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Del mangiare senza uccidere


Internettavo con un sito angelico di vegetariani che si apre anche ai vegani; mi sono permesso di seccarli con le mie intemperanze sul metodo. Io sono un fanatico del metodo; nel senso che - a mio avviso - il metodo deve produrre non già un convincimento personale, bensì un convincimento e basta.
Per formarsi un convincimento e basta servono informazioni e tempo per elaborarle. E metodo. E io, su questo, rompo proprio l'anima: il metodo, il metodo.
E allora leggevo che i vegetariani sono buoni e non fanno male a nessuno, che l'uomo è - di natura - frugivoro e che - anzi no: basta così.
Perché già non ci siamo, secondo me, col metodo.
Ho loro opinato come, pur riconoscendo il rispetto che i vegetariani portano ai vitelli, noto quanto essi sbranino numerosi vegetali, e virtuosamente, pur essendo i vegetali vivi e nient'affatto disposti a farsi mangiare; lo si capisce dalle spine e le tossine che molti di essi producono; per difesa, è ovvio.
Quali sono le piante più spinose, ad esempio? I cactus; e perché? Perché son pieni d'acqua e vivono in luoghi aridi, da questo si arguisce che se non fossero spinosi assai, rischierebbero altrettanto, allettevoli come diventerebbero per tutti gli animali assetati di quei deserti. I cactus quindi tentano di non farsi mangiare, operano in propria difesa e vivono guardingamente.
A ciò mi è stato risposto con tono beffardo (a me piace, il tono beffardo) dicendo che il "carnivoro" (io) prova a giustificarsi dei suoi delitti col dire che li commettono anche altri. Mi hanno trattato come un Craxi. 
Ma io non sono un Craxi. E perché? Perché il Craxi lo sapeva benissimo che quello che aveva fatto non si doveva fare, ma soprattutto si poteva non farlo e frignava la lagna del mica solo io per tentare di sfangarla, come fanno i bambini; io sono un uomo invece, e so benissimo che anche bevendo un sorso d'acqua si ammazzano inevitabilmente diversi parameci.
So pure che l'uomo primitivo si è evoluto a bacche, radici, frutti e carne, fregando gli avanzi carognosi delle belve più grosse, e cacciando quando ha imparato a farlo; le proteine animali (le sostanze più energetiche che esistono) gli hanno permesso il salto di sopravvivenza e di evoluzione. D'altronde vediamo che anche i nostri cugini scimpanzé non stan mica sempre lì con la banana, ma anzi chiappano la gazzellina volentieri, non appena la mamma si distrae, e la mangiano con voluttà.
Eppure io mi ritengo anche un buon cristo: mi accompagna tanto di cane recepito al canile, che nutro abbondante di fette di coscia bovina, pesce adeguato, pollo ruspante e vari altri cavoli viventi, talvolta facendo con lui a mezzo di quelle leccornie.
Perché ricordo un passo di un racconto interessante: quello che Carlos Castaneda, studioso dell'università di Los Angeles, fece riportando il suo apprendistato con uno stregone Yaqui messicano che doveva istruirlo sull'uso tradizionale delle piante allucinogene presso i nativi americani di quel territorio. Castaneda è col suo stregone in un deserto di sterpaglie e lì deve passar dei giorni; lo stregone gli insegna a costruire trappole per i conigli.
Una volta che la trappola funziona e cattura il coniglio, lo stregone dice allo studioso: "uccidilo!" - Carlos Castaneda è un uomo di città, non ha mai ucciso altro che zanzare, guarda il coniglio con smarrimento, si impressiona, si rifiuta. "Uccidilo! Il deserto te lo ha donato, non puoi rifiutare!" - gli comanda il brujo severamente; lo studioso non ci riesce, e allora Don Juan, lo stregone, gli dice con pacatezza: "non credere di essere così tanto importante da poterlo graziare, non pensare di essere più di lui: tu sei come questo coniglio; oggi è toccato a lui essere un regalo per te, ma domani toccherà a te essere un regalo per qualcuno".

Ecco, se la vita comprende necessariamente la sofferenza, questo potrà dispiacerci ed anche farci sognare un Eden dove nessuno patisce mai, ma il rispetto per la nostra condizione di viventi dovrebbe portarci a seguire comunque le vie di questo Mondo senza tentare di far gli dèi; non siamo dèi, siamo organismi, concettualmente tutti uguali.
A me pare che uno sperduto stregone indiano, in una terra primitiva, l'abbia capito e detto molto bene, almeno quanto un filosofo nostrano di vaglia. 
E voglio dire: un filosofo nostrano dotato di metodo nel metodo, cioè informazioni (sul Mondo) riflessione (su quelle informazioni) e metodo (di riflessione). Allora tutto torna. Anche la sofferenza.


Pubblicato il 14/3/2014 alle 16.15 nella rubrica Varietà e personalismi.

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