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Orbi e botte


Tutti ci arrabbiamo, tutti sbagliamo, ma c'è chi vorrebbe capire e chi dovrebbe far capire; è per questo che ho scritto ai Duellanti le lettere qui riportate:


Egregio Marco Travaglio

Spesso l’ho osservata nei confronti con alcuni beceri intervenuti nella trasmissione di Santoro; in tali casi mi chiedevo: - ma come fa a sentirsi vituperare così ed a restare impassibile. 
Lei, sotto le peggiori contumelie, era sfìngico. Solo una appena percettibile contrazione dell’occhio tradiva la tensione violenta che le sballottava sottopelle; soffrivo per lei e convintamente pensavo che io non ce l’avrei fatta mai: avrei finito per azzannare alla Hannibal l’interlocutore per la gola, accettando poi con la massima serenità (vuoi mettere la soddisfazione, che strascico che ha) la condanna all’ergastolo. Ma lei invece, niente, nanca un plissé. Che forza, che super-io – dicevo io, così poco super, ed ammirato fino all’umiliazione.
Egregio Travaglio, la considero una persona che ragiona in modo assolutamente logico-consequenziale e, nel mio piccolo, cerco di farlo anch’io; per questo motivo non trovo quasi mai alcunché da eccepire alle sue analisi ed alle sue conclusioni; tanto mi trovo in linea con esse che talvolta m’è successo di esprimere sul mio piccolo blog, che tengo per gioco, concetti che trovavo poi da lei esposti sul quotidiano il giorno appresso. Insomma: qualche volta sono arrivato prima io, e naturalmente dico questo per sorriderne.
Lei spiega ampiamente la sua posizione sul contrasto avuto con Santoro durante lo svolgimento dell’ultima puntata; anche qui, trovo condivisibile ciò che lei dice a proposito del restare sull’obbiettivo; è evidente che la caciarata improvvisa, proprio quando si stava incidendo il bubbone, ha sviato dall’opera e tutto è rimasto inconcluso come un discorso che terminasse con:
- …e allora?
- e allora, boh.
Nel suo ultimo articolo su Il Fatto lei mette in guardia, quasi rabbiosamente, chiunque dal pensare che la sua reazione estrema sia stata causata da un crollo di nervi e la spiega come il risultato di un sacro sdegno fattosi insostenibile. Io le credo; credo cioè che lei provi effettivamente uno sdegno insostenibile; almeno per me, come le ho detto sopra.
Ma perbacco: pur se il vederla “umano” mi rende a lei ancor più concordemente prossimo, sento di dirle che non doveva: doveva tener botta.
Sì, lo so che è un po’ la richiesta di morire in croce per tutti noi, ma è colpa sua, Travaglio: è lei che ha mostrato quanto si può essere granitici di fronte ai caterpillar; che diamine: si alza e se ne va perché ha di fronte sciocchi e delinquenti? E che, ha mai avuto certame con gentiluomini da cappa e spada? Con veri e puri cavalieri templari?
Tremo un po’ a dirle così, qua dalla poltrona; facile farla facile – potrebbe rispondermi. Effettivamente mi piacerebbe esserle d’aiuto in modo più costruttivo di quello espresso dal mio insignificante impegno civile, ma non so come fare: non ho le sue armi e la sua valentìa; in prima linea non mi ci fanno arrivare.
Posso solo dirle dunque “armiamoci e parta”, Travaglio, e sia forte, non molli, resista; lei è un uomo spiritoso: sorrida.

Ed a proposito di “angeli del fango” e di umorismo un po’ nero, io sono stato, da ragazzotto, un “angelo del soccorso” ambulanziero. Studiavo medicina e volevo darmi una spinta pratica. Lì ho imparato che l’”angelo” lo si fa per sé, mica per gli altri; perché è vanitosamente bello far qualcosa che viene considerato utile. Quando c’era un “trasporto” (cioè il trasferimento di un malato da ospedale a casa o viceversa), infatti, tutti nicchiavano il turno e cercavano un sostituto temporaneo mentre in caso di “incidente”, l’allarme suonava più entusiastico che preoccupato: tutti volevano intervenire e, se invece che un ambulanza con equipaggio di tre persone si fosse potuto utilizzare un treno, sarebbero arrivati centinaia di volontari anche dai paesi contigui, perché l’”incidente” è uno spettacolo con protagonisti se stessi nei panni del Dottor Kildare.
Applaudirsi od essere applauditi è quasi lo stesso, per gli animi semplici. Gli stessi che, se vedono un politico che spala, dicono “ma che bravo!” anche se è lo stesso che ha provocato il disastro. Ma lei sa benissimo queste cose ed io gliele ripeto solo per informarla che le so anch’io.

Dài, Travaglio, lei non è solo, anche se è il solo di noi a prendere di quelle sberle. Ebbene, resista. Tanto poi risorgerà, pare.

Con stima


p.s.: di seguito, la lettera che ho inviato a Santoro per questo episodio. Come vede, anche a Santoro ho allegato la lettera che ho inviato a lei.


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Egregio Michele Santoro

Per quanto poco ciò possa essere rilevante, voglio dirle che qualche giorno fa lei mi ha reso felice.
Sapesse le volte che ho atteso di sentirla pronunciare quel comandamento: “questo è un luogo di discussione, non si offende la gente!” – quando seguivo la sua trasmissione e vi trovavo Ferrara (l’Intelligente per antonomasia, e chissà chi è questo Antonomasia che trova Ferrara intelligente), Sgarbi, Brunetta o il mefistofele de noantri, La Russa, e contestualmente mi chiedevo dov’era la novità di Servizio Pubblico rispetto alla struttura di, ad esempio, Samarcanda o Anno Zero. 
Durante il programma io vedevo quegli ospiti spadroneggiare sulla sua gestione ed offendere a ruota libera chi volevano. Così pensavo: - adesso glielo dice. Ora Santoro sbotta, gli spegne il microfono, poi si rivolge al pubblico e, con la sua gestuale eloquenza avverte: “questo è un luogo di discussione, non si offende la gente, perciò non ascolterete oltre i vituperi di questi esagitati i quali, se messi alla cinghia, sanno benissimo comportarsi da persone civili ancorché non lo siano, perché anche i bambini sanno fingere, figuriamoci loro”.
Però lei non lo diceva mai; io mi contorcevo in spasimi civili, la esortavo telepaticamente, ma lei, nulla: mi lasciava sempre lì come una vergine in attesa della prima volta.
Ora, finalmente, è successo. Ma, come spesso accade, la prima volta risulta deludente. E perché?
Per via della fretta, e della sciatteria; ma come: abbiamo delle accuse precise alle quali il Burlando di turno deve rispondere, e ci impantaniamo sul termine porcate che Travaglio, sotto la pressione di un vulcano di sdegno, ha incautamente usato? Non si accorge, lei, sempre accorto ed acuto, che così facendo si svolta improvvisamente dalla strada, come succede nei film americani quando bisogna seminare l’inseguitore?
Non mi permetto, con ciò, di insinuare una sua connivenza con l’accusato: io (sono ateo) me ne scampi; invece credo fermamente lei abbia commesso un errore. Un errore, prima che di forma, professionale: aveva la possibilità di chiarire a tutti il limite delle responsabilità di Burlando ed invece, così, nessuno di noi ha più capito – mi perdoni l’espressione, ma rende assai – un cazzo.
E lei fa questo lavoro bellissimo solo ed unicamente per far capire al suo pubblico come stanno le cose, no? Ed allora è stato un errore, stimato Santoro. 
Perciò io, che sono uno del pubblico e volevo capire le cose, mi aspetto che lei dica: “ho commesso un errore giornalistico; a causa di un malinteso senso di correttezza, sì, però ho perso una occasione e mi dispiace assai che voi stavolta non abbiate capito – perdonate l’espressione – un cazzo. Farò meglio la prossima volta”.

Io ci conto, perché so che lei è un bravo giornalista; so anche che tutti possiamo commettere errori, e credo di non sbagliarmi nel pensare che lei sia uomo da poter riconoscere i propri, nel contempo sapendo che le forme sono importanti solo quando accompagnano la sostanza. 
A rivederla dunque in una gestione più attenta.

Con stima e fiducia


p.s.: allego lettera inviata a Marco Travaglio sullo stesso argomento, informandola che del pari ho accluso alla lettera per Travaglio quella inviata a lei.


Pubblicato il 19/10/2014 alle 15.41 nella rubrica diario.

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