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Così tanto per dire

 

In un paese confinante, si fa così: tipo che, siccome quando uno che delinque poi magari diventa ministro e dopo vengono fuor le magagne, cioè i delitti, ma però giacché ormai è ministro non è che lo si può trattare male, cioè non lo si può buttare in galera, essendo che è ministro, scoppia un casino della madonna (dico la cantante, eh, non se n’abbiano a male i preti) perché da una parte egli dovrebbe finire i suoi giorni al gabbio, come tutti i cristiani che non sono ministri, e dall’altra lui però è ministro.

Come se ne esce? Si potrebbe fare così: prima lo si condanna, in modo che la gente che non è ministro capisca che non si guarda in faccia a nessuno, nemmeno al ministro - e dopo lo si assolve, così la gente non-ministro dice: “eh, però hai visto che la giustizia un po' aveva (deve dire “aveva” al passato, è chiaro – ndt) funzionato! L’avevano condannato!” ed i ministri possono dire: “questa è una grande vittoria della giustizia” – senza specificare se si riferiscano al primo o al secondo grado.

Poi la gente (non i ministri) come al solito, allarga le braccia e passa oltre perché capire è difficile, anzi: è brutto.

E si ricomincia.

Pubblicato il 24/6/2013 alle 16.21 nella rubrica Teatrino politico.

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