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'N'artra poesìa (ormai c'ho preso gusto)


Chissà come m'è venuta, ci si chiederà; ebbene: noi "poeti", sapete, siamo ispirati dalle muse; che cacchio sono le muse? Probabilmente gli spiriti che tentano di lenire l'incazzatura. Ma non ci riescono.

 

Il ladro che non vede via d'uscita

e sente dappresso il fiato degli agenti

piagne da vittima, oppure parimenti

frigna che lui è malato e la sua vita

 

sta per finir tra orrendi patimenti;

"vedete" - egli strilla - "il mal mi trita,

ma i miei nemici m'odiano lo stesso

perché son bello e ricco, e pure adesso

 

che son così cagionevole e che piango,

mi schizzano di merda, ingiurie e fango.

Sono cattivi, loro, e anche i dottori

che dicono che invece sto benone:

 

vi par che mentirei, a voi, eh, lettori?

Credete che un cavaliere, io, un leone,

avrebbe così poca dignità

da rintanarsi, come un sorcio, qua?

 

Se io qua sto, ci sto perché malato

e se qualcuno dice che è bugìa

quella è la prova di quanto è brutto, spia,

porco, bugiardo, stronzo e scornacchiato!

 

Io mai ho mentito, e manco ho mai delitto,

perché rispetto la legge, Dio e le donne,

se ora sto inguattato tra le fronne

è solo per guarire, poi ben dritto

 

arrivo, e sbaraglio la canaglia

che abbaia tanto invano, e che si sbaglia".

 

Così parla il ladro, nascosto nel suo buco

e tanto è triste, con tal misere gesta

che quasi ci compassiona, fosse bruco

che invece di schiacciarlo, lo si pesta.

 

 

Pubblicato il 12/3/2013 alle 20.29 nella rubrica diario.

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