo: "vivo con duecento euro al mese, non ho la luce, devo usare le candele" - dico: ragazzi, ero depresso prima, ma adesso, solo avessi i soldi per una scala, mi impiccherei. Fortuna che gli affari vanno male.

Vanno male, e l'altro giorno mi chiama la banca; io faccio subito la voce da segreteria telefonica: "...il signorinternetnoncè... si pregadi lasciare un messagge dopilbìp..." - e la banca:

- ...Internet, è vecchia... non si preoccupi ci serve solo una firma - e io, allora:

- Per l'espianto del rene? - e la banca:

- Ma no, per il suo cacchio di finanziamento...

- No! Arrivo! Non se ne vada, arrivo! Son già lì!

Quando entro in banca, la voce registrata che ti avvisa di depositare gli oggetti metallici mi fa:

- Ah, sei tu; entra, entra, che tu oggetti metallici non ne vedi da anni...

Mi siedo davanti all'azzimato (io che come mi muovo faccio polvere) e quello scruta la mia situazione finanziaria sul terminale

- Però! - mi fa, e io mi preparo a fuggire dalla finestra

- Però... - sorride - eh, fossero tutti come lei...

- Prego?... - dico confusamente, seduto di sbieco pronto allo scatto

- No, dicevo - fa il lindo e pinto - niente male, lei è un cliente affidabile, eh, fossero tutti come lei...

Io lo guardo di sottecchi, subodorando puzza. "O è drogato" - penso - "o pazzo, oppure è un tranello; gli dò corda; vediamo che fa"

- Eh, beh, certo - rispondo come Il Conte di Alan Ford - abbiamo arrogance un planning di brainstorming molto capital gain - (son cose che le leggo dal barbiere, so un'ostia cosa voglion dire, io)

- Bene, Signor Internet; il finanziamento è approvato, ecco qua: è stato un piacere, arrivederci - mi dà pure la mano, la mano sua tutta profumata; gli porgo la mia, magra e vizza, che sa di cassonetto.
Esco che me ne esco di banca e mi chiedo. Ma non so rispondermi. Mi chiedo: ma com'è che anni fa, quando avevo quasi dieci euro in attivo sul conto, nessuno mi ha mai fatto i complimenti e adesso che sono in rosso di una fortuna mi danno il finanziamento e pure la mana?

Cammino che annuvola, avevo un ombrello fatto coi sacchetti della spazzatura, ma mi si è rotto. I passanti mi vedono e si scansano, uno dice: "föra da litàlia, i albanés!..." - ma io non ci bado perché quell'interrogativo mi séguita a rimbalzare in testa: un cliente affidabile io? Ma se non possiamo investire manco i gatti per strada, non ci paga più nessuno, è fallito metà dell'archivio clienti!...

Poi ragiono e capisco: ma permarchionne, certo che è così! Metti la FIAT, la più grande impresa nazionale; non cianno una lira (non un euro: una lira), anzi: son pieni di debiti, non vendono un'auto, non c'hanno un programma manco per il giorno dopo eppure pigliano, girano il mondo, vanno inamèrica, dettano legge, fanno gli sciuri; e nessuno che gli dice: "ma brutti pezzenti, fuori dai coglioni altrimenti liberiamo i varani" - anzi: tutti si scappellano, dicono ma che grande impresa, ma che bello che sia in Italia, non andate via per carità, voi sì che siete degli imprenditori.

Così ora so; so che per essere una impresa rispettabile bisogna avere i grafici in caduta libera; si deve non averci niente: niente soldi, niente possibilità, niente futuro e due dita negli occhi di prospettive.

E allora mi son tirato dritto, ho aggiustato il vecchio calzino che porto a mo' di cravatta e con l'alterigia consona alla mia posizione mi son diretto in ufficio, a piedi, sotto la pioggia. Son solo dieci chilometri. Poi mi asciugo. Con quello che costa la benzina...

Pubblicato il 21/9/2012 alle 17.5 nella rubrica diario.

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