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Barbarie


Nell’ultima serie orrorifica del Villaggio Globale, trovo alcuni aspetti davvero allarmanti.
Abbiamo il filmato dei momenti precedenti l’esecuzione: la vittima inginocchiata a recitare, ovviamente per obbligo, i motivi della sua sentenza a sfavore ed il boia alle spalle, tutto nero e mascherato come vuole l’iconografia; egli ha in mano un coltello che pare attrezzo da cucina, e con quello scannerà il giustiziando. Sorprende la calma di questo; sarà drogato? Ha una forza d’animo tale da potersi far decapitare con un coltello senza battere ciglio? Rabbrividiamo, sperando per la prima. L’immagine si ferma prima che il boia inizi, ma il boia, non visto in tivvù, sappiamo che proseguirà fino a mostrare quella che poco prima fu la testa di un uomo, ridotta ad un oggetto.

Ho detto che trovo in tutto ciò aspetti allarmanti, ma non mi riferisco allo strazio umano che ci prende davanti ad una morte così comminata; quello è una cosa, ed è normale che ci sia, dunque non vale la pena parlarne. Mi riferisco alla indignazione con la quale si reagisce.
Viene usata la parola “barbarie”; è barbaro decapitare un uomo inerme con un coltello? La risposta sembra evidente: se non è barbaro questo, cosa può esserlo? La nostra coscienza sociale trova un punto di unione, facile ed in discesa; siamo tutti dalla parte del giusto, dunque possiamo gridarlo: “barbari,vigliacchi assassini!” – siamo la folla e, se linciamo, oggi abbiamo la ragione tutta dalla nostra; possiamo accaldare la faccia, gridare senza timore che alcuno ci dica: “non è questo il modo” od altre frasi da tetrapiloctomo, perché l’orrore visto è troppo grande: un uomo che non poteva difendersi, scannato come una pecora e macellato da una bestia vilissima alle sue spalle. Tutto vero, tutto giusto, tutto sacrosanto.

Ma cosa stiamo veramente condannando?

L’omicidio? No, perché fosse avvenuto in una battaglia tra soldati, forse avremmo provato dolore, ma non riprovazione; allora condanniamo il modo in cui avviene, condanniamo solo il modo.
Ed il modo è certo molto importante, sempre, nella vita.
Che disgusto. Quindi cambiamo canale, e ci vediamo immagini non ben definite in una soffusa luminescenza verde su fondo nero; siamo a bordo di un elicottero americano in caccia notturna con visore all’infrarosso; non vediamo i piloti, ma ne sentiamo il dialogo tra loro e con la base; stanno cercando terroristi. Non faticano a trovarli: c’è gente che scappa dappertutto: sono figurine chiare che si stagliano nitide sul piatto buio incorniciato dal video; fuggono, qualcuno si rannicchia; i piloti si parlano:
“ce n’è uno là, l’hai visto?”
“lo vedo, è fermo vicino alla casa”
“spara”
Un rumorino di tamburello soffocato e, dopo un secondo, l’area con la figura umana pare esplodere, tutto diventa luminoso e quella figura non si distingue più, solo uno sfilacciamento di brani fosforescenti occupa la zona dove prima si era visto un corpo. I piloti parlano ancora.
“Là, scappa, lo vedi?”
Vediamo anche noi qualcuno in figurina, che scappa; vediamo che abbraccia un involto; cos’è? Un’arma? Una bomba? Un bambino? La figura potrebbe essere una donna che fugge con in braccio un bambino; i piloti se lo chiedono, e poi: 
“spara”
Ancora una volta il rumore di sparaturaccioli e quella breve latenza dopo la quale gli sbuffi lattiginosi eruttano dallo sfondo nero, il chiarore della figurina vi si perde e vi si amalgama. L’elicottero va oltre, séguita la sua caccia, ogni tanto tira un razzo la cui esplosione spazza e cancella il filmato; dopo il razzo, perlustra la zona e finisce col suo tamburello afono quelle figurette che, a terra, sbavano verde ma si muovono ancora.
Abbiamo visto una operazione militare, una operazione di cecchinaggio chirurgico eseguita da un elicottero in missione di guerra, contro… contro il nemico.
E quella donna? Era una donna con un bambino? Od era un terrorista con un bambino? O con una bomba? Insomma, cos’era, cos’erano quelli, terroristi, uomini, donne e bambini che passavano, nemici, inermi ignari, cosa? Nulla è meno chiaro di filmati così; ci fidiamo, ci dobbiamo fidare; ma i piloti, anche loro non erano certi della identità dei loro bersagli: sparavano comunque, perché meglio un innocente morto che un nemico vivo, in guerra.
Il giorno dopo, in quella zona si vede gente che piange, civili morti, vittime infanti; chi è stato? Quell’elicottero? I terroristi, spietati anche con i loro compaesani? E chi lo sa. Ci fidiamo, ci dobbiamo fidare, speriamo: i morti giusti sono ammazzati dai nostri, le vittime innocenti, dai terroristi. Il suolo è pieno di morti.

Non abbiamo visto i piloti di quell’elicottero, e nemmeno l’elicottero; abbiamo visto solo quel riquadro verde dove figure umane venivano centrate una ad una e spruzzavano via insieme alle cose intorno. In tutto quello che non abbiamo potuto capire in dettaglio, una cosa rimane sicura: quegli umani non potevano fuggire, non avevano scampo e venivano uccisi.

- Risposta: - sì, ma questa era una operazione di guerra. 
- Dubbio: - dunque è operazione di guerra, quando si uccidono anche degli inermi
- Risposta: - solo se per accidente; i piloti di quell’elicottero non volevano uccidere inermi; se lo hanno fatto, questo è un danno collaterale, un imprevisto, un incidente non ricercato.
- Dubbio: - e come possiamo esserne sicuri?
- Risposta: - non ti fidi?
- Dubbio: - che significa “fidarsi”? Io mi fido di quello che vedo chiaramente.
- Risposta: - insomma vuoi insinuare che i soldati che vanno a combattere in nome della pace (sic!) possano essere dei mostri come quei terroristi!
- Dubbio: - io non voglio “insinuare”: io pretendo chiarezza ed esaurienza, per poter usare la logica. Quei soldati non li conosco, forse sono due arcangeli o forse dei mostri di indifferenza; come posso saperlo? E come puoi saperlo tu?
- Risposta: - io non posso credere che siano dei mostri; invece penso che vadano ringraziati perché rischiano la vita proprio per combattere dei mostri come i decapitatori di inermi. E poi, se fossero dei mostri loro, lo sarebbe anche tutta la catena di comando che li guida, su su fino al Governo; puoi credere, tu, che tutti i componenti di questa catena siano dei mostri?
- Dubbio: - no, per ragioni statistiche. Se quei componenti fossero in piena coscienza. Ma è molto facile esulare dalla piena coscienza che genera il senso di responsabilità. Se non fosse facile, ognuno di noi sarebbe pronto ad aiutare una persona in difficoltà incontrata in strada, e invece si vede che non è così. Dunque capisci bene che considerarsi “non responsabili” è facilissimo. Inoltre, quello che ognuno di noi può – o vuole – semplicemente “credere” non è necessariamente quello che è; c’è gente che crede ai venusiani, oppure in Dio; dunque per capire la realtà servono dati da analizzare, non speranze e passioni. Per queste ragioni considero inefficace la tua precedente; ritenta.
- Risposta: - mi fa orrore che tu paragoni l’operato di un esercito di pace (sic!) alle infamità di terroristi! In questo modo, legittimi una barbarie come quella di scannare un uomo indifeso e perdipiù ucciso solo perché di provenienza occidentale; legittimi anche il razzismo bieco di questi assassini vigliacchi!
- Dubbio: - anzitutto, ho già detto che le passioni, in questo momento, non mi interessano e dunque mi faccio un baffo anche del tuo orrore, perché sto adesso cercando di analizzare solo la logica dei fatti; e stando solo ai fatti, io vedo una piena assunzione di responsabilità di un assassino dichiarato, che lo identifica come autore di un gesto esecrabile ed orribile, e poi una strana strage senza autore, davanti alla quale ci viene proposto di allargare le braccia come di fronte all’ineluttabile, nonché di cercarne la colpa in chi quella guerra sta alimentando, e cioè nei terroristi scannatori, è chiaro. Chiaro a chi? A me, non è chiaro perché mancano dati.
- Risposta: - insomma, giustifichi i terroristi.
- Dubbio: - vedila al contrario: non giustifico alcuno. E non posso giustificare alcuno perché le ragioni per un giudizio, cioè i famosi dati, non sono sufficienti per una analisi. 
- Risposta: - ma sarai d’accordo sul fatto che uccidere un uomo indifeso sia una barbarie no?
- Dubbio: - io sono ancora più drastico: è l’uccidere in ogni modo, che è una barbarie. Almeno quando lo si fa da una posizione di potenza, che sia in modo diretto, chiaro e nitido, in piena luce, o come in un gioco elettronico. In tutti i casi, comunque, nei quali ci si sente riparati dal contesto e dunque irresponsabili. Ecco qual è, secondo me, lo spirito della barbarie, perché un uomo, credo non dovrebbe mai delegare ad “altri” od “altro” la responsabilità delle proprie azioni; se lo fa, ne delega anche la comprensione ed allora cosa più gli resta del fatto di essere uomo? Tanto varrebbe scendere filogeneticamente a livelli più bassi, senza sprecare risorse.

Pubblicato il 21/11/2014 alle 14.37 nella rubrica diario.

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